I registi palestinesi dicono no all’accordo sul “cinema coloniale” tra Emirati Arabi Uniti e Israele

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21 ottobre 2020               Tamara Nassar

I registi palestinesi chiedono il boicottaggio delle istituzioni cinematografiche degli Emirati che lavorano con il governo israeliano.

Israele sta cercando di impedire al cantante palestinese Mohammed Assaf di entrare in patria. Immagini di Shadi Hatem APA

Ciò avviene dopo che il mese scorso l’Abu Dhabi Film Commission ha firmato un accordo di cooperazione con la Sam Spiegel Film and Television School e l’Israel Film Fund, entrambi fondati dal ministero della Cultura israeliano.

L’accordo apre la strada a programmi di formazione congiunti, festival cinematografici e creazione di contenuti per promuovere la “tolleranza” e la “comprensione culturale tra gli Emirati e il popolo israeliano”.

Mohamed Khalifa al-Mubarak, presidente del dipartimento della cultura e del turismo di Abu Dhabi, ha accolto con favore l’accordo, affermando che rafforzerà i “legami culturali” tra le due industrie.

Rifiutando l’annoso appello palestinese al boicottaggio di Israele, l’accordo firmato dall’ente cinematografico degli Emirati è pronto a scavalcare un picchetto internazionale.

Quasi 100 registi, artisti, produttori e altri lavoratori dell’industria cinematografica palestinesi hanno firmato una dichiarazione in cui si respinge l’accordo e si esortano i loro colleghi a rispettare l’appello palestinese.

I firmatari includono registi di fama internazionale Annemarie Jacir, Hany Abu-Assad, Salim Abu Jabal, Najwa Najjar e Mohammad Bakri.

Scrivono di “essere rimasti profondamente delusi e scioccati   ” dall’ accordo di normalizzazione della Abu Dhabi Film Commission per lavorare con il regime di occupazione, colonizzazione e apartheid di Israele”.

Come cineasti palestinesi, dicono di essere stati “gravemente colpiti da questo colonialismo e dall’occupazione militare”, che spesso li costringe “a dipendere nelle nostre produzioni cinematografiche principalmente da finanziamenti stranieri”.

Invitano le loro controparti negli Emirati Arabi Uniti e in altri stati arabi a “rinunciare alla partnership con il cinema colonialista” e “a rifiutare qualsiasi lavoro con qualsiasi istituzione cinematografica ad Abu Dhabi o nel mondo arabo che concluda accordi con il governo israeliano”.

“Membri della famiglia”
L’accordo segue l’instaurazione di piene relazioni diplomatiche tra Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Israele attraverso gli accordi di Abraham mediati dagli Stati Uniti.

Il parlamento israeliano, la Knesset, ha approvato l’accordo di normalizzazione la scorsa settimana e il gabinetto degli Emirati Arabi Uniti ha seguito l’esempio lunedì.

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