Due bambini palestinesi uccisi dalle fiamme dopo che Israele ha bloccato i vigili del fuoco

www.middleastmonitor.com

6 marzo 2019 

Due bambini palestinesi sono stati uccisi in un incendio nella loro casa nella Hebron occupata dopo che le autorità israeliane hanno impedito ai vigili del fuoco di raggiungerli in tempo.

I bambini palestinesi sono stati uccisi in un incendio nella loro casa dopo che le forze israeliane hanno impedito ai vigili del fuoco di raggiungerli in tempo a Hebron, in Cisgiordania

I due bambini – uno dei quali si ritiene che avesse solo 18 mesi – sono stati bruciati vivi in un incendio nella loro casa nel quartiere di Al-Salaymeh nella città vecchia di Hebron, nella Cisgiordania occupata. Uno risultava morto già ieri sera tardi, mentre il secondo è deceduto a causa delle ustioni ricevute questa mattina dopo aver ricevuto un trattamento di emergenza nel vicino ospedale del governo di Hebron. Un terzo bambino, ritenuto il fratello dei bambini morti, ha anche riportato gravi ustioni nell’incidente e rimane in terapia intensiva, secondo il direttore dell’ospedale Walid Zalloum.

I nomi dei tre bambini non sono stati rilasciati formalmente, ma il sito di notizie palestinese Palestine Today ha indicato i due che sono stati uccisi come Wael Al-Rajabi di quattro anni e sua sorella Malik di 18 mesi. Il portavoce della polizia locale, il colonnello Loai Arziqat, ha confermato in una dichiarazione alla stampa che due bambini erano morti, ma non ha offerto ulteriori informazioni.

Sebbene siano stati chiamati i servizi di emergenza,  i soldati israeliani hanno impedito ai vigili del fuoco  di raggiungere il posto. In un video girato ieri sera alle 21:50 ora locale (19:50 GMT), si può vedere l’autopompa che cerca di percorrere una strada stretta. Il camion si ferma davanti a un blocco stradale che ostruisce la strada, mentre i residenti locali implorano i soldati israeliani di stanza lì di “aprire rapidamente il cancello, per i bambini”.

I soldati israeliani, tuttavia, non hanno ceduto alle richieste degli astanti, ritardando la risposta dei servizi di emergenza e impedendo loro di raggiungere la proprietà. La causa dell’incendio rimane sconosciuta.

Israele non è estraneo a limitare l’accesso ai servizi di emergenza ai palestinesi in difficoltà. Secondo Medical Aid for Palestinians (MAP), citando la Palestine Red Crescent Society, dal 2015 Israele ha impedito alle ambulanze di attraversare i checkpoint in 123 occasioni. Inoltre, durante lo stesso periodo, ci sono stati 386 attacchi contro squadre della Mezzaluna Rossa nei territori palestinesi occupati (oPt), oltre a 105 ambulanze danneggiate.

A dicembre, i soldati israeliani hanno sparato a un bambino palestinese e poi gli hanno impedito di ricevere cure mediche potenzialmente salvavita; infatti morì poco dopo. Il diciassettenne Mahmoud Nakhle è stato colpito mentre le forze israeliane hanno represso le proteste attorno al campo profughi di Al-Jalazun vicino a Ramallah, nella Cisgiordania occupata. Pochi minuti dopo, i soldati hanno cacciato un’ambulanza palestinese, minacciando l’autista con i loro fucili e non dando loro il primo soccorso a Nakhle. Solo dopo un quarto d’ora i soldati hanno permesso l’arrivo di un’ambulanza, ma Nakhle è morto sulla strada verso l’ospedale.

In base al diritto internazionale, a Israele è vietato esercitare potere sull’accesso alle cure mediche e ai servizi di emergenza alle persone che vivono sotto la sua occupazione. Secondo la Quarta Convenzione di Ginevra, “La potenza occupante deve garantire standard igienici e di igiene pubblica sufficienti, nonché fornire cibo e cure mediche alla popolazione sotto occupazione.” Inoltre, “Al personale del Movimento internazionale della Mezzaluna Rossa deve essere permesso di svolgere Lea propria attività umanitaria. “Israele, tuttavia, continua a violare questo e altri articoli di leggi e convenzioni internazionali con impunità.

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