Le forze israeliane minacciano le demolizioni di case delle famiglie palestinesi

7 apr 2017 | International Solidarity Movement, Ramallah team | al-Bireh, Palestina occupata

La mappa presentata dalle forze israeliane mostra la casa di Qar’an (in alto a sinistra) lungo il confine della zona B, ma all’interno di Area C

Il 5 aprile, 2017, le forze israeliane hanno detto a Abbas Qar’an e alla sua famiglia che la loro casa ad al-Bireh stava per essere demolita. Le case di altri due attivisti anti-occupazione nell’area hanno ricevuto minacce simili. Attivisti dell’ISM hanno incontrato  Abbas, il figlio del proprietario della casa, per sentire la sua storia.

Le forze israeliane sono arrivate nella casa di famiglia, che si trova ad ovest dell’insediamento israeliano illegale di Psagot, mentre Abbas era al lavoro e hanno presentato l’avviso di demolizione a sua moglie. Dopo che sua moglie ha rifiutato di ricevere l’ordine, i soldati lo hanno lasciato al di fuori della casa, sotto una pietra. L’avviso viene dall’ufficio di coordinamento distrettuale nell’insediamento israeliano illegale di Beit El, l’accusa è che la famiglia Qar’an ha costruito una casa senza il permesso giusto.

La mappa della municipalità locale, che mostra la casa (rosso) entro i confini della zona A.

Sulla mappa locale del comune, la casa di Abbas è collocata entro i confini dell’Area A – sotto il pieno controllo palestinese. Tuttavia, le autorità israeliane sostengono che la linea di confine corre dritto attraverso la casa della famiglia, con la maggior parte delle camere  all’interno dell’Area C – sotto il pieno controllo israeliano. Mentre nessuna data specifica è stata data per la demolizione, l’ordine afferma che doveva recarsi all’insediamento illegale israeliano di Beit El entro tre giorni dalla notifica per contestare la demolizione. La casa di famiglia è stata costruita nel 1960 – decenni prima che gli accordi di Oslo creassero le cosiddetto “Aree” (A, B, C) – e la famiglia insiste sul fatto che tutte le loro pratiche sono in ordine. Non è neanche chiaro se l’ordine di demolizione è contro una casa singola o l’intero edificio, il che significa che una forma di punizione collettiva incombe su tutti i residenti nell’edificio.

Abbas vive a Jabal al-Taweel con la moglie e quattro figli: Hamza di quindici anni ; il dodicenne Murad; cinque anni per Jenna; e la sua figlia di diciotto mesi, Judy. Abbas ci dice che lui e la sua famiglia sono stati presi di mira dalle autorità israeliane a causa del suo coinvolgimento nell’attivismo contro l’occupazione per la quale ha trascorso sette anni in una prigione militare israeliana. Nonostante sia lui che suo padre siano cittadini americani, Abbas avuto negato qualsiasi viaggio oltre la West Bank occupata per vent’anni.

Abbas e la sua famiglia non sono soli, anche le case di altri attivisti sono state prese di mira per la demolizione nella zona di al-Bireh: un cugino di Abbas’, Rami Ishtawi, è stato anche minacciato con ordini di demolizione da parte delle autorità israeliane; mentre la casa di Bajes Nahkleh – attualmente in una prigione israeliana – nel vicino campo rifugiati di al-Jalazone  (Area B –  controllo civile palestinese,  controllo di sicurezza israeliano) è stato anche minacciato con la demolizione della sua casa.

La famiglia Qar’an non sa cosa faranno se le demolizioni dovessero andare avanti e la casa di famiglia venisse persa, ma sostengono che la comunità palestinese ha già offerto loro luoghi di soggiorno se le forze israeliane realizzassero le loro minacce. Alla fine del colloquio, Abbas ha voluto ringraziare tutti gli internazionali che si recano in Palestina per ascoltare le storie di famiglie come la sua e per sostenere tutti i palestinesi, e quello che subiscono ogni giorno sotto l’occupazione. La famiglia sta attualmente perseguendo una causa legale contro la demolizione.

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