Due attivisti dell’ISM, tra cui Marco 54enne di Roma, sono stati arrestati e rischiano l’espulsione dopo una nuova protesta nel villaggio Canaan.

Marco ha deciso di resistere alla deportazione ed urgono DONAZIONI per far fronte alle spese legali

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Aggiornamento (13/2): Marco sarà deportato questa notte e Dave domani mattina alle 9.

Da ISM-Media Office: Marco Di Renzo will be deported tonight and Dave Machin will be deported tomorrow at 9am #Canaan

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canaan2Aggiornamenti (11/2) sulla situazione di Marco di Renzo, arrestato e al

momento detenuto nelle carceri sioniste. Marco non ha firmato il foglio con cui autorizzava il suo reimpatrio. Questo significa che nelle prossime 48 ore non potrà essere reimpatriato. *

Marco è comparso una volta di fronte al giudice ed ha ricevuto una visita in carcere da parte dell’avvocato. La parcella dell’avvocato è di 15.000 shekel (cioè circa 3000 euro). In parte verrà pagato da ISM in Palestina, ma è decisamente tanto e quindi le donazioni sono più che benvenute (Sostienici)

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fonte: palsolidarity.org

Non ci sarà un processo perchè, sebbene le accuse siano false, vincerlo sarebbe molto difficile. QUINDI, DALLA FINE DELLE 48 ORE SOPRACITATE, È POSSIBILE MARCO CHE VENGA IMBARCATO SU UN QUALSIASI VOLO VERSO L’ITALIA.

Marco continua lo sciopero della fame, e rifiuta di assumere cibo emedicinali forniti dalle guardie sioniste. Domani però alcuni compagnipotranno visitarlo e portargli le sue medicine, che ha accettato di prendere dal momento che non provengono da mano sionista. (l’attivista ha subito una tiroidectomia in passato)

Marco di Renzo, residente a Roma, è stato arrestato il 9 di Febbraio, giorno del boicottaggio dei prodotti agricoli israeliani, nel villaggio di Canaan. Questo villaggio è uno dei tanti villaggi di tende che i palestinesi hanno installato, sulla scia del famosissimo

Bab al Shams, per PROTESTARE CONTRO L’ESPANSIONE DELLE COLONIE ISRAELIANE. L’esistenza stessa delle colonie è in violazione della 4°convenzione di Ginevra (art.49.6), e, nonostante ciò, Israele continuaad espanderle sotto il sostanziale silenzio della comunitàinternazionale. In particolare, questa nuova “ondata” di colonie,riuscirebbe a separare in maniera drastica il nord dal sud dellaCisgiordania, impedendo così gli spostamenti dei palestinesi che vi risiedono.

MARCO È ENTRATO IN SCIOPERO DELLA FAME IN SOLIDARIETÀ CON I PRIGIONIERI PALESTINESI IN SCIOPERO DELLA FAME. Tutti i prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane sono prigionieri politici, ed ilfatto stesso che vengano deportati dal territorio occupato (Cisgiordania o Gaza che sia) all’interno dei territori direttamente controllati dalla potenza occupante va ancora una volta contro la quarta convenzione di Ginevra. I prigionieri palestinesi subiscono tortura, ci sono minori, vengono proibite in molti casi le visite familiari, e c’è la detenzione amministrativa (cioè un palestinese può essere messo in un carcere israeliano senza nessuna accusa o processo). Esistono in questo momento 186 detenuti amministrativi nelle carceri israeliane, ed è appunto partito da questi lo sciopero della fame in solidarietà al quale anche Marco sta scioperando.

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Aggiornamento del 10 febbraio: attivista ISM in sciopero della fame!

Dave e Marco sono detenuti nel carcere di Givone rischiano la deportazione.

Uno di loro, Marco Di Renzo (54 anni), ha deciso di iniziare uno sciopero della fame da stasera (ieri sera per chi legge) in solidarietà con i prigionieri politici palestinesi e per protestare contro la sua espulsione illegittima. Ha deciso anche di smettere di prendere i suoi farmaci per la pressione sanguigna, esponendo la sua vita a seri rischi date le sue condizioni di salute dovute ad una precedente tiroidectomia.

Le accuse contro di lui sono la presenza in una zona militare chiusa e l’aver aggredito un soldato con la sua macchina fotografica, accusa questa completamente falsa.

Due attivisti di ISM (International Solidarity Movement), sono stati arrestati nel villaggio di protesta di Canaan e affrontano ora un procedimento di espulsione. Essi aspettano di essere in tribunale a Gerusalemme nel corso della giornata.

Le forze di occupazione israeliane ieri hanno sventato due tentativi da parte di attivisti palestinesi per stabilire un nuovo villaggio/campeggio vicino a Yatta nelle colline a sud di Hebron, per protestare contro la politica di insediamenti illegali di Israele. L’avamposto, denominato “Canaan Village”, è il quinto di una serie di accampamenti di protesta che sono stati lanciati a partire dalla costituzione di Bab Al-Shams il mese scorso. L’obiettivo di questi villaggi iprovvisati è quello di confermare la proprietà palestinese della terra attraverso azioni concrete e per protestare contro gli insediamenti illegali di Israele, utilizzando la stessa tecnica di “creare fatti sul terreno”.

canaan3Molto presto il sabato mattina, circa 30 attivisti sono stati interrotti nel loro tentativo di montare le tende vicino alla colonia Karmel. Soldati israeliani sono arrivati ​​sulla scena per rimuovere le strutture metalliche e confiscare parte del materiale. “Siamo venuti qui per costruire un villaggio palestinese su terra palestinese, e per utilizzare liberamente la nostra terra nel modo che vogliamo. Come palestinesi abbiamo il diritto a possedere questa terra”, ha dichiarato Younis Araar attivista e coordinatore dei comitati popolari nel sud della West Bank.

