Nel vedere le foto di mio figlio Mahmoud, in piedi contro i fucili israeliani, con una sigaretta serrata tra le labbra

7 luglio 2020

https://mondoweiss.net/2020/07/on-seeing-photos-of-my-son-mahmoud-standing-up-to-israeli-guns-with-a-cigarette-clamped-in-his-lips

di Badia Dwaik

MAHMOUD DWAIK, DETENUTO DAI SOLDATI DI ISRAELE, HEBRON, 2 LUGLIO 2020. IMMAGINE (C) AMER SHALLODI

Quando ho visto le foto di mio figlio Mahmoud per caso sulla pagina di un giornalista, scattate venerdì scorso a Hebron, non mi ha sorpreso vedere i soldati dell’occupazione sionista israeliana che cercavano di umiliare e abusare un bambino palestinese. Quanti bambini sono stati martirizzati, le loro madri e le loro famiglie traumatizzate. Quanti bambini sono stati arrestati e imprigionati e hanno perso anni di vita nonostante i loro corpi deboli, nonostante la loro infanzia, che è stata rubata dall’occupazione ancora prima che fossero nati.

Quando ho visto quella foto di mio figlio, sedicenne, non me la sono presa con lui, come qualcuno si sarebbe aspettato, perché l’ho scoperto che fumava. L’ho rimproverato perché sono stati in grado di fotografarlo così facilmente. Se un giornalista è stato in grado di scattare tali foto di Mahmoud durante una protesta, significa che anche i soldati gli hanno fatto delle foto. Non importa che mio figlio non stesse lanciando pietre, i soldati israeliani possono tenere le foto a un checkpoint militare. Allora Mahmoud potrebbe diventare un bersaglio ed essere preso di mira da loro.

Non voglio che mio figlio sia un obiettivo facile. Vengo da una scuola che crede che se gli israeliani pescano per noi, non dovremmo essere piccoli pesci, facili da catturare per loro. Come ha detto lo scrittore e compagno palestinese Ghassan Kanafani, “Non morire prima di diventare un avversario”. E oggi è il 48° anniversario dell’assassinio di Kanafani.

Ma quando ho visto la foto, ho ringraziato Dio, perché mio figlio non è stato picchiato nel punto in cui aveva subito un’operazione all’addome. Dove la sua appendice era esplosa nel suo corpo, e ha subito due operazioni e trascorso un mese e mezzo in ospedale per le cure, perché le tossine si erano diffuse nel suo corpo.

Ancora una volta, ho ringraziato Dio che la sigaretta è rimasta in bocca e non è caduta a terra, in modo che uno dei soldati non ha potuto impadronirsi dell’infanzia innocente di mio figlio e sparargli, con il pretesto che tentasse di pugnalare un soldato o con qualche altra bugia, mentre raccoglieva la sigaretta da terra.

E poi, in un’altra contraddizione, mi ha fatto piacere che ci siano persone che documentano l’assassinio dell’infanzia in Palestina.

Molti dei sentimenti che i genitori provano nei confronti dei loro figli si mescolano alla miseria, e alla misera vita dei bambini in questa nazione, e alla mancanza di una vita dignitosa per loro, come per i bambini nel resto del mondo.

Ci sono alcune famiglie che collaborano con gli israeliani. Sono desiderosi di rubare la pagnotta ai più poveri. Si definiscono costruttori, ma non hanno dato nulla alla loro patria. Sono stati allevati solo per prendere, mentre combattiamo ogni giorno per il bene della patria e per il bene di una pagnotta che si è trasformata in un sogno, a causa di coloro che i nostri sogni ce li hanno rubati. Questa differenza è rappresentata da un altro detto di Kanafani, quello delle due tende. “C’è una tenda per quelli che sono stati cresciuti per dare alla loro patria e per il sacrificio, e una tenda separata per coloro che sono stati allevati per saccheggiare la patria e usarla come slogan solo per interessi personali”.

Questo trasforma la scena con i suoi contrasti e manifestazioni, in una sfida violenta, in una commedia nera che incarna il mosaico delle nostre vite. Tutti noi, come genitori, speriamo che i nostri figli vivano in pace e felicità e abbiano un futuro confortevole. Nessuno di noi desidera la prigione o la morte per i propri figli.

GHASSAN KANAFANI, 1936-1972

Torno indietro e guardo l’immagine, fino a quando tutte le immagini, le fantasie e le paure svaniscono da essa e solo una immagine rimane bloccata nella mia mente. Questa è l’immagine di mio figlio Mahmoud, che stava in piedi davanti ai soldati israeliani, armati fino ai denti, senza battere ciglio e senza che la sigaretta gli cadesse dalla bocca, come la gloria delle montagne di Hebron e delle montagne della Galilea. La gloria del popolo palestinese nel corso della storia di fronte a tutti gli invasori.

Le prossime generazioni in Palestina sono la nostra speranza e la speranza per il futuro della Palestina. La speranza si rinnova in loro, come una fenice. Ogni volta che dicono che la Palestina è morta e ha smesso di riemergere, la fenice si alza tra le ceneri annunciando di nuovo la rivoluzione della vita.

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