Le forze israeliane assaltano la moschea di al-Aqsa per la seconda volta in 48 ore

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17 aprile 2022             Lubna Masarwa, Huthifa Fayyad

Decine di ufficiali aggrediscono e intrappolano i fedeli musulmani nelle sale di preghiera mentre coloni fortemente protetti vagano nel cortile della moschea

Le forze israeliane assaltano un palestinese nel cortile della moschea di al-Aqsa il 17 aprile 2022 (Mahmoud Moutan)

Le forze israeliane hanno preso d’assalto la moschea di al-Aqsa domenica presto, aggredendo e bloccando i fedeli musulmani all’interno delle sale di preghiera mentre spianavano la strada ai coloni israeliani per entrare nel luogo sacro occupato di Gerusalemme est.

Intorno alle 7 del mattino ora locale, centinaia di forze speciali sono entrati nel cortile della moschea e hanno iniziato a colpire i palestinesi che osservavano il Ramadan con i manganelli nel tentativo di costringerli ad uscire. Ci sono state anche segnalazioni di granate stordenti sparate in giro.

Nella sala di preghiera Qibli dalla cupola argentata, le forze israeliane hanno sparato gas lacrimogeni contro i fedeli e li hanno bloccati all’interno per quasi quattro ore. Decine di persone sono rimaste intrappolate all’interno e non sono state in grado di evacuare coloro che hanno riportato ferite lievi.

La Palestine Red Crescent Society (PRCS) ha affermato che anche ai suoi medici è stato impedito di entrare nella moschea per fornire il primo soccorso.

Le persone intrappolate all’interno della sala Qibli hanno chiesto aiuto usando gli altoparlanti, esortando i palestinesi a venire a proteggere la moschea. Secondo quanto riferito, le forze israeliane hanno cercato in seguito di accedere alla sala audio per interrompere il sistema audio, che è stato successivamente riparato dai volontari della moschea.

All’interno della sala della Cupola della Roccia al centro del complesso della moschea, anche le donne in preghierai sono state bloccate e non hanno potuto uscire neanche loro.

“Volevamo uscire per proteggere al-Aqsa, ma la polizia ci ha chiuso le porte”, ha detto a Middle East Eye Sahar Natsha, una donna palestinese rimasta intrappolata all’interno della Cupola della Roccia per quattro ore.

Le guardie della moschea hanno anche detto ai fedeli di non aprire le porte e di tentare di andarsene, temendo che le forze israeliane avrebbero sparato granate assordanti che avrebbero potuto incendiare i tappeti, ha detto Natsha.

“Ci siamo sentiti devastati e arrabbiati”, ha aggiunto. “Ma alla fine siamo stati anche contenti di essere presenti. Se avessimo lasciato la sala di preghiera, la polizia ci avrebbe costretti a lasciare la moschea del tutto. Abbiamo deciso di rimanere saldi per proteggerla”.

Coloni fortemente protetti
Nel frattempo, centinaia di israeliani, protetti da forze armate pesantemente armati, hanno continuamente preso d’assalto il cortile della moschea in diversi gruppi per tutta la durata del raid.

Attivisti israeliani di estrema destra e gruppi di coloni avevano annunciato l’intenzione di prendere d’assalto al-Aqsa questa settimana in gran numero a partire da domenica per celebrare la festa della Pasqua ebraica.

L’Islamic Waqf, un fondo congiunto giordano-palestinese che amministra gli affari di al-Aqsa, ha registrato più di 500 coloni entrati in questo periodo.

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I gruppi di estrema destra che organizzano questi raid, in coordinamento con la polizia, chiedono a Israele di affermare la piena sovranità ebraica sul sito e di consentire il culto ebraico e il sacrificio rituale.

Alcuni sostengono anche la distruzione della moschea, dove credono che un tempo sorgessero due antichi templi ebraici, per far posto a un terzo tempio.

Nella Città Vecchia, fuori al-Aqsa, alcuni palestinesi hanno lanciato pietre contro gli autobus che trasportavano israeliani diretti al sito, ferendone lievemente cinque. Le forze israeliane hanno arrestato due persone in relazione all’incidente.

Piccole proteste palestinesi hanno avuto luogo vicino alla Porta del Leone nella Città Vecchia mentre il raid si svolgeva. Le forze israeliane hanno ferito almeno 17 persone, ha affermato la PRCS.

Prima dell’alba, le forze israeliane hanno aumentato la loro presenza fuori dai cancelli di al-Aqsa e imposto restrizioni ai palestinesi che cercavano di entrare nella moschea per pregare, hanno detto testimoni oculari.

‘Violazione dei diritti e santità religiose’
Con la Pasqua che durerà fino alla fine della settimana, si prevede che le incursioni dei coloni accompagnate da assalti della polizia continueranno, ha detto a MEE lo sceicco Najeh Bakirat, vicedirettore del Waqf islamico di Gerusalemme.

