Attivista della Freedom Flotilla: i soldati israeliani ci hanno picchiati, ci hanno spogliati e poi derubati

5 agosto 2018

https://www.middleeastmonitor.com/20180805-freedom-flotilla-activist-israel-soldiers-beat-us-stripped-us-then-robbed-us/

Una dei fondatori del Medical Aid for Palestinians (MAP), Dr. Swee Ang, si trovava a bordo dell’imbarcazione Al-Awda per rompere il blocco illegale di Israele della Striscia di Gaza, quando le forze di occupazione hanno sequestrato la nave.

In una testimonianza, Ang descrive le violenze che gli attivisti disarmati hanno subito per mano di soldati israeliani, pesantemente armati, nelle acque internazionali.

Dopo l’abbordaggio dell’Al-Awda, le forze di occupazione hanno “torto le braccia dei partecipanti, sollevato e scaraventato altre persone fuori dalla loro traiettoria ed utilizzato i loro teaser contro coloro che non riuscivano a trattenere a mani nude”, spiega Ang.

Al-Awda è stata rilevata dalle forze israeliane il 29 luglio, dopo essere stata circondata, ed arrestato il suo equipaggio. Il capitano è stato duramente picchiato, Ang descrive il comportamento dei soldati:

“… hanno gettato Herman contro il muro della timoniera e l’hanno preso a pugni nel petto.”

“Se fossimo palestinesi comunque”, sostiene Ang, “le aggressioni fisiche sarebbero state molto peggiori e probabilmente sarebbero morte delle persone. La situazione è disastrosa per i palestinesi“.

A seguire, il testo integrale della testimonianza della dottoressa Swee Ang.

Dr Swee Chai Ang, fondatrice del Medical Aid for Palestinians (MAP)

L’ultima tappa del viaggio dell’al-asda (Il Ritorno) era prevista a Gaza, il 29 luglio 2018. L’obiettivo era di raggiungere Gaza quella sera. A bordo c’erano 22 persone, compreso un rifornimento di 15.000 dollari di antibiotici e bende da consegnare a Gaza. Alle 12,31 abbiamo ricevuto una chiamata persa da un numero che iniziava con + 81 … Mikkel stava guidando la barca in quel momento. Il telefono ha squillato di nuovo, ed è arrivato il messaggio che stavamo sconfinando nelle acque israeliane. Mikkel ha risposto che ci trovavamo in acque internazionali, ed avevamo il diritto di transitare, stando alle leggi marittime. L’accusa di sconfinamento è stata ripetuta più volte, con Mikkel che continuava a rispondere che stavamo navigando in acque internazionali. Questo è andato avanti per circa mezz’ora, mentre l’Al-Awda si trovava a 42 miglia nautiche dalla costa di Gaza.

Prima dell’inizio di quest’ultima tappa, avevamo trascorso 2 giorni a studiare azioni non violente e ci eravamo preparati in previsione dell’invasione israeliana della nostra imbarcazione. Gli individui vulnerabili, specialmente quelli con patologie in corso, dovevano sedersi sul retro del ponte con le mani sul tavolo. Il leader di questo gruppo era Gerd, un’atleta norvegese di 75 anni, aiutata dai Lucia, un’infermiera spagnola che faceva parte del suo gruppo.

L’equipaggio era pronto a formare una barriera non violenta contro gli israeliani che sarebbero arrivati sul ponte ed avrebbero preso possesso della barca. Formavano 3 file, due file di tre e la terza fila di 2 persone, e bloccavano la portiera per proteggere la timoniera il più  a lungo possibile. C’erano corridori tra la timoniera e il retro del ponte. Il leader dell’imbarcazione, Zohar, ed io eravamo ai due estremi del corridoio dei servizi igienici, dove guardavamo l’orizzonte e informavamo tutti gli avvistamenti di barche armate. Ho riso ho detto a Zohar che eravamo la brigata del bagno, ma penso che Zohar non l’abbia trovato molto divertente. Probabilmente era di cattivo gusto, date le circostanze. Io avrei anche dovuto aiutare i corridori e mantenere l’accesso a tutte le zone del ponte, essendo il medico di bordo.

