Le ONG chiedono la fine degli attacchi militari israeliani contro i pescatori di Gaza

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22 maggio 2020

Gerusalemme (QNN) – Diverse organizzazioni non governative palestinesi e israeliane (ONG) hanno invitato le autorità israeliane a porre fine agli attacchi ai pescatori di Gaza.

Nelle ultime settimane, la marina israeliana ha usato misure esecutive sempre più violente violente  in mare, con incidenti spari continui sulle barche dei pescatori al largo della costa di Gaza che sono aumentati del 70% in aprile rispetto a gennaio-marzo 2020, secondo le ONG. L’uso del fuoco vivo minaccia la vita dei pescatori e provoca gravi danni a barche e attrezzature.

Le organizzazioni per i diritti umani Gisha, Adalah e Al Mezan, con base a Gaza, hanno inviato una lettera urgente al procuratore generale e all’avvocato generale israeliano, chiedendo che ordinassero ai militari di porre immediatamente fine alle molestie a danno dei pescatori e di indagare sugli incidenti passati.

La violenza con cui i militari impongono la chiusura marittima di Gaza come una questione di routine include misure come l’uso sfrenato del fuoco vivo, l’affondamento delle barche, il degrado del trattamento dei pescatori, il sequestro delle barche e il danneggiamento delle attrezzature.

Secondo Al Mezan, nei primi quattro mesi del 2020 sono stati registrati 105 episodi di fuoco della marina israeliana contro i pescherecci di Gaza; sei pescatori sono stati feriti e altri sette sono stati arrestati, incluso un minore. Inoltre, sette barche hanno subito gravi danni, grandi quantità di attrezzatura da pesca sono state distrutte e una barca è stata sequestrata.

Queste pratiche della marina israeliana sono proseguite anche questo mese. Nelle ore mattutine dell’8 maggio 2020, ad esempio, i pescatori hanno riferito di un attacco navale israeliano contro due pescherecci. I proiettili di gomma colpivano un pescatore in testa e un altro alla mano; i motori di due barche sono stati distrutti da munizioni vere. Più tardi quel giorno, la marina israeliana ha usato potenti cannoni ad acqua su diverse imbarcazioni, mettendo a rischio le barche e i loro proprietari e ferendo un pescatore.

Nella lettera inviata a nome delle tre organizzazioni, l’avvocato di Gisha Muna Haddad affermava che “la politica di utilizzare una forza potenzialmente letale contro i pescatori e causare danni gravi e irreversibili alle loro proprietà è illegale e sproporzionata”.

Secondo le testimonianze dei pescatori, la marina israeliana usa misure violente anche quando i pescherecci si trovano nella zona di pesca consentita. Haddad ha sottolineato che “in ogni caso, navigare al di fuori della zona di pesca non costituisce di per sé una minaccia alla sicurezza che giustifica l’uso della forza apparentemente inteso per imporre restrizioni di sicurezza”.

Le restrizioni di Israele all’accesso alla zona di pesca che impone nello spazio marittimo di Gaza, i frequenti cambiamenti che apporta alla sua delimitazione e i metodi di applicazione violenta che impiega impediscono il sostentamento di migliaia di pescatori a Gaza, minando quello che una volta era un settore importante nell’Economia della striscia.

Le azioni di Israele in mare sono solo uno degli attacchi, ma un duro esempio del controllo che Israele esercita ancora sulle vite dei residenti di Gaza. Questo controllo comporta delle responsabilità, tra cui l’obbligo di consentire ai residenti della Striscia di Gaza di guadagnarsi da vivere e vivere dignitosamente, senza essere costretti a rischiare la propria vita e proprietà e senza violare i loro diritti fondamentali, hanno affermato le ONG.

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