Demolizioni a Um al Khair

10 gennaio 2019 dai volontari ISM, Palestina occupata

Di solito si cerca oggettivita’ in un articolo, ma io proprio non ci riesco.
Siamo arrivati a Um Al Khair la mattina del 09/01/2019.
Una strada dissestata e una recizione con telecamere annesse divide le colonie israeliane dalle case di questi agricoltori e pastori palestinesi.


Una comunita’ unita che si trova al centro tra la colonia israeliana in continua espansione e la base militare.
Qui la situazione non e’ delicata, e’ delicatissima.
I coloni molto spesso si mettono a sparare con i mitragliatori contro pastori e agricoltori palestinesi.
Noi li abbiamo visti i volti dei palestinesi scavati dalla fatica della terra, mentre ogni giorno pregano il loro dio perché tutta questa inutile violenza finisca.
In questi giorni li abbiamo aiutati accompagnandoli nell’uscita col bestiame o quando dovevano costruire muretti a secco come avveniva nel sud Italia diverse decine di anni fa.
Quando siamo usciti con i pastori e le pecore sono arrivati i soldati e la polizia israeliana e hanno iniziato la demolizione di un piccolo edificio fatto di lamiere e legna; questo prima che noi potessimo ritornare.
In lontanza sentivamo delle voci.
Non si possono raccontare le grida delle donne.


Quando siamo riusciti a tornare era troppo tardi, la demolizione era finita, i coloni hanno accolto il nostro arrivo ridendo.
I palestinesi invece hanno visto che eravamo giu’ di morale e uno di loro ci ha portato a vedere i modellini di ruspe e escavatori che si diverte a fare.
Forse un modo sarcastico per dirci di non stare male.
Quanto dolore e quanta ingiustizia contro agricoltori e pastori inermi.
Alla fine della giornata la rabbia che si prova non si puo’ proprio raccontare, ne’ descrivere.
Per fortuna alla sera arriva il tramonto, un attimo per pensare e ti chiedi quando veramente tutto questo finira’.
Tutti gli agricoltori e i pastori che si trovano in territorio rurale palestinese, quello piu’ facile da colonizzare per la scarsa densita’ abitativa, subiscono piu degli altri palestinesi l’occupazione, perche’ sono soli, perche’ non c’e’ una popolazione densa che si oppone e perche’ oltre al lavoro duro e alla loro condizione sociale, devono pure sentire una discriminazione razziale al cubo.
Qui e’ pieno di bambini che giocano. Sembra tutto normale, ma non lo e’.
La scuola dei bambini dista due km da qui. Ogni giorno si alzano presto, vanno a scuola e ritornano a piedi.
Ma l’elemento piu’ importante che deve emergere e’ che gli agricoltori e i pastori in West Bank sono soggetti ad un mercato oligarchico israeliano, per cui se vogliono vendere i prodotti agricoli devono necessariamente avere come canale di intermediazione quello israeliano, che decide il prezzo dei prodotti finiti e lucra sull’occupazione.
Insomma la West Bank per gli israeliani e’ una gallina dalle uova d’oro fatta di pastori e agricoltori a cui spennare i prodotti agricoli.
Non avevo mai visto dei capitalisti impedire l’esercizio del libero mercato ad aziende agricole.
Il sistema di apartheid non colpisce solo i cittadini, ma specula sul lavoro delle imprese palestinesi, che sono quelle che subiscono economicamente l’occupazione.
Forse Um Al Khair tra qualche anno potrebbe non esserci piu’.
Forse.
Ma questo dipendera’ da quanti internazionali saranno disposti a venire qui per continuare a resistere ai nuovi fascisti, gli israeliani

This entry was posted in info and tagged , , , . Bookmark the permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *