La violenza israeliana contro i civili e la stampa continua attraverso il fine settimana a Hebron

9 dicembre 2017 | International Solidarity Movement, al-Khalil team | al-Khalil, Palestina occupata

Gli scontri sono proseguiti per tutto il weekend a Hebron, dopo che i gruppi della società civile palestinese hanno chiesto “tre giorni di rabbia” in risposta alla dichiarazione ampiamente non riconosciuta di Donald Trump che Gerusalemme è la capitale di Israele. In tutta la Cisgiordania e Gaza, i palestinesi hanno organizzato scioperi, così come marce e manifestazioni non violente, ma tutte si sono scontrate con la violenza militare da parte di Israele.

A Hebron, la violenza dell’esercito israeliano includeva l’uso di numerosi lanci di gas lacrimogeno, bombe sonore, proiettili di acciaio rivestiti di gomma e munizioni letali contro stampa e civili, tra cui famiglie e anziani in transito. I soldati sono anche entrati nei negozi spesso costringendoli a chiudere, causando ulteriori danni alla vita quotidiana dei civili. Alcuni giovani palestinesi hanno resistito all’invasione dell’esercito israeliano usando pietre, e anche rilanciando le bombole di gas lacrimogeno dell’esercito israeliano verso i soldati.


Solo venerdì sono stati arrestati tra i 15 e i 20 minori palestinesi, compresi almeno cinque che non sono stati coinvolti negli scontri, uno dei quali è stato prelevato direttamente da casa sua. Dei cinque ragazzi che gli attivisti dell’ISM hanno visto essere arrestati, quattro  sono stati brutalmente picchiati da grossi gruppi di soldati dopo essere stati sottomessi e ammanettati e non rappresentavano nessuna minaccia per i soldati. Alle 17:00 di sabato, due dei ragazzi sono rimasti ricoverati in ospedale a causa delle ferite riportate.

Nel dichiarare che Gerusalemme è la capitale di Israele, Donald Trump ha formalizzato la posizione degli Stati Uniti come una contravvenzione del diritto internazionale e l’opinione della comunità internazionale. La comunità internazionale ha espressamente dichiarato – attraverso la Risoluzione 181 delle Nazioni Unite e altre – che non riconosce alcuna rivendicazione di sovranità su Gerusalemme da parte di Israele, motivo per cui la maggior parte degli stati mantiene le proprie ambasciate in Israele a Tel Aviv piuttosto che a Gerusalemme.

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