Presto abbiamo visto all’orizzonte almeno tre enormi navi da guerra israeliane, con 5 o più motoscafi (gli Zodiac), che sfrecciavano verso di noi. Quando gli Zodiac si sono avvicinati, ho visto che trasportavano soldati con mitragliatrici, ed a bordo c’erano delle grandi mitragliatrici montate su un cavalletto che puntavano verso la nostra imbarcazione. Dal mio punto di osservazione, ho visto il primo soldato israeliano montare a bordo della cabina e salire la scala della barca fino al piano superiore. La sua faccia era coperta da un panno bianco ed a seguirlo c’erano molti altri soldati, tutti col volto coperto. Erano tutti armati di mitragliatrici e piccole macchine fotografiche sul petto.

Sono arrivati immediatamente alla timoniera, superando la prima fila di attivisti, hanno torto loro le braccia, hanno sollevato Sarah e l’hanno scaraventata via.

Joergen, lo chef, era troppo robusto, per cui l’hanno assalito con i teaser e poi l’hanno sollevato e rimosso dalla loro traiettoria. Hanno attaccato la seconda fila prendendo Emelia, un’’infermiera spagnola, e l’hanno mandata via, rompendo così la linea.

Si sono avvicinati quindi alla porta della timoniera, ed attaccato con i teaser Charlie, primo ufficiale, e Mike Treen che stavano ostacolando il loro ingresso. Charlie è stato picchiato. I teaser nella gambe non sono stati sufficienti a neutralizzare Mike, che è quindi stato torturato con i teaser su collo e viso. Più tardi ho visto Mike sanguinare dal lato sinistro del volto. Era semi-cosciente quando l’ho esaminato.

Hanno fatto irruzione nella timoniera rompendo la serratura, costretto a spegnere il motore e tolto la bandiera della Palestina prima di rimuovere e calpestare anche la bandiera norvegese.

Hanno quindi rimosso tutte le persone dalla parte anteriore dell’imbarcazione, attorno alla timoniera, e le hanno spostate con la forza, gettandole sul retro del ponte. Tutti sono stati costretti a sedersi sul pavimento nel retro, tranne Gerd, Lucy e gli individui vulnerabili, che erano seduti attorno ad un tavolo su delle panche di legno. I soldati israeliani hanno formato quindi una linea che impediva alle persone di tornare nella parte anteriore dell’imbarcazione.

Quando ci siamo spostati nel retro del ponte siamo stati tutti perquisiti e ci è stato ordinato di consegnare i nostri telefoni cellulari, o sarebbero stati requisiti con la forza. Questa parte della perquisizione e della confisca è avvenuta sotto il comando di una donna soldato. Oltre ai telefoni cellulari sono stati sequestrati anche i medicinali e i portafogli. Ad oggi – 4 agosto 2018 – nessuno ha riavuto i propri telefoni cellulari.

Sono andata ad esaminare Mike e Charlie. Charlie aveva ripreso conoscenza, i suoi polsi erano legati insieme con delle fascette di plastica. Mike stava sanguinando da un lato del viso, ancora non completamente cosciente. Le sue mani erano legate strette con delle fascette, la circolazione del sangue era interrotta e le sue dita e il palmo della mano cominciavano a gonfiarsi. A questo punto, tutta la gente seduta sul pavimento ha urlato chiedendo che le fascette fossero tagliate. I lacci sono stati finalmente rimossi dai polsi di entrambi circa mezz’ora più tardi.

Più o meno in questo frangente Charlie, il primo ufficiale, ha ricevuto la bandiera norvegese. Era visibilmente scosso nel riferire a tutti noi che la bandiera norvegese era stata calpestata. Charlie ha reagito di più al calpestamento della bandiera norvegese che al pestaggio e alla tortura con i teaser.