“Tutte queste incursioni stanno tentando di cambiare la realtà sul campo e creare una presenza ebraica minacciosa ad al-Aqsa”, ha detto Bakirat.

“Lo stato [israeliano] non rinuncerà mai a queste incursioni perché sin dall’inizio della sua creazione ha lavorato per erodere questo monumento islamico, che simboleggia le radici arabe e islamiche della lotta palestinese”.

Un palestinese prega davanti alla Cupola della Roccia presso la Moschea di al-Aqsa dopo un raid delle forze israeliane e dei coloni il 17 aprile 2022. (AFP)

Nell’ambito di un’intesa tra la Giordania – custode dei siti islamici e cristiani a Gerusalemme – e Israele, i non musulmani possono visitare al-Aqsa ma non possono pregare lì.

Tuttavia, Israele ha ignorato a lungo questa delicata disposizione, spesso indicata come lo “status quo” e aggirava il Waqf. Negli ultimi anni, le forze israeliane, i coloni e politici di alto profilo hanno fatto irruzione nella moschea quasi quotidianamente senza il permesso dei palestinesi.

Le incursioni sono state spesso ridimensionate e talvolta annullate durante le festività musulmane, come nel mese sacro del Ramadan. Tuttavia, la situazione è cambiata negli ultimi anni e anche i coloni hanno iniziato a pregare all’interno della moschea durante le loro incursioni, il che è una violazione dello status quo concordato a livello internazionale.

Il numero di coloni che entrano nella moschea è cresciuto costantemente nel corso degli anni, causando allarme tra i palestinesi. Nel 2009, 5.658 coloni sono entrati nella moschea in tali tour. Nel 2019, poco prima della pandemia di Covid, il numero è salito a 30.000, secondo alcune stime.

Il controllo israeliano della Gerusalemme Est occupata, inclusa la Città Vecchia, viola diversi principi del diritto internazionale, che stabilisce che una potenza occupante non ha sovranità sul territorio che occupa e non può apportare modifiche permanenti al territorio.

Umm Kamel el-Kurd, un veterano attivista di Gerusalemme che si trovava ad al-Aqsa durante il raid domenicale, ha affermato che c’è stata una notevole escalation nelle modalità e nelle dimensioni dei raid israeliani.

“Le violazioni e le ingiustizie hanno raggiunto nuovi livelli. Quello che sta accadendo è una catastrofe, è inaccettabile”, ha detto a MEE el-Kurd, noto anche come Hajja Fawzia. “Questa è una chiara violazione dei diritti e delle santità religiose”.

Quello che è successo oggi e continuerà ad accadere ad al-Aqsa, ha detto el-Kurd, è un’altra prova del piano del governo israeliano di dividere la moschea tra musulmani ed ebrei, in modo simile a come è stata divisa la moschea Ibrahimi a Hebron negli anni ’90

“Al-Aqsa è stata effettivamente divisa, sia fisicamente che in momenti diversi assegnati ai coloni. Chiunque ti dica il contrario sta mentendo”.

Appelli alla protesta
Il raid di domenica è arrivato quando i palestinesi hanno segnato il 16° giorno del Ramadan, il mese più sacro dell’anno per i musulmani.

È seguito un altro violento tentativo delle forze israeliane di ripulire al-Aqsa dai fedeli musulmani venerdì, in cui più di 150 sono rimasti feriti e almeno 450 arrestati mentre la polizia ha sparato proiettili d’acciaio rivestiti di gomma, gas lacrimogeni e granate assordanti all’interno del cortile e nelle sale di preghiera della moschea.

Shiekh Ekrima Sabri, l’imam di Al-Aqsa, ha detto a MEE che il raid del venerdì è stato un “attacco premeditato e orchestrato” contro i palestinesi.

“Vogliono dissuadere i musulmani dal venire alla moschea e permettere agli intrusi ebrei di assaltare Al-Aqsa”, ha detto l’82enne.

Il raid è stato ampiamente condannato da vari stati a maggioranza musulmana, tra cui Giordania, Turchia e Arabia Saudita.

Le fazioni palestinesi hanno anche criticato Israele per gli assalti, avvertendolo delle conseguenze se tali violazioni fossero continuate ed esortando i manifestanti a scendere in piazza in varie città palestinesi.

L’anno scorso, simili incursioni violente su al-Aqsa, che hanno coinciso con le proteste contro i piani per espellere i palestinesi dal quartiere Sheikh Jarrah di Gerusalemme, hanno scatenato manifestazioni diffuse in Cisgiordania e all’interno delle città palestinesi in Israele e hanno portato a una guerra di 11 giorni tra Israele e gruppi armati nella Striscia di Gaza.

Il bombardamento israeliano ha ucciso 256 palestinesi, inclusi 66 bambini. In Israele, 13 persone sono state uccise dai razzi lanciati da Gaza.

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