Allarmante picco dei rifiuti delle concessioni di permessi di uscita agli abitanti di Gaza sulla base di presunte “relazioni familiari con gli agenti di Hamas”

https://www.adalah.org/en/content/view/9568

2 agosto 2018

Nel 2017, Israele ha negato 21 richieste di permesso di uscita da parte dei residenti di Gaza per presunti legami familiari con Hamas; durante i primi 3 mesi del 2018, il numero è salito ad oltre 800, ed include diverse persone malate di cancro.

Dopo il record di negazioni dei permessi di uscita per i pazienti di Gaza nel 2017, la politica di Israele riguardo agli stessi è stata ulteriormente rafforzata.

Le cifre, fornite dal Ministero della Difesa israeliano in risposta ad una richiesta di legge sulla libertà di informazione di Gisha (centro legale per la libertà di movimento) indicano che soltanto nel primo trimestre del 2018, 833 richieste di uscita sono state negate da parte di Israele poiché i ricorrenti sarebbero “parenti di primo grado di operatori di Hamas”.

Per fare un confronto, le autorità israeliane hanno rifiutato, per gli stessi motivi, 21 domande in tutto il 2017. I medici per i diritti umani di Israele (PHRI) ed il centro per i diritti umani Al Mezan a Gaza riferiscono che a partire da giugno 2018, le autorità israeliane hanno respinto le domande di almeno 13 pazienti bisognosi di cure mediche non disponibili a Gaza, compresi malati di cancro.

La scorsa domenica Adalah, Al Mezan, Gisha e Medici per i diritti umani Israele hanno presentato una petizione alla Corte Suprema Israeliana da parte di sette pazienti a cui è stato apertamente negato l’accesso alle cure sull’accusa che i loro familiari sono “agenti di Hamas”.

La marcata escalation della politica di accesso israeliana nei confronti dei residenti di Gaza sembra essere il risultato di una decisione presa dal Consiglio di Sicurezza Israeliano il 1° gennaio 2017 e messa in atto in maniera estensiva dall’inizio del 2018, che ordina “diverse misure operative che facciano pressione su Hamas per la restituzione di persone catturate e scomparse. “Una delle misure approvate dal Consiglio in questo contesto sarebbe “negare l’uscita da Gaza per cure mediche ai parenti dei membri di Hamas “. Le cifre riportate nel 2018 indicano che la decisione del governo è entrata in vigore ed è stata applicata rigorosamente dall’inizio dell’anno.

Una dei pazienti affetti da tumore colpiti da questa disposizione è Nivin Haboub (40), con carcinoma mammario metastatico che si è diffuso alle ossa. Alla paziente è stata prescritta la terapia con radioiodio nell’ospedale Augusta Victoria a Gerusalemme Est. Haboub è entrata ad Israele nel novembre 2015 per ricevere un trattamento simile, il che significa che ha superato i controlli di sicurezza delle autorità di sicurezza israeliane, ma l’anno scorso tutte le sue domande per un permesso di uscita da Gaza sono state respinte dall’Amministrazione Civile di Collegamento di Israele (CLA), ad Erez Crossing, sulla base del fatto che la paziente è parente di un membro di Hamas. Haboub pensa che il parente di Hamas cui si riferiscono potrebbe essere un uomo di 65 anni precedentemente imprigionato ad Israele per ragioni di sicurezza.

È importante sottolineare che alcuni dei malati di cancro a cui è stato negato il permesso di uscita non sono a conoscenza di alcuna relazione familiare con un membro di Hamas.

Un altro esempio è Amal Abu Jama (33), di Khan Younis, a cui è stato diagnosticato un meningioma cerebrale benigno, e rinviato all’ospedale Augusta Victoria di Gerusalemme Est per l’intervento chirurgico.

La sua richiesta di permesso è stata rifiutata a causa di un presunto parente affiliato ad Hamas, ma Abu Jama afferma di non essere a conoscenza di nessun membro della famiglia affiliato o attivo con Hamas.

Faida Ebid (40) di Deir al-Balah, che ha un tumore al seno, è un altro esempio. Anche lei indirizzata all’ospedale Augusta Victoria a Gerusalemme Est per la terapia con radioiodio. L’11 giugno 2018 la sua domanda di permesso di uscita è stata negata dal CLA a causa della sua relazione con un membro di Hamas. Ebid nega di avere una relazione familiare con membri di Hamas e  puntualizza che tre dei suoi parenti si sono recati in Israele per un trattamento medico nell’ultimo anno, il che significa che hanno superato i controlli di sicurezza.

Adalah, Al Mezan, Gisha e PHRI dichiarano: “Ancora una volta viene alla luce che Israele sta usando i pazienti che hanno bisogno di cure mediche, compresi i malati di cancro, come pedine per il proprio tornaconto politico. Quando esaminano le domande di permesso presentate da pazienti provenienti da Gaza, la principale considerazione di Israele dovrebbe essere la loro necessità di cure mediche, piuttosto che lo sfruttamento delle loro difficoltà come leva per aumentare la pressione sulle autorità di Gaza. Negare ai pazienti l’accesso alle cure per via dei loro rapporti familiari con i membri di Hamas è una violazione del diritto internazionale, nonché un’azione del tutto immorale. Israele deve porre fine immediatamente a questa pratica inaccettabile, che accresce la sofferenza e la disperazione dei residenti di Gaza ed impedisce ai pazienti di accedere a trattamenti salvavita che non sono disponibili nella Striscia. La soluzione alla crisi a Gaza non può essere trovata in ulteriori punizioni collettive e abusi della popolazione civile, ma piuttosto nell’aprire i punti di attraversamento e consentire la ripresa di Gaza “.

Da Adalah, the Legal Centre for Arab minority rights in Israel: https://www.adalah.org/en/content/view/9568 

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