Israele demolisce la casa di un detenuto palestinese

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11 maggio 2020 

Secondo la Mezzaluna Rossa, quattro palestinesi sono rimasti feriti durante gli scontri, incluso uno colpito da una granata a gas.
Le forze di occupazione israeliane stamattina hanno demolito la casa della famiglia di un  palestinese sospettato nell’omicidio della diciassettenne Rina Shnerb, avvenuto lo scorso agosto, durante l’esplosione di una bomba fatta in casa presso una sorgente naturale nei pressi dell’insediamento israeliano illegale di Dolev nella Cisgiordania occupata. Il padre e il fratello di Shnerb, che stavano facendo un’escursione con lei, furono anche loro feriti nell’attacco.

La casa nel villaggio di Kobar, a nord di Ramallah, apparteneva a Qassem Shibli, accusato di aver organizzato l’attacco e la demolizione è stata approvata dall’Alta Corte di Giustizia che respingeva le petizioni della sua famiglia contro la demolizione. L’avviso emesso a gennaio è una delle tante minacce che i palestinesi devono affrontare.

Tuttavia l’azione dell’esercito ha incontrato decine di palestinesi che protestavano in risposta bruciando pneumatici e lanciando pietre contro i soldati, che a loro volta hanno risposto con “metodi di dispersione della folla” ha riferito Haaretz.

Secondo la Mezzaluna Rossa, quattro palestinesi sono rimasti feriti durante gli scontri, incluso uno colpito da una granata a gas.

A marzo l’esercito israeliano ha anche demolito le case di altri due palestinesi presumibilmente coinvolti nell’attacco; Walid Hanatasha e Yazan Magamis. Entrambi sono stati informati dell’intenzione di demolire le case della loro famiglia a febbraio e hanno anche presentato petizioni. Israele non consente la ricostruzione di case demolite e minaccia di abbattere qualsiasi tentativo di ripristinare le residenze abbattute.

Le politiche israeliane praticano in modo sfrenato le demolizioni di case contro intere famiglie, questi sono atti di punizione collettiva illegale e violano direttamente le norme internazionali dei diritti umani.

 

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