I soldati hanno quindi iniziato a convocare il capitano della barca. I ragazzi hanno risposto che erano tutti capitani. Alla fine, gli israeliani hanno capito che il capitano era Herman, ed hanno chiesto di portarlo alla timoniera. Herman ha chiesto che qualcuno lo accompagnasse, mi sono offerta io di farlo, ma mentre ci avvicinavamo alla timoniera sono stata spinta via ed Herman forzato nella timoniera da solo.

Divina, famosa cantante svedese, nel frattempo si era liberata dal retro e si era messa davanti per guardare attraverso la finestra della timoniera. Ha iniziato a gridare e piangere:

“Fermatevi! Fermatevi! Stanno picchiando Herman, gli stanno facendo del male!”

Divina Levrini – Cantante e attivista svedese a bordo della  “Freedom Flottilla” a Gaza

Non riuscivamo a vedere quello che vedeva Divina, ma sapevamo che era qualcosa di molto inquietante. Più tardi, quando Divina ed io eravamo insieme in una cella in prigione, mi ha detto che stavano lanciando Herman contro il muro della timoniera e lo stavano colpendo al petto. Divina è stata portata via con la forza, e il suo collo distorto dai soldati che la riportavano sul retro del ponte.

Io sono stata nuovamente respinta sul retro dell’imbarcazione. Dopo un po’ il motore è stato avviato. Più tardi mi è stato detto da Gerd che, era riuscita ad ascoltare Herman che riferiva la storia al console norvegese in prigione, che gli israeliani volevano che Herman avviasse il motore, e minacciavano di ucciderlo se non lo avesse fatto. Quello che non capivano era che su questa imbarcazione, una volta che il motore si ferma, può essere riavviato soltanto manualmente dalla sala macchine al piano di sotto. Arne, l’ingegnere, si rifiutava di riavviare il motore, così gli israeliani hanno portato Herman di sotto e lo hanno picchiato di fronte ad Arne, chiarendo che avrebbero continuato a picchiare Herman se Arne non avesse avviato il motore. Arne, 70 anni, ha ceduto ed ha avviato il motore manualmente quando ha visto la faccia di Herman diventare grigia come la cenere. Gerd é scoppiata in lacrime mentre raccontava questa parte della storia. Gli israeliani hanno preso la barca e l’hanno portata ad Ashdod.

Una volta condotta l’imbarcazione sulla rotta, i soldati israeliani hanno condotto Herman nell’ambulatorio medico. Ho guardato Herman ed ho visto che stava soffrendo molto, era silenzioso ma cosciente, respirava da solo, ma lievemente. Il medico dell’esercito israeliano stava cercando di convincere Herman a prendere qualche anti dolorifico. Herman si rifiutava. Il medico israeliano mi ha spiegato che quello che stava offrendo ad Herman non erano medicine dell’esercito israeliano, ma le proprie scorte personali. Mi ha dato le medicine, in modo che potessi esaminarle. Era una bottiglietta di vetro marrone, immaginavo fosse una specie di preparazione di morfina liquida, probabilmente l’equivalente di oromorfo o fentanil. Ho chiesto ad Herman di prenderlo, il dottore gli ha detto di prenderne 12 gocce, dopo le quali Herman è stato portato via e si è accasciato su un materasso sul retro del ponte. Era sorvegliato da persone che lo circondavano e si è addormentato. Dalla mia postazione, ho visto che respirava meglio.

Sistemato Herman, mi sono concentrata su Larry Commodore, leader dei nativi americani ed attivista ambientalista. Era stato eletto capo della sua tribù due volte. Larry soffre d’asma ed avevo paura che, a causa dello stress, potesse avere un attacco violento e necessitare di un’iniezione di adrenalina. Gli stavo facendo fare degli esercizi di respirazione profonda. Tuttavia Larry non stava avendo un attacco asmatico, ma stava una discussione con un israeliano che si copriva la faccia con un panno nero. Questo uomo era ovviamente al comando.

