Israele bandisce una scrittrice palestinese dal festival di Gerusalemme

5 november 2018

https://www.middleeastmonitor.com/20181105-israel-bans-palestinian-writer-from-jerusalem-festival/

Autrice palestinese-americana, Susan Abulhawa [Henning Lillegard / Dagbladet]

Questo fine settimana Israele ha vietato  ad un’autrice palestinese-americana di partecipare ad un festival di letteratura palestinese nella Gerusalemme est occupata.

Susan Abulhawa – nota per il suo romanzo “Ogni mattina a Jenin” – è stata bandita dal partecipare al Kalimat Palestinian Literature Festival che si terrà nella Gerusalemme est occupata questo fine settimana. All’atterraggio all’aeroporto israeliano Ben Gurion, Abulhawa è stata detenuta per 36 ore e successivamente rimpatriata negli Stati Uniti, dove attualmente vive e detiene la cittadinanza.

Sebbene Abulhawa abbia impugnato la decisione nella Corte Suprema di Israele, il suo appello è stato respinto, secondo quanto riportato dal Times of Israel (ToI). La portavoce dell’autorità per l’immigrazione israeliana, Sabine Haddad, ha affermato che ad Abulhawa è stato rifiutato l’ingresso a causa di un incidente del 2015, quando si era rifiutata di rispondere alle domande delle forze di occupazione israeliane mentre tentava di entrare in Israele dalla Giordania. Haddad ha spiegato che “[ad Abulhawa] è stato rifiutato l’ingresso e ha detto che la prossima volta che avrebbe dovuto organizzarsi prima dell’arrivo”, questo fine settimana “è atterrata senza organizzare l’ingresso in anticipo”, ha aggiunto ToI.

In una dichiarazione al festival di Kalimat (pubblicato per intero da Mondoweiss), Abulhawa ha detto che:

“Come ormai sapete, le autorità israeliane mi hanno negato l’ingresso nel mio Paese e quindi non sono in grado di partecipare al festival. Mi fa molto male non essere con i miei amici e colleghi scrittori per esplorare e celebrare le nostre tradizioni letterarie con i lettori, gli uni con gli altri nella nostra patria. Mi addolora che possiamo incontrarci in qualsiasi parte del mondo tranne che in Palestina, il luogo a cui apparteniamo, da dove emergono le nostre storie e dove tornano, alla fine, tutte le nostre voci”.

Parlando contro l’affermazione secondo cui avrebbe dovuto coordinare la sua visita in anticipo, Abulhawa ha continuato: “Questa è una bugia. Infatti, all’arrivo all’aeroporto mi è stato detto che mi era stato richiesto di richiedere un visto per il mio passaporto statunitense e che questa richiesta non sarebbe stata accettata fino al 2020, almeno cinque anni dopo la prima volta in cui mi hanno negato l’ingresso. ”

“Loro [Israele] hanno detto che era mia responsabilità saperlo, anche se non ho mai ricevuto alcuna informazione di essere stata bandita”, ha aggiunto.

Abulhawa ha anche affermato di essere stata in grado di portare di nascosto in cella delle apparecchiature elettroniche e di scrivere nella cella della prigione dove si trovava, dicendo: “Ho foto e video da dentro quel terribile centro di detenzione, che ho fatto con un secondo telefono che avevo nascosto addosso, ed ho lasciato qualche messaggio per loro sulle pareti vicino al letto sporco sul quale dovevo stendermi. Suppongo che troveranno volgare leggere: “La Palestina libera”, “Israele è uno stato di apartheid” o “Susan Abulhawa è stata qui ed ha portato di nascosto questa matita nella sua cella”.

Israele ha deportato molte figure di alto profilo quest’anno, la maggior parte delle quali sono state accusate di essere affiliate al movimento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS). Tra quelli deportati c’erano Ariel Gold, un attivista ebreo-americano con Code Pink e Ana Sanchez Mera, un’attivista spagnola affiliata al BDS National Committee (BNC).

In quello che è stato visto come un caso limite, in ottobre la studentessa palestinese-americana Lara Alqasem ha fatto appello contro il tentativo di Israele di impedirle di studiare alla Hebrew University di Gerusalemme. La 22enne è stata trattenuta all’aeroporto di Ben Gurion per due settimane, mentre il suo appello è stato ascoltato, e la Corte Suprema israeliana ha deciso che la controversa legge anti-BDS del Paese non si applicava al suo caso. La corte ha condannato il severo atteggiamento di Israele nei confronti di Alqasem, affermando che “dal momento che le sue azioni non sono sufficienti a vietarle l’ingresso in Israele, l’impressione inevitabile è che le sue opinioni politiche siano state la ragione della cancellazione del visto che le era stato concesso. Se è davvero così, stiamo parlando di un passo radicale e pericoloso “.

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