Aziz Abu Sarah vuole diventare sindaco di Gerusalemme ed ha citato in giudizio Israele

15 settembre 2018 | https://www.aljazeera.com/indepth/features/aziz-abu-sarah-mayor-jerusalem-suing-israel-180915053358754.html

Aziz Abu Sarah ha detto che sta ‘mettendo Israele alla prova’ [Jaclynn Ashly / Al Jazeera]

Gerusalemme Est – Un palestinese nella Gerusalemme Est occupata sta oltrepassando i confini e facendo causa al governo israeliano, nella speranza di diventare il primo palestinese a candidarsi come sindaco alle elezioni municipali israeliane a Gerusalemme il prossimo mese.

Aziz Abu Sarah, 38 anni, ha annunciato la sua intenzione di candidarsi come sindaco la scorsa settimana, come parte della lista palestinese Al-Quds Lana (“Gerusalemme è nostra”), che si contende i posti nel municipio di Gerusalemme in ottobre.

La legge israeliana proibisce ai palestinesi di Gerusalemme Est di candidarsi alla carica di sindaco, perché non sono considerati cittadini israeliani.

Pertanto, Abu Sarah ha deciso di citare in giudizio il governo israeliano presso la Corte Suprema di Israele.

“Sto mettendo Israele alla prova”, ha detto Abu Sarah ad Al Jazeera.

“Israele afferma di essere una democrazia, ma noi (palestinesi) siamo il 40 per cento dei residenti a Gerusalemme e non ci è permesso di candidarci per la carica più importante della città”.

Sta chiamando la democrazia israeliana un “bluff”

Quando Israele occupò e successivamente annesse Gerusalemme Est nel 1967, ai palestinesi non fu data la cittadinanza israeliana, ma furono invece rilasciati i documenti di residenza a Gerusalemme, che possono essere revocati da Israele per una serie di motivi.

Quasi 15.000 palestinesi si sono visti revocare i documenti che li identificavano come cittadini di Gerusalemme negli ultimi 50 anni, secondo Human Rights Watch.

“Se perdo, allora questa storia che Israele è una democrazia è un bluff” – Aziz Abu Sarah

Mentre i palestinesi di Gerusalemme Est possono votare e candidarsi alle elezioni municipali, è vietato loro votare alle elezioni nazionali di Israele.

Abu Sarah, residente del quartiere di Gerusalemme Est di Wadi Joz, racconta ad Al Jazeera che c’è una probabilità “molto bassa” che vinca il caso alla Corte Suprema.

“Se perdo, allora questa storia che Israele è una democrazia è un bluff.”

“Si tratta di un caso chiarissimo di tassazione senza rappresentanza”, ha affermato Abu Sarah, specializzato nella risoluzione dei conflitti e che gestisce anche una compagnia turistica.

Se il caso presentato alla Corte Suprema avesse success,, allora “spero di vincere la carica di sindaco”, ha detto.

Al-Quds Lana è stata la seconda lista palestinese ad annunciare la sua intenzione di candidarsi alle elezioni, a seguito di “Jerusalem for Jerusalemites”, guidata da Ramadan Dabash, un cittadino palestinese di Israele che sta conducendo una campagna rigorosamente “non politica”.

I residenti palestinesi di Gerusalemme Est pagano ogni anno oltre 300 milioni di shekel (circa 84 milioni di dollari) al comune, dice Abu Sarah, ma solo il 10-12% del budget viene investito nella parte orientale della città.

“Dove vanno i nostri soldi? Il nostro denaro va a finanziare gli insediamenti [israeliani]”, ha detto, sottolineando che in seguito alla creazione di un nuovo insediamento israeliano illegale a Sheikh Jarrah, la strada di collegamento al quartiere di Gerusalemme Est è stata ripavimentata e sono stati installati nuovi impianti elettrici ed idrici dal municipio di Gerusalemme.

La municipalità israeliana di Gerusalemme ha portato a termine le abituali demolizioni di case nel quartiere palestinese [File: Mahmoud Illean / AP]

“Dove vanno i nostri soldi? Il nostro denaro va a finanziare gli insediamenti [israeliani]” – Aziz Abu Sarah

“La strada che portava all’insediamento è stata sistemata”, ha detto. “E dove finisce l’insediamento, ecco che finisce anche la costruzione delle strade: questa strada non è stata costruita per noi (palestinesi) – eppure, stiamo pagando per tutto questo”.

I circa 350.000 palestinesi di Gerusalemme Est hanno affrontato anni di abbandono e discriminazione nella città, che rendono la vita insopportabile per molti residenti.

Secondo Abu Sarah, uno dei principali problemi per i residenti palestinesi a Gerusalemme è la demolizione da parte israeliana di case palestinesi.

I palestinesi hanno affrontato una crisi abitativa a Gerusalemme Est dall’inizio dell’annessione del territorio da parte di Israele, quando il terreno suddiviso in zone per la costruzione palestinese è stato ridotto a circa il 13 per cento, la maggior parte del quale è già stato edificato.

La municipalità israeliana di Gerusalemme ha successivamente portato a termine le abituali demolizioni di case nei quartieri palestinesi, a causa della costruzione di edifici palestinesi senza permessi di costruzione rilasciati da Israele.

I palestinesi a Gerusalemme Est, il 76% dei quali vive al di sotto della soglia di povertà, sono costretti a pagare decine di migliaia di dollari per i permessi di costruzione israeliani, mentre la maggior parte delle domande viene comunque respinta.

Secondo le Nazioni Unite, Israele ha demolito almeno 124 case palestinesi a Gerusalemme Est dall’inizio dell’anno.