Ho chiesto all’uomo israeliano con la maschera nera il suo nome ed ha detto “Field Marshall Ro …” ..Larry ha sentito male ed è saltato alla conclusione che si chiamasse “Field Marshall Rommel”. Ha quindi urlato come potesse un israeliano prendere un nome nazista. Field Marshall ha chiarito di essersi presentato come Field Marshall Ronan. Quando ho pronunciato Ronan, mi ha corretto rapidamente, il suo nome era Ronen e lui, Field Marshall Ronen, era al comando.

I soldati israeliani indossavano tutti delle telecamere e ci hanno filmato tutto il tempo. Hanno portato sul ponte una scatola di panini e pere per noi. Nessuno di noi ha preso nulla, avevamo deciso di non accettare l’ipocrisia e la carità israeliana. Il nostro chef Joergen aveva già preparato un dolce delizioso ccon noci e cioccolato, ad alto contenuto energetico e proteico. L’aveva avvolto in carta stagnola ed era da consumare una volta catturati, poiché sapevamo che sarebbe stato una lunga giornata. Joergen lo chiamava “il cibo per il viaggio”. Sfortunatamente, quando ne avevo più bisogno, gli israeliani me lo hanno preso e gettato via. Mi hanno detto “È proibito”. Non ho mangiato nulla per 24 ore, rifiutando il cibo dell’esercito israeliano e non avendo altro cibo con me.

Mentre salpavamo verso Israele, potevamo vedere la costa di Gaza nella totale oscurità. C’erano 3 piattaforme petrolifere/di gas nel mare a nord di Gaza. Le fiamme del petrolio che bruciavano vivacemente contrastavano l’oscurità totale in cui i proprietari del carburante sono costretti a vivere. Appena al largo della costa di Gaza c’è il più grande giacimento di gas naturale mai scoperto, e il gas naturale appartenente ai palestinesi lo stava risucchiando Israele.

Mentre ci avvicinavamo ad Israele, Zohar, il nostro leader, ha suggerito di cominiciare a salutarci. Eravamo probabilmente a 2-3 ore da Ashdod. Abbiamo ringraziato il nostro leader, il nostro capitano, l’equipaggio, il nostro caro chef, e ci siamo incoraggiati a vicenda che avremmo continuato a fare tutto il possibile per liberare Gaza e portare giustizia in Palestina. Herman, il nostro capitano, riuscito finalmente a sedersi, ha tenuto un discorso molto toccante, alcuni di noi erano in lacrime.

Sapevamo che ad Ashdod ci sarebbero stati i media israeliani e le troupe cinematografiche. Non saremmo entrati ad Ashdod come un popolo che ha perso la speranza una volta fatto prigioniero.

Siamo usciti dall’imbarcazione cantando “Free Free Palestine” fin dall’inizio.

Mike Treen, che teneva insieme gli altri, si era ripreso dalle pesanti scariche di teaser e guidava il canto con il suo vocione. Abbiamo riempito il cielo notturno di Israele cantando “Free Free Palestine” mentre ci avvicinavamo. Lo abbiamo fatto per tutto il tragitto dalla nave fino ad Ashdod.

Siamo entrati direttamente in una zona militare chiusa ad Ashdod. Era una zona chiusa con molte stazioni. Era stata preparata appositamente per 22 di noi. Tutto è iniziato con un’area di radiografia di sicurezza. Non mi ero resa conto che avevano tenuto il mio denaro quando sono uscita dalla stazione radiografica.

Il passo successivo è stato farci spogliare per perquisirci, ed è stato quando stavo raccogliendo le mie cose dopo essere stata spogliata che ho realizzato di non avere più la cintura dove tenevo i soldi. Sapevo di avere circa duecento euro, e che stavano cercando di rubarli. Ho chiesto di riaverli indietro, e rifiutato di lasciare la stazione fino a quando non li avessi avuti. Stavo urlando per la prima volta. Ero felice di averlo fatto perché anche ad altre persone era stato portato via il denaro. Al giornalista di Al Jazeera Abdul avevano preso tutte le sue carte di credito $ 1.800, nonchè il suo orologio, il suo telefono satellitare, il suo cellulare e il documento d’identità. Pensava che i suoi beni fossero custoditi con il suo passaporto, ma quando fu rilasciato per la deportazione ha realizzato, amaramente, che gli avevano restituito solo il passaporto. Tutti i contanti e gli oggetti di valore non sono mai stati trovati. Sono semplicemente svaniti.

