Le forze israeliane hanno chiuso le società di produzione di media a Betlemme, Ramallah, Hebron e Nablus mercoledì sera.

18 ottobre 2017 |International Solidarity Movement, Nablus team | Nablus,  Palestina occupata

L’esercito ha fatto una incursione nella centrale di Pal Media e Trans Media a Ramallah e ha sequestrato le loro attrezzature e materiale video. Anche altre compagnie e filiali delle due società a Nablus, Betlemme e Hebron sono state razziate nella stessa notte. I soldati hanno chiuso gli ingressi degli uffici Pal Media e degli uffici Trans Media con piastre di ferro e hanno lasciato un manifesto che diffida i giornalisti e gli altri lavoratori dal lavorare per entrambe le società nei prossimi sei mesi.
Ciò significa l’arresto del lavoro di queste due maggiori società di media palestinesi e anche il sabotaggio degli altri mezzi e fonti di notizie dalla Palestina. Pal Media e Trans Media collaborano con agenzie di stampa come la BBC, RT e Al Jazeera all’esterno della Palestina per condividere informazioni sull’occupazione. Non è la prima volta che l’esercito israeliano ha preso di mira le società di comunicazione per mettere al silenzio la causa palestinese e intervenire anche sui palestinesi nella loro vita quotidiana di consumo di programmi televisivi e radiofonici.


Durante le incursioni nelle città occupate, tre delle quali in  zone A sotto il pieno controllo palestinese secondo l’accordo di Oslo, i giovani si sono riuniti intorno all’esercito e hanno cercato di impedire alle forze israeliane di mantenere le chiusure illegali dei media e di accedere alle loro città. Negli scontri seguiti diversi palestinesi sono stati colpiti con proiettili di acciaio rivestiti di gomma in tutte le città o feriti da granate stordenti e due giornalisti nella città di Hebron sono stati arrestati dalle forze israeliane. Con questi nuovi atti di violenza contro la libertà di parola dei giornalisti palestinesi e delle società di media e delle numerose incursioni notturne in tutta la Cisgiordania, Israele mostra ancora un’altra brutta faccia della sua politica di occupazione per zittire e interrompere la vita dei palestinesi quotidianamente.

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