5 ottobre 2026, Palestina occupata – Tra il 3 e il 4 ottobre, Israele ha deportato quattro attivisti di solidarietà, tre dagli Stati Uniti e uno dalla Germania. Stavano supportando la comunità di Jamma’in all’inizio della raccolta delle olive quando la polizia israeliana li ha arrestati. Agli attivisti è stato negato il diritto a un avvocato prima delle procedure di deportazione.
Il 2 ottobre, un gruppo di attivisti internazionali di solidarietà accompagnava i contadini di Jamma’in alla raccolta vicino al villaggio, situato a sud dell’area di Nablus nella Cisgiordania. Mentre il gruppo cercava di raggiungere gli uliveti, un gruppo di coloni israeliani, accompagnati da un jeep dell’esercito israeliano, si è avvicinato. I soldati hanno controllato i loro passaporti, avrebbero emesso un ordine di Zona Militare Chiusa per l’area e hanno ordinato ai palestinesi di andarsene.
La polizia israeliana è poi arrivata, ha trattenuto i quattro attivisti, che a quel punto stavano lasciando l’area e si trovavano in strada. La polizia israeliana ha quindi portato gli attivisti alla stazione di polizia di Ariel, in un insediamento vicino. La polizia ha arrestato gli attivisti con la falsa accusa che fossero stati informati di trovarsi in una ‘Zona Militare Chiusa’ ma si fossero rifiutati di andarsene. In realtà, ai due era stato comunicato l’ordine militare solo durante l’ interrogatorio alla stazione di polizia dell’insediamento. Durante l’interrogatorio, inizialmente la polizia ha detto all’avvocato che erano trattenuti ma non arrestati e che probabilmente sarebbero stati rilasciati presto. Poi si sono contraddetti dicendo che i detenuti sarebbero stati trasferiti direttamente a un’udienza sull’immigrazione per essere deportati. Gli attivisti hanno avuto un colloquio sull’immigrazione senza poter consultare un avvocato, nonostante l’avvocato abbia provato a contattare più volte le autorità dell’immigrazione senza successo. Continue reading