Siamo passati di stazione in stazione in questa zona militare chiusa, spogliati e perquisiti più volte, tutto quello che avevamo ci è stato portato via finché alla fine non avevamo altro che i vestiti che indossavamo ed un cinturino con un numero sopra.

CI hanno tolto anche tutti i lacci dalle scarpe. Ad alcuni di noi hanno dato delle ricevute per gli articoli portati via, a me non hanno dato nulla. Siamo stati fotografati diverse volte e abbiamo visto due dottori. A questo punto ho saputo che Larry era stato spinto giù per la passerella e ferito ad un piede, e poi spedito in un ospedale israeliano per il controllo. C’era il suo sangue sul pavimento.

“Hanno preso tutto: vestiti puliti e sporchi, i miei libri, la mia Bibbia, tutte le medicine”

Avevo freddo e fame, indossavo solo maglietta e pantaloni quando avevano finito con me. Il mio cibo mi è stato portato via; l’acqua, tutti gli oggetti personali, compresi gli occhiali da lettura, tutti portati via. La mia vescica stava per esplodere, ma non avevo il permesso di andare in bagno. In questo stato sono stata trasportata in due veicoli – poi nella Black Maria, dipinta di grigio. A terra, accanto al veicolo, c’era un mucchio di vestiti e valigie. Ho trovato la mia e sono rimasta inorridita dal fatto che l’avessero aperta ed avessero preso quasi tutto: tutti i vestiti puliti e sporchi, la mia macchina fotografica, il mio secondo cellulare, i miei libri, la mia Bibbia, tutte le medicine che avevo portato per i partecipanti e per me stessa, i miei cosmetici. La valigia era parzialmente rotta. Anche il mio zaino era completamente vuoto. Ho recuperato due valigie vuote tranne che per due magliette sporche di taglie grandi, che ovviamente appartenevano a qualcun altro. Hanno anche lasciato la mia maglietta Freedom Flotilla. Ho capito che non avevano rubato quella maglietta della Flotilla perché nessun israeliano avrebbe voluto indossarla in Israele. Non avevano incontrato Zohar e Yonatan, che indossavano con orgoglio le loro. E’ stato uno shock, perché non mi aspettavo che l’esercito israeliano fosse anche ladro. Cos’era diventato il glorioso esercito israeliano della Guerra dei Sei Giorni che il mondo ha tanto ammirato?

Non mi era ancora stato ancora permesso di andare in bagno, ma sono stata spinta nel furgone Maria e raggiunta da Lucia, l’infermiera spagnola, dopo un po’ di attesa nella prigione di Givon. Avevo brividi incontrollabili durante il viaggio.

La prima cosa che le nostre guardie hanno fatto nella prigione di Givon è stata ordinarmi di andare in bagno. Interessante constatare che sapevano che ne avevo bisogno, ma mi avevano impedito di farlo per ore! Quando ci hanno sottoposto di nuovo a radiografie e perquisizioni dovevano essere circa le 5 – 6 del mattino. Lucia ed io siamo state messe in una cella dove Gerd, Divina, Sarah ed Emelia dormivano già. C’erano tre letti a castello – completamente arrugginiti e polverosi.

Divina non ha ricevuto una dose adeguata delle sue medicine; A Lucia non hanno dato le sue, ma un farmaco sostitutivo israeliano, che lei ha rifiutato di prendere. Divina ed Emelia hanno cominciato subito lo sciopero della fame. I carcerieri erano molto ostili, e lo manifestavano con misure semplici come rifiutarsi di darci la carta igienica e sbattere costantemente la porta di ferro della prigione, mantenendo la luce della cella permanentemente accesa, costringendoci a bere acqua arrugginita dal rubinetto, urlando  contro di noi di continuo per sfogare la loro rabbia.

