Ultimo omaggio per un martire a Betlemme: “Motaz era felice quando si trovava di fronte al mare, gli ha dato un senso di libertà, senza la luce che non aveva prima.”

3 dicembre 2015 | International Solidarity Movement, team al-Khalil | Hebron, Palestina occupata

Mercoledì 2 dicembre, nel campo profughi Dheisheh, a Betlemme, c’è stato un tributo di massa per il 28enne Motaz Ibrahim Zawara. Motaz è stato ucciso dalle forze israeliane il giorno precedente quando,  con munizioni da guerra,  gli hanno sparato al petto durante una manifestazione all’ingresso nord di Betlemme, vicino al checkpoint della tomba di Rachel.

Tra otto e novecento palestinesi, indossando la kefiah bianca e rossa – colore simbolo del partito politico di Motaz, il fronte popolare per la liberazione della Palestina – si sono riuniti per un ultimo omaggio al giovane. Altre due famiglie di martiri palestinesi erano presenti – quelli di Khaled Jawabra ucciso il 26 novembre nel campo profughi di Al-Aroub e la famiglia di Andrey Kifah, amico d’infanzia di Motaz ucciso da un cecchino israeliano nel 2001. Un attivista ISM presente al raduno,  descrive “è stato commovente vedere anche le altre famiglie. È stato un chiaro momento di testimoniare il lutto condiviso delle famiglie palestinesi, soffrendo per il dolore di perdere un figlio.”

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Solo settimane prima dell’omicidio, Motaz aveva deciso di tornare dal suo viaggio in Francia per la preoccupazione per il fratello Ghassan, che aveva iniziato uno sciopero della fame nel carcere israeliano per protestare contro la detenzione amministrativa illegale. “Mio fratello è in carcere, ha fatto uno sciopero della fame, la sua vita è in pericolo. Non voglio che muoia senza di me “ha ripetuto ai suoi amici che gli chiedevano perché lasciava la Francia.

Infine, Motaz è morto prima di suo fratello. Ghassan è stato rilasciato dopo diciotto mesi di detenzione illegale dalle forze israeliane lo scorso lunedì notte. Prima di andare a casa, ha trascorso i suoi primi momenti di libertà sulla tomba del fratello, per pregare con la sua famiglia.

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Durante il tributo di mercoledì, in un discorso vibrante e potente che aveva toccato tutti i suoi parenti e amici, Ghassan ha evocato il dolore  per l’assenza di suo fratello, il suo letto vuoto e la profonda ingiustizia della morte di Motaz che amava la vita.

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Secondo gli amici, “Motaz era felice quando si trovava di fronte al mare, gli ha dato un senso di libertà, senza la luce che non aveva prima.”

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