{"id":2066,"date":"2013-01-26T20:51:56","date_gmt":"2013-01-26T20:51:56","guid":{"rendered":"http:\/\/italy.palsolidarity.org\/?p=2066"},"modified":"2013-01-26T20:51:56","modified_gmt":"2013-01-26T20:51:56","slug":"wasim-dahmash-non-e-possibile-risarcire-il-dolore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/2013\/01\/26\/wasim-dahmash-non-e-possibile-risarcire-il-dolore\/","title":{"rendered":"Wasim Dahmash: non \u00e8 possibile risarcire il dolore."},"content":{"rendered":"<p><em><b>di Francesca Gnetti<\/b>, su Nena news<a href=\"http:\/\/italy.palsolidarity.org\/2013\/01\/26\/wasim-dahmash-non-e-possibile-risarcire-il-dolore\/news_94155\/\" rel=\"attachment wp-att-2067\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-2067\" alt=\"NEWS_94155\" src=\"http:\/\/italy.palsolidarity.org\/files\/2013\/01\/NEWS_94155.jpg\" width=\"256\" height=\"144\" \/><\/a><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><i>Roma, 26 gennaio 2012, Nena News <\/i>&#8211; Trascorsi due mesi dall&#8217;ultima offensiva israeliana sulla Striscia di Gaza, che ha fatto 170 vittime tra i palestinesi, e dall&#8217;approvazione della risoluzione dell&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite per rendere la Palestina uno Stato osservatore non-membro dell&#8217;Onu, lo stallo nella questione israelo-palestinese sembra assumere sempre pi\u00f9 i contorni di una cancrena. E le elezioni israeliane del 22 gennaio, che probabilmente sposteranno il paese ancora pi\u00f9 a destra, contribuiranno a far sfumare ulteriormente le possibilit\u00e0 di un accordo di pace. Uno dei principali punti di contrasto continua a essere, ormai da decenni, la questione del rientro dei profughi palestinesi, cacciati dalle loro case sin dal 1948. <!--more-->Oggi quelli registrati dall&#8217;Unrwa, l&#8217;agenzia dell&#8217;Onu per il Soccorso e l&#8217;Occupazione dei profughi palestinesi nel vicino Oriente, sono 5 milioni e 600mila, ma le stime parlano di oltre 7 milioni. Eppure sciogliere il nodo del diritto al ritorno \u00e8 l&#8217;unico modo per arrivare a una soluzione, come ha spiegato Wasim Dahmash, professore di lingua e letteratura araba all&#8217;Universit\u00e0 di Cagliari ed esponente dell&#8217;Associazione Gazzella. Il rientro dei profughi palestinesi \u00e8 il presupposto imprescindibile per eliminare il regime di apartheid e la discriminazione razziale su cui si fonda lo Stato di Israele e per gettare le basi di una convivenza paritaria.<\/p>\n<p>Che cosa vuol dire nascere fuori dal proprio paese di origine?<br \/>\nNascere nella diaspora significa avere un senso di precariet\u00e0 permanente, qualcosa che ti accompagna sempre e che si percepisce sin dall&#8217;infanzia. I massacri, le stragi e le atrocit\u00e0 commesse nei confronti dei palestinesi creano un senso di differenza rispetto agli altri, di particolarit\u00e0, che si trasforma in precariet\u00e0, perch\u00e9 si ha la sensazione di nascere nel posto sbagliato. Questo senso di precariet\u00e0 nel palestinese \u00e8 qualcosa di costitutivo, di permanente, ed \u00e8 ci\u00f2 che differenzia lo sradicato dal migrante, che invece lascia il proprio paese, va a cercare lavoro e fortuna, si inserisce in un nuovo contesto economico e sociale e in alcuni casi non ha pi\u00f9 intenzione di tornare. L&#8217;altro aspetto caratterizzante dei palestinesi della diaspora \u00e8 la memoria frantumata, che va ricomposta continuamente. In condizioni di normalit\u00e0 la memoria fa parte del mosaico culturale in cui ciascuno \u00e8 immerso e si rinnova ogni momento. Invece per il palestinese che vive nella diaspora ricostruire questa memoria \u00e8 una necessit\u00e0 vitale, senza la quale lo sradicamento diventa letale.<\/p>\n<p>In questo modo \u00e8 stato possibile conservare la cultura palestinese fuori dal paese attraverso tutti questi anni?<br \/>\nLa memoria fa parte di un tentativo di riconsiderarsi, di rifarsi un&#8217;identit\u00e0. Nella storia palestinese c&#8217;\u00e8 una cesura. A un certo punto un paese intero \u00e8 stato cancellato e una societ\u00e0 \u00e8 stata fatta esplodere, \u00e8 stata frantumata, dispersa. In un campo profughi si trovano persone di estrazione sociale differente, da storie e da territori diversi e quindi diventa necessario riconquistare la propria diversit\u00e0, la propria particolarit\u00e0, altrimenti c&#8217;\u00e8 una perdita di personalit\u00e0, di storia della propria comunit\u00e0 e anche della propria famiglia. E ricostruire la propria identit\u00e0 richiede una ricostruzione della memoria. Ma la memoria di oggi \u00e8 molto diversa rispetto a quella storica, perch\u00e9 il dato fondante \u00e8 diventato la pulizia etnica e la ricchissima storia passata della Palestina si \u00e8 indebolita.<\/p>\n<p>Come \u00e8 percepita la memoria della terra di origine dalle nuove generazioni nate nella diaspora che non hanno mai visto la Palestina?<br \/>\nIl rapporto con la propria cultura in generale cambia, si modifica. La nuova generazione non conosce quasi niente della Palestina, sa pochissimo della geografia, del rapporto storico che i palestinesi hanno avuto con la natura che \u00e8 fondamentale, \u00e8 un rapporto vivo, che si ritrova in tutte le opere e nel percorso millenario della scrittura palestinese. Siccome nella nuova memoria il fatto pi\u00f9 importante \u00e8 quello della pulizia etnica, come reazione l&#8217;obiettivo immediato diventa quello del ritorno, della ricostruzione dopo la catastrofe. Ogni generazione che cresce dopo una guerra disastrosa si pone l&#8217;obiettivo della ricostruzione come ritorno, ovviamente impossibile, al passato. La stragrande maggioranza dei palestinesi sogna di tornare a qualcosa che non esiste pi\u00f9, perch\u00e9 il paesaggio \u00e8 cambiato, ora \u00e8 abitato dagli israeliani che lo modificano continuamente. Quindi bisognerebbe parlare di un ritorno a un futuro da costruire, non a un passato che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9.