Le guardie mi chiamavano “Cina” e mi trattavano con estremo disprezzo. La mattina del 30 luglio 2018, il Vice Console britannico è venuto a trovarmi. Qualche brava persona l’aveva informato della mia condizione. E’ stata una benedizione: dopo la visita mi chiamavano “Inghilterra”, e c’era fu un enorme miglioramento nel modo in cui l’Inghilterra veniva trattata rispetto a come veniva trattata la Cina. E pensavo che la “Palestina” sarebbe stata calpestata e probabilmente uccisa.

Alle 6.30 del 31 luglio 2018, abbiamo sentito Larry urlare, dalla cella maschile del corridoio, che aveva bisogno di un dottore. Stava soffrendo tantissimo e piangeva. Noi donne abbiamo chiesto alle guardie il permesso di andare da Larry, io avrei potuto aiutarlo. Abbiamo urlato “abbiamo un medico” e abbiamo usato i cucchiai per colpire il cancello di ferro ed attirare la loro attenzione. Hanno mentito, ed hanno detto che il loro medico sarebbe arrivato tra un’ora. Non ci credevamo e abbiamo ricominciato. Il dottore si è presentato alle 4 del pomeriggio, circa 10 ore dopo, e Larry è stato mandato direttamente in ospedale.

Nel frattempo, per punire le donne per aver sostenuto Larry, hanno portato delle manette per Sarah ed hanno portato Divina e me in un’altra cella per separarci dal resto del gruppo. Ci è stato detto che non avremmo potuto uscire per i nostri 30 minuti di pausa e per bere acqua pulita nel cortile. Ho sentito Gerd dire “che affare”.

All’improvviso Divina è stata portata con me nel cortile e le hanno dato 4 sigarette, a quel punto Divina crollata ed è scoppiata a piangere. Divina aveva lavorato per molte ore alla timoniera, guidando l’imbarcazione. Aveva visto cos’era successo ad Herman. In prigione, si erano rifiutati di darle una delle sue medicine e le avevano dato solo metà dose dell’altra. Era ancora in sciopero della fame per protestare contro il nostro rapimento in acque internazionali. Mi ha spezzato il cuore veder piangere Divina. Uno dei guardiani, che si faceva chiamare Michael, ha cominciato a parlarci di come avrebbe dovuto proteggere la sua famiglia contro coloro che volevano cacciare gli israeliani. E come i palestinesi non volevano vivere in pace … e non era colpa di Israele. Ma le cose sono improvvisamente cambiate con l’arrivo di un giudice israeliano e siamo stati tutti trattati con un po’ di decenza, anche se ha visto solo alcuni di noi personalmente. Il suo compito era quello di dirci che il Tribunale sarebbe stato convocato e ad ogni prigioniero era stato assegnato un lasso di tempo per presentarci. E che avremmo dovuto avere un avvocato con noi quando ci saremmo presentati.

Divina alla fine della giornata era stordita e non si sentiva bene, così l’ho convinta a terminare lo sciopero della fame, ed ha accettato di firmare un ordine di deportazione. Poco dopo, forse alle 18, non avevamo orologi e telefoni cellulari, ci hanno detto che Lucia, Joergen, Herman, Arne, Abdul di Al Jazeera ed io saremmo statoi deportati entro 24 ore e tenuti nella prigione per deportati di Ramle vicino all’aeroporto Ben Gurion, avremmo aspettato lì. La stessa prigione di Ramle da cui sono stata espulsa nel 2014. Ho visto le stesse cinque vecchie palme che si ergevano alte e orgogliose. Sono gli unici sopravvissuti del villaggio palestinese distrutto nel 1948.

Quando siamo arrivati alla prigione di Ramle, Abdul ha scoperto con orrore che i suoi soldi, le sue carte di credito, il suo orologio, il suo telefono satellitare, il suo cellulare, la sua carta d’identità non c’erano – era completamente al verde. Abbiamo raccolto tra di noi circa un centinaio di euro per il suo viaggio in taxi dall’aeroporto a casa. Come può l’esercito israeliano essere così corrotto e senza cuore da rapinare completamente una persona?