Per nulla scoraggiati dal rapido intervento dell’esercito e la demolizione delle tende, gli attivisti si sono riorganizzati e si sono trasferiti per ricostruire il campo all’esterno del villaggio di At-Tuwani, intorno alle 9. Circa 40 attivisti utilizzando il materiale residuo hanno cercato di montare una tenda, e hanno realizzato cerchi di pietre e messo la bandiera palestinese al centro. Così Canaan Village è stata ripristinata come proprietà palestinese sulla terra che è sotto la minaccia di confisca a causa di estensioni previste del vicino insediamento di Ma’on.

Il numero di manifestanti è cresciuto a poco a poco mentre gente dei villaggi e altri attivisti sono venuto ad aiutare, fino ad essere circa 120. Nel giro di mezz’ora dall’arrivo dei manifestanti per impostare il campo, l’esercito era di nuovo arrivato sulla scena, e ben presto ha dichiarato l’area zona militare, mentre gli attivisti palestinesi intonavano canti di protesta. L’esercito ha poi utilizzato grandi quantità di acqua puzzolente contro i manifestanti. Dopo essere riusciti a disperdere la folla, dirigendo il getto d’acqua direttamente sulla tenda e sulla manciata di attivisti che si erano rifiutati di lasciarla, nonostante l’odore terribile, hanno fatto cadere la tenda sotto il getto di acqua. Gli attivisti sono fuggiti dalla tenda e l’esercito ha così occupato la parte della terra con la tenda distrutta su di esso.

Tuttavia, i manifestanti si sono rifiutati di lasciare la zona e hanno continuato a cantare,  rivolti verso i soldati schierati. Vari giornalisti, fotografi e operatori video erano in piedi di lato per documentare gli eventi. Per nessun motivo apparente, i soldati improvvisamente sono balzati avanti, afferrando un operatore video palestinese nel tentativo di arrestarlo, il che ha suscitato una reazione da parte della folla, venuta in suo aiuto nel tentativo di impedirne l’arresto. Sono seguiti scontri tra decine di manifestanti e i soldati, portando a numerosi arresti, di cui almeno tre giornalisti e un volontario ISM Italia. Poco dopo, una donna è rimasta ferita dopo che i soldati hanno tentato di arrestarla, causando ulteriori scontri tra esercito e manifestanti che cercavano di proteggerla, e ha portato all’arresto di un altro palestinese e di un volontario ISM della Gran Bretagna. Nell’insieme, cinque palestinesi sono stati arrestati durante l’azione, secondo un portavoce dell’esercito.

Con la sola tenda strappata via dall’esercito in precedenza, e diversi fotografi e operatori video ora arrestati,  cresce l’intimidazione e comincia a mancare l’attenzione dei media: la protesta sembra perdere la sua incidenza intorno alle 11. Anche se gli abitanti dei villaggi e altri attivisti hanno continuato a partecipare, nessuno si è occupato di coordinare ulteriori azioni, come  canti o sit-in, e nemmeno l’esercito si è più preoccupato di disperdere i manifestanti. Nel corso delle successive 3 o 4 ore, le persone erano per lo più seduti attorno, sparsi per il campo e giù per la strada che porta ad esso, chiacchierando tra loro, con l’esercito in piedi a guardare. Solo un paio di dozzine di persone sono rimasti davanti, di fronte alla fila di soldati. Essi sono riusciti, tuttavia, a ri-raccogliere le persone per la preghiera del mezzogiorno in due lunghe file proprio di fronte ai soldati, in un atto bello e potente di resistenza non-violenta. canaan4 Nonostante la breve esistenza di Canaan Village, la sua realizzazione è parte di una serie incoraggiante di villaggi di protesta costruiti nel corso dell’ultimo mese o giù di lì. Mentre la Cisgiordania ha visto un aumento delle azioni dirette e dell’attivismo di base nelle ultime settimane, la comunità internazionale è diventata sempre più critica della politica degli insediamenti illegali di Israele e di altre azioni in violazione del diritto internazionale: sono tutti segni di speranza per il popolo palestinese mentre continua la propria lotta per la giustizia e la dignità.

Nel giorno del boicottaggio dei prodotti agricoli israeliani, Marco decide di resistere all’espulsione e di unirsi in sciopero della fame in solidarietà con i prigionieri politici palestinesi.

Le spese legali hanno un costo di qualche migliaia di euro, chi volesse dare il suo contributo lo può fare attraverso questo link: https://www.paypal.com/it/webapps/mpp/send inserendo luposolo@libero.it come e-mail, oppure direttamente dalla pagina Sostienici

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