28 luglio 2026
Mentre continua il suo genocidio a Gaza, Israele ha intensificato la sua campagna di pulizia etnica contro i palestinesi nella Cisgiordania occupata.
Le forze di occupazione militari israeliane, in un contesto di apartheid, hanno protetto i coloni israeliani mentre terrorizzavano le comunità palestinesi, uccidendo, bruciando e ferendo centinaia di persone. In una sfacciata dimostrazione di impunità, le forze genocidarie israeliane hanno lanciato massicce operazioni di punizione collettiva in tutto il territorio, commettendo ulteriori crimini di guerra e favorendo i pogrom.
In seguito all’uccisione da parte dei coloni israeliani di quattro palestinesi che difendevano le loro case nel villaggio di Tell, vicino a Nablus, l’esercito israeliano ha imposto un soffocante lockdown e ha condotto raid su larga scala nelle città di Nablus e Jenin e nei villaggi circostanti. Almeno due donne palestinesi sono state costrette a partorire in veicoli ai posti di blocco e una donna ha perso il suo bambino non ancora nato a causa della chiusura delle strade a Nablus. Decine di palestinesi sono stati arrestati e detenuti.
Incoraggiati dal proprio potere, i coloni fascisti hanno incendiato e imbrattato moschee con slogan razzisti e abbattuto migliaia di ulivi. Tutto ciò è orchestrato nell’ambito del piano del governo israeliano fascista di espellere il maggior numero possibile di palestinesi autoctoni dalle proprie case, spesso cedendole ai coloni o trasformandole in caserme militari.
Dall’ottobre 2023, mentre perpetrava un genocidio in corso che ha ucciso decine di migliaia di palestinesi a Gaza, le forze di occupazione israeliane hanno assassinato almeno 1.111 palestinesi – di cui almeno 243 bambini – nella Cisgiordania occupata, inclusa Gerusalemme Est. Decine di migliaia di persone sono state sfollate con la forza dalle proprie case.
Questo fa parte della deliberata politica israeliana di continua Nakba – la logica estensione del sistema di apartheid coloniale instaurato nel 1948 e tuttora in vigore in tutta la Palestina storica. Si fonda sull’espropriazione, sulla pulizia etnica e sulla negazione del diritto intrinseco e sancito dalle Nazioni Unite ai nostri rifugiati di tornare nelle loro terre e ricevere un risarcimento.
Continuare a fare affari come se nulla fosse con lo Stato genocida di Israele o con qualsiasi sua azienda o istituzione complice significa esserne complici a propria volta.