Conclusione

Noi, le sei donne a bordo di Al-Awda, abbiamo constatato che hanno cercato di umiliarci e disumanizzarci in ogni modo possibile. Siamo rimaste scioccate dal comportamento dell’esercito israeliano, in particolare dal furto meschino e dal trattamento delle donne prigioniere internazionali. Gli uomini carcerati entravano regolarmente nella cella delle donne senza darci un preavviso per indossare qualcosa.

Hanno anche cercato di ricordarci la nostra vulnerabilità in ogni momento. Sappiamo che avrebbero preferito ucciderci, ma ovviamente la documentazione di quell’atto avrebbe potuto scalfire l’immagine internazionale di Israele.

Se fossimo stati palestinesi le aggressioni fisiche sarebbero state peggiori e probabilmente sarebbero morte delle persone. La situazione è terribile per i palestinesi.

Per quanto riguarda le acque internazionali, sembra che non ci sia nulla di simile per la Marina israeliana. Possono dirottare e rapire barche e persone in acque internazionali e farla franca. Si comportano come se fossero proprietari del Mar Mediterraneo. Possono sqeuestrare qualsiasi imbarcazione e rapire i passeggeri, metterli in prigione e criminalizzarli.

Non possiamo accettarlo. Dobbiamo parlare, contrastare queste illegalità, oppressione e brutalità. Eravamo completamente disarmati. Il nostro unico crimine, secondo loro, è di essere amici dei palestinesi e voler portare loro assistenza medica. Volevamo sfidare il blocco militare per farlo. Questo non è un crimine. Nella settimana in cui stavamo navigando, a Gaza, hanno ucciso 7 palestinesi e ferito più di 90 persone con colpi di arma da fuoco. Hanno inoltre tagliato le scorte di carburante e cibo a Gaza, dove due milioni di palestinesi vivono senza acqua pulita, con solo 2-4 ore di elettricità al giorno, in case distrutte dalle bombe israeliane, in una prigione bloccata via terra, aria e mare da 12 anni.

Negli ospedali di Gaza, dal 30 marzo, sono stati curati oltre 9.071 feriti, 4.348 feriti da mitragliatrici maneggiate da un centinaio di cecchini israeliani, mentre le vittime stavano manifestando pacificamente all’interno dei confini di Gaza, sulla loro terra. La maggior parte delle ferite da arma da fuoco sono agli arti inferiori e, con le scorte per curarle esaurite, è necessario ricorrere all’amputazione. In questi giorni, più di 165 palestinesi sono stati uccisi dagli stessi cecchini, compresi medici e giornalisti, donne e bambini. L’ormai cronico blocco militare di Gaza ha impoverito gli ospedali di tutte le forniture chirurgiche e mediche. Questo massiccio attacco ad una flottiglia non armata che porta amici e un po’ di soccorso medico è un tentativo di schiacciare ogni speranza per Gaza. Mentre scrivo, ho saputo che anche nostra imbarcazione sorella, la Freedom, è stata sequestrata dalla marina israeliana mentre si trovava in acque internazionali.

MA non ci fermeremo, dobbiamo continuare ad essere forti per portare speranza e giustizia ai palestinesi, ed essere pronti a pagarne il prezzo. Ad essere degni dei palestinesi. Finché sopravviverò, resisterò. Fare altrimenti sarà un crimine.

link ai video (in inglese)

Dr Swee Ang (UK)

https://www.youtube.com/watch?v=VMY7hWCnJaQ

Divina Levrini (Sweden)

https://www.youtube.com/watch?time_continue=5&v=DxKtPQEZC0s

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One Response to Attivista della Freedom Flotilla: i soldati israeliani ci hanno picchiati, ci hanno spogliati e poi derubati

  1. Alberto Panighetti says:

    Bisogna organizzare simili spedizioni non isolate ma unite a decine! Solo così diventerebbero un caso internazionale che non si potrebbe occultare e solo così potrebbero avere successo.

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