Hai sentito della violenza in Cile. Probabilmente non hai sentito che quei militari imparano le loro tattiche in Israele

Benjamin Zinevich | New York | 22 ottobre 2019 https://www.independent.co.uk/voices/chile-protests-army-israel-palestine-santiago-pinera-pinochet-mapuche-a9167021.html

Quello che è iniziato come un atto studentesco di disobbedienza civile contro l’aumento delle tariffe della metropolitana di Santiago si è ora espanso fuori dalla capitale cilena. In un’improvvisa rivolta contro l’austerità e la persistente disuguaglianza, un aumento della tariffa proposto (l’equivalente di 0,02 €) è stato semplicemente sale su una ferita aperta per i cittadini più poveri e per la classe operaia del Cile. Le proteste pacifiche, disperse forzatamente dalla polizia nazionale, sono diventate violente. Il governo, guidato dal presidente del miliardario conservatore Sebastián Piñera, ha risposto dichiarando lo stato di emergenza e chiamando i militari a reprimere le proteste, dichiarando che lo stato era “in guerra”.

Mentre i militari impongono nei confronti dei civili una brutalità che non si vedeva dalla dittatura che si è conclusa nei primi anni ’90, è importante sottolineare i collegamenti internazionali con tale brutalità. In particolare, dovrebbe essere notato il supporto a livello di tattiche militari e e di risorse, passato e presente, per il Cile da parte dello stato di Israele.

Durante il regime appoggiato dagli USA di Augusto Pinochet, il Cile ha visto decine di migliaia di avversari politici incarcerati, uccisi o scomparsi. Durante questi anni, Israele e Cile hanno avuto una relazione di collaborazione, poiché Israele era uno dei principali fornitori di armi alla giunta militare.

L’era oscura del regime di Pinochet ha alcune notevoli connessioni con il presente. Il presidente Piñera, dopo aver nominato individui nel suo gabinetto che hanno formulato commenti a difesa di Pinochet, ha anche lavorato per affinare le cosiddette leggi “anti-terrorismo” dell’era della giunta. Queste leggi hanno a loro volta aumentato la sorveglianza e l’oppressione dei gruppi Mapuche e di sinistra.

Oggi, le forze armate sia del Cile che di Israele non tentano di nascondere le loro alleanze, citando sull’ambasciata cilena sul sito web di Israele gli obiettivi di “aumentare i legami con […] Israele, al fine di rendere possibile lo scambio di conoscenze, formazione ed esperienze”. Cile e Israele hanno firmato un accordo nel 2018 che parlava di incoraggiare un’ulteriore “cooperazione in materia di istruzione, addestramento e dottrina militari” durante la visita del generale israeliano Yaacov Barak in Cile quell’anno.

Mentre questa alleanza è nota per il beneficio del potere militare di entrambi i Paesi, quelli che sono maggiormente colpiti sono la classe lavoratrice e gli indigeni di entrambe le regioni. In Israele, i palestinesi soffrono di un sistema di occupazione e di apartheid, e in Cile, la classe lavoratrice e i gruppi indigeni, come i Mapuche, hanno vissuto secoli di oppressione da parte dei colonialisti.

Negli ultimi anni, la Forza di difesa israeliana (IDF) ha apparentemente utilizzato la tattica di mutilare i manifestanti palestinesi piuttosto che ucciderli direttamente. Da più di un anno i civili palestinesi hanno marciato verso il muro di Gaza per protestare contro l’occupazione israeliana e l’IDF ha sparato a quasi il 60% di questi 10.511 civili negli arti inferiori, con oltre il 90% delle vittime colpite da proiettili letali.

Durante la scorsa settimana, queste tattiche israeliane sono state usate su civili cileni in diverse occasioni. Una donna è stata colpita alla coscia ed è stata segnalata in condizioni critiche a causa di sanguinamento eccessivo. In un altro caso, un uomo di 23 anni è stato colpito alla gamba prima che un veicolo militare lo investisse causandone la morte.

Queste tattiche simili non sono una coincidenza e fanno parte a livello internazionale di ciò che gruppi di attivisti come Jewish Voice for Peace hanno definito “lo scambio mortale”. Negli Stati Uniti, la polizia municipale, gli agenti ICE e altri agenti di sicurezza si allenano abitualmente a fianco dell’IDF, condividendo tattiche e armi che possono incoraggiare la profilazione razziale, le uccisioni extragiudiziali e una maggiore sorveglianza sui gruppi più emarginati di entrambi i Paesi.

Emilio Dabed, un avvocato palestinese-cileno, ha già stabilito le connessioni, scrivendo: “In entrambi i casi, i palestinesi e la popolazione indigena in Cile vivono in uno stato di eccezione imposto loro dai colonizzatori e in base al quale le popolazioni colonizzate non sono [visti come] né come detentori di diritti civili né come soggetti politici, ma piuttosto come una minaccia – come corpi [da] governare con la violenza, che è normalizzata dalla legge”.

Le armi israeliane che mantennero forzatamente Pinochet al potere furono usate in modo sproporzionato sui Mapuche, che avevano sostenuto gli sforzi di sinistra come l’elezione del socialista Salvador Allende nel 1970. Oggi molti indigeni prendono parte alle manifestazioni e sono diventati molti le vittime per mano dei militari.

Al di fuori del Cile e di Israele, è importante indire partenariati militari che perpetuino l’oppressione degli indigeni emarginati. Tali legami tra l’IDF e le forze armate di altri Paesi dovrebbero essere indagati e messi in discussione. L’ulteriore militarizzazione delle comunità non produce pace, ma ulteriore brutalità e ingiustizia – ed è tempo che parliamo del perché stiamo ignorando tutto questo.

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