Hebron ricorda il 25° anniversario del massacro della Moschea di Ibrahimi

24 febbraio 2019

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RAMALLAH, domenica 24 febbraio 2018 (WAFA) – La città di Hebron, nella Cisgiordania occupata, ricorda domani il 25 ° anniversario del massacro della moschea di Ibrahim, quando un colono israeliano ha aperto il fuoco, colpendo nel mucchio, contro i fedeli musulmani che osservavano le preghiere dell’alba in una mattina del Ramadan, uccidendo 29 fedeli e ferendone altri 150 prima che fosse catturato e ucciso dalla folla.

Il colono, un medico americano-israeliano identificato come Barouch Goldstein, 42 anni, che risiedeva nell’insediamento di Kiryat Arba a Hebron, entrò nella moschea mentre un gran numero di fedeli musulmani, soprattutto anziani, pregavano ed aprì il fuoco colpendo a caso con la sua mitragliatrice militare israeliana, causando un gran numero di morti e feriti.

A peggiorare ulteriormente la situazione i soldati israeliani, che si trovavano nelle vicinanze della moschea, hanno chiuso le porte della moschea e hanno impedito ai fedeli di scappare per salvarsi la vita. Hanno anche impedito alle persone esterne di entrarvi per aiutare ad evacuare gli uccisi e i feriti.

I residenti che volevano raggiungere la moschea e quelli all’interno si sono scontrati con i soldati, causando ulteriori morti e feriti e in seguito, anche gli scontri dopo i funerali hanno incrementato il numero di palestinesi uccisi: 50 ad Hebron solo quel giorno, e 60 aggiungendo quelli uccisi negli scontri che sono scoppiati altrove nella Cisgiordania occupata contro le forze di occupazione israeliane.

Dopo il massacro, Israele ha deciso di punire le vittime chiudendo il quartiere della Città Vecchia di Hebron, dove si trova la Moschea Ibrahim, per sei mesi. Un comitato interamente israeliano formato per sondare il massacro raccomandò, invece di punire i coloni ebrei, di dividere la moschea tra musulmani ed ebrei e di chiudere varie strade commerciali, in particolare Shuhada Street, che rimane chiusa per i palestinesi ancora oggi. Sono stati istituiti anche posti di blocco dell’esercito e ristretta la libertà di movimento dei palestinesi, mentre i coloni israeliani hanno continuato a muoversi liberamente e senza restrizioni.

La nuova situazione creatasi dopo il massacro, per punire le vittime, è in vigore ancora oggi.

K.T / M.N

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