“Scuotere il sistema israeliano”

I palestinesi a Gerusalemme Est hanno boicottato le elezioni di Gerusalemme dal 1967, con meno del due per cento dei palestinesi che hanno votato nelle ultime elezioni.

Ma “se il 70% dei palestinesi votasse, potremmo vincere il municipio – anche senza il voto ebraico israeliano”, ha detto Abu Sarah ad Al Jazeera.

“Questo darebbe una scossa al sistema israeliano”, ha detto. “Porterebbe tantissima attenzione a Gerusalemme e alle storie delle persone a Gerusalemme, e allo stesso tempo creerebbe una crisi per Israele”.

L’Organizzazione per la liberazione della Palestina ha incoraggiato i palestinesi a continuare il boicottaggio durato decenni, sostenendo che la partecipazione palestinese alle elezioni israeliane “normalizza” e “legittima” l’occupazione di Israele e la sua annessione a Gerusalemme est.

Le elezioni a Gerusalemme spesso creano un ambiente teso, con la maggior parte dei palestinesi che hanno annunciato l’intenzione di candidarsi alle elezioni in passato che si sono ritirati dopo essere stati minacciati o intimiditi dai nazionalisti palestinesi.

Abu Sarah ha recentemente subito dei lanci di uova da parte di un gruppo di giovani palestinesi, che lo hanno accusato di essere un “traditore” mentre stava facendo un discorso fuori dal municipio.

“Quando tutto ciò che facciamo è boicottare le elezioni, stiamo facendo un favore a Israele” – Aziz Abu Sarah

Tuttavia, un recente sondaggio suggerisce che almeno il 30 percento della popolazione palestinese di Gerusalemme sta prendendo in considerazione l’idea di votare.

Nel frattempo, Abu Sarah crede che la sua corsa elettorale sia “l’opposto” della normalizzazione.

“La normalizzazione è accettare la realtà così com’è e non fare nulla per cambiarla”, ha detto. “Quando tutto ciò che facciamo è boicottare le elezioni, stiamo facendo un favore a Israele: stiamo dando ad Israele un assegno in bianco per fare quello che vuole della nostra città”.

I palestinesi di Gerusalemme si impegnano in varie forme di “normalizzazione forzata”, ha aggiunto Abu Sarah.

“Quando pago le mie tasse, sto pagando le tasse a una municipalità israeliana, che mi piaccia o no, quando pago le tasse a casa mia, i soldi vanno ad Israele, quando ricevo assistenza sanitaria, l’ho ricevuta da un ospedale israeliano “.

Ha aggiunto: “Normalizziamo l’occupazione israeliana in molti modi, e non è una scelta, è solo la realtà della vita: non c’è nessuno a Gerusalemme Est che possa dire di non avere a che fare con Israele”.

“Se dobbiamo fare tutto questo, allora perché non lavorare anche sul tentativo di ottenere diritti per i palestinesi qui?”

Abu Sarah sottolinea che, secondo la legge internazionale, la partecipazione alle elezioni municipali non significa che gli occupati abbiano accettato l’occupante.

Ha notato che durante l’occupazione britannica nel 20° secolo, il sindaco di Gerusalemme per quasi 14 anni è stato un arabo palestinese – Raghib al-Nashashibi.

“Nessuno ha pensato a questo come ad una legittimazione dell’occupazione”, ha detto Abu Sarah ad Al Jazeera. “Quindi, storicamente parlando, l’argomento della normalizzazione non ha molto peso.”

Dobbiamo fare tutto il possibile per rimanere qui’

Per Abu Sarah, l’aspetto più importante della sua campagna è chiedere le condizioni che permetterebbero ai palestinesi di rimanere a Gerusalemme.

“Il mio obiettivo è semplice: come possiamo rendere più facile per i palestinesi rimanere qui”.

Gruppi per la difesa dei diritti e palestinesi hanno a lungo discusso l’obiettivo di Israele di creare una grande maggioranza ebraica a Gerusalemme attraverso la sistematica espulsione di palestinesi dalla città.

Questo avviene in vari modi, secondo i gruppi per la difesa dei diritti, inclusa la revoca delle residenze di Gerusalemme dei palestinesi, e le misure per rendere la vita nella città troppo difficile da sopportare per molti di loro.

A causa della povertà, delle discriminazioni e del crescente costo della vita a Gerusalemme, molti palestinesi rischiano di perdere la loro residenza a Gerusalemme, e di doversi trasferire nella Cisgiordania occupata per evitare la dura realtà della città occupata.

Molti si spostano anche nei quartieri congestionati di Gerusalemme dall’altra parte del muro israeliano, dove i prezzi sono più bassi e il comune non applica i regolamenti edilizi.

Aree come Kufr Aqab e il campo profughi di Shuafat hanno visto un massiccio afflusso di abitanti di Gerusalemme in questi quartieri nel corso degli anni.

Per anni, il governo israeliano ha preso in considerazione la possibilità di rimuovere queste aree, che ospitano oltre 140.000 palestinesi, dai confini municipali di Gerusalemme.

“Dobbiamo fare tutto il possibile per rimanere qui”, ha detto Abu Sarah. “Non è sufficiente per noi solo mantenere un’ideologia – anche se è l’ideologia giusta – mentre nel frattempo noi (palestinesi) stiamo perdendo la nostra esistenza qui a Gerusalemme”.

“Se vinco o meno, l’obiettivo è di smuovere le acque ed iniziare una conversazione”, ha detto Abu Sarah ad Al Jazeera.

“Dobbiamo iniziare a pensare a strategie [politiche] differenti: dobbiamo iniziare a impegnarci nella realtà”.

“E se questa elezione non è la strada da percorrere, allora dobbiamo pensare a quale sia il modo giusto per assicurarsi che la nostra presenza palestinese continui nella città”.

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