<\/p>\n<p>Il diritto al ritorno per\u00f2 \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 marginale sul tavolo delle trattative.<br \/>\nLa questione israelo-palestinese non si risolver\u00e0 mai finch\u00e9 i palestinesi non avranno il diritto di tornare alle loro case. Il diritto al ritorno \u00e8 inalienabile, non \u00e8 negoziabile, non \u00e8 frantumabile, non si pu\u00f2 dividere dalla persona. Il problema sorge prima ancora della nascita di Israele. Quando si decise di creare uno Stato ebraico, si concep\u00ec uno Stato esclusivamente per gli ebrei, che avrebbe dovuto estromettere la popolazione indigena. La programmazione della pulizia etnica cominci\u00f2 in Europa. Gli ebrei non conoscevano nemmeno la Palestina e quei pochi che l&#8217;avevano visitata la disprezzavano perch\u00e9 nella maggior parte dei casi erano di origine germanica, abituati ai boschi di castagno e di pino e disdegnavano la terra palestinese, una campagna di orti che somigliava molto alla Toscana. Per\u00f2 programmarono la pulizia etnica, perch\u00e9 volevano creare uno Stato per gli ebrei. Tutte le azioni del governo e dell&#8217;establishment israeliani, ma anche del movimento sionista, con le istituzioni, le associazioni, i gruppi e le persone che lo costituiscono, hanno sempre mirato a eliminare la presenza degli indigeni per modificare quel territorio, riscriverne la storia e il paesaggio, trasformandolo in un paese che potesse piacere agli ebrei provenienti dall&#8217;Europa centrale. Oggi la pulizia etnica \u00e8 costante, quotidiana, strisciante ma sistematica. Ogni giorno si fa di tutto per ergere ostacoli al ritorno, per creare condizioni di vita impossibili e obbligare i giovani ad andarsene.<\/p>\n<p>Il diritto al ritorno \u00e8 un&#8217;opzione ancora praticabile? Esistono delle alternative?<br \/>\nLa risoluzione 194 prevede per i palestinesi non solo il diritto al ritorno, ma anche il diritto al risarcimento per i danni che hanno subito. Mentre il primo diritto \u00e8 realizzabile, il secondo non lo \u00e8, perch\u00e9 \u00e8 impossibile risarcire una popolazione che ha perso il proprio territorio. Quante sono le sofferenze, quante sono le centinaia di migliaia di morti, quante sono le decine di migliaia di madri che hanno perso i propri bambini? Quanti sono i bambini che hanno perso i loro genitori? Quanti sono i feriti, quanti sono coloro che hanno subito danni irreversibili, sono stati cavie di armi nuove? Come si pu\u00f2 risarcire tutto questo? Non \u00e8 possibile risarcire il dolore. Quello che \u00e8 possibile \u00e8 un risarcimento morale nel momento in cui le potenze e i governi che hanno appoggiato questo massacro infinito riconosceranno le proprie colpe e chiederanno scusa al popolo palestinese, ma non si tratta di un risarcimento materiale. L&#8217;unica via possibile resta quella del diritto al ritorno.<\/p>\n<p>In che modo \u00e8 realizzabile oggi questo diritto?<br \/>\nI coloni israeliani venuti dall&#8217;Europa hanno creato uno Stato che esclude gli indigeni e quindi \u00e8 basato sul sistema dell&#8217;apartheid. Ma non \u00e8 stato possibile eliminare tutta la popolazione palestinese, in un primo momento perch\u00e9 la potenza coloniale non aveva i mezzi per farlo e oggi perch\u00e9 ci saranno sempre gruppi di palestinesi sparsi in tutto il mondo. Si pu\u00f2 impedire loro di esprimersi, di organizzarsi, per\u00f2 ucciderli tutti non \u00e8 possibile. I palestinesi non sono in grado di sconfiggere la potenza coloniale e la potenza coloniale non \u00e8 in grado di eliminare i palestinesi, quindi qualche via di uscita si deve trovare. L&#8217;unica soluzione \u00e8 la convivenza pacifica su una base di parit\u00e0. Per farlo \u00e8 fondamentale eliminare il sistema dell&#8217;apartheid. In questo modo si pu\u00f2 concretizzare il diritto al ritorno ed \u00e8 assolutamente realizzabile, pu\u00f2 succedere da un momento all&#8217;altro. Nena News<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Francesca Gnetti, su Nena news Roma, 26 gennaio 2012, Nena News &#8211; Trascorsi due mesi dall&#8217;ultima offensiva israeliana sulla Striscia di Gaza, che ha fatto 170 vittime tra i palestinesi, e dall&#8217;approvazione della risoluzione dell&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite &hellip; <a href=\"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/2013\/01\/26\/wasim-dahmash-non-e-possibile-risarcire-il-dolore\/\">Continue reading <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-2066","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-uncategorized"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2066","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2066"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2066\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2066"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2066"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2066"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}