Israele legalizza gli insediamenti in Cisgiordania costruiti su terreni di proprietà privata palestinese

11 febbraio 2019

https://www.maannews.com/Content.aspx?id=782513

GERUSALEMME (Ma’an) – Israele ha informato la Corte distrettuale di Gerusalemme che legalizzerà retroattivamente le strutture costruite in parte su terreni palestinesi privati nella colonia israeliana illegale di Alei Zahav (Cisgiordania occupata). La Corte invocherà per la prima volta un meccanismo approvato nel dicembre 2018.
Alei Zahav è un insediamento illegale situato vicino alla Route 5, che collega Ariel e Tel Aviv, ed è stato costruito su terre palestinesi, che Israele ha sequestrato ai residenti dei villaggi di Deir Ballut e Kafr al-Dik nel distretto nord occidentale di Salfit.

Il meccanismo legale afferma che è lecito autorizzare in modo retroattivo la costruzione illegale su territori palestinesi privata qualora la terra fosse stata assegnata “in buona fede” o se Israele avesse erroneamente ritenuto che le terre appartenessero ad esso al momento della sua assegnazione.

Dopo che Israele occupò la Cisgiordania nel 1967, Israele utilizzò la tecnologia di rilevamento per proclamare determinate aree come proprie, tuttavia, queste terre non erano sempre indicate con precisione sulle mappe. Attualmente, l’Amministrazione civile israeliana utilizza la nuova tecnologia per correggere la linea – anche conosciuta come la “linea blu”- in modo retroattivo, ed ha scoperto che diverse aree che si pensava fossero state terre di stato non sono mai state prese da Israele.

Secondo le vecchie mappe, la terra palestinese su cui si svolgeva la costruzione dell’insediamento di Alei Zahav era considerata la terra di Israele, ma nel 2016 l’amministrazione civile israeliana ha scoperto che la terra su cui sono stati costruiti alcuni edifici era in realtà terra palestinese privata.

Il meccanismo legale, che consente l’autorizzazione retroattiva di queste terre, si basa sulla clausola 5 di un ordine militare del 1967 riguardante la proprietà dello stato in Cisgiordania, che recita “una transazione fatta in buona fede tra il custode della proprietà del governo nel territori e un’altra persona, per quanto riguarda una proprietà che il custode credeva al tempo di essere proprietà del governo ” è valida, indipendentemente dal fatto che la terra non appartenesse a Israele in primo luogo.

In sostanza, se l’amministrazione civile israeliana, che è la custode della proprietà del governo israeliano, ha effettuato l’operazione “in buona fede”, allora è considerata “valida” anche se giuridicamente errata.

È interessante notare che il Ministero della Giustizia israeliano e l’Amministrazione civile hanno stimato che una completa attuazione del nuovo meccanismo potrebbe essere utilizzata per stabilire lo stato di 2.000 strutture in aree considerate contenenti “strutture costruite illegalmente”.

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