Diario di un’australiana

Al khalil 15 dicembre 2018

Ho ricevuto molti messaggi con domande mentre ero via. Ciò è stato incoraggiante dal momento che (si spera) significa che le persone sono interessate, curiose e disposte a fare ricerche sul quello che stanno accadendo in Palestina. Questa è stata una delle ragioni principali per cui sono venuta qui – per vedere di persona ciò che la vita era veramente e raccontare quello che e’ successo.

Si trattava di guardare oltre le statistiche e di interagire con il costo umano che questo conflitto ha avuto su persone e comunità.

Secondo me, il conflitto nella Palestina occupata non riguarda la religione o l’essere un arabo o un ebreo. Riguarda la terra e  la resistenza di un popolo giusto. Terra che è stata
occupata dagli Ottomani, dagli inglesi e ora da Israele. Queste persone non hanno MAI sperimentato la libertà. Questi bambini sono cresciuti entrando ed uscendo dai posti di blocco, traumatizzati e sperimentando il dolore e la perdita quotidianamente. Noi occidentali non abbiamo il modo di capire questo. Nessuna di queste cose / eventi ha senso. Perché ci sono punti di controllo? Cosa stanno proteggendo e da chi?

 

Ieri un bambino è stato arrestato perché stava letteralmente fuori da un negozio con suo padre. Per noi in Occidente non sembra una cosa normale. Sicuramente il bambino deve aver fatto qualcosa, non arresti una persona senza motivo, giusto? Sbagliato. Nella Palestina occupata nulla ha davvero senso. Dopo che questo filmato è stato fatto e un altro internazionale è andato a casa della famiglia per chiedere il permesso di pubblicare il materiale. Accolto con un caffè e un cuore pesante, la famiglia ha dato la disponibilita’ alla pubblicazione con la speranza che possa iniziare un cambiamento per il suo popolo.

Prima di oggi sono stata al checkpoint di Qeitun e ho contato i bambini che passavano per andare a scuola. Quasi tutti i bambini ci hanno sorriso e ci hanno accolto, ci hanno stretto la mano e mi hanno chiesto nel loro miglior inglese da dove veniamo. Ho notato i soldati, anche loro vittime in questo pazzo sistema. 

I ragazzini stessi (18-21 anni) vengono arruolati per combattere in una guerra con la convinzione incrollabile che stanno combattendo per il loro paese. 

Ma chi stanno combattendo? Giovani bambini con le pietre. Ragazze che vanno a scuola. Un gruppo di persone così disperate che pur di proteggere la propria terra sono disposte a morire? Il costo di questo conflitto si rivela pesantemente da entrambe le parti, alcuni potrebbero argomentare più di altri. Ma secondo me, nessuna parte può vivere in pace mentre l’altra è oppressa.

E questa parte si chiama Palestina.

Dylan – Australia

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