{"id":21615,"date":"2024-12-20T18:25:33","date_gmt":"2024-12-20T17:25:33","guid":{"rendered":"http:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/?p=21615"},"modified":"2024-12-22T20:05:24","modified_gmt":"2024-12-22T19:05:24","slug":"la-tortura-come-routine-quotidiana-un-testimone-dalle-prigioni-israeliane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/2024\/12\/20\/la-tortura-come-routine-quotidiana-un-testimone-dalle-prigioni-israeliane\/","title":{"rendered":"La tortura come routine quotidiana: un testimone dalle prigioni israeliane"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/palsolidarity.org\/2024\/12\/torture-as-a-daily-routine-a-witness-from-israeli-prisons\/\">https:\/\/palsolidarity.org\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>19 dicembre 2024<\/strong><br \/>\nIl suo viso \u00e8 scavato, la pelle bianca tirata su zigomi prominenti. Gli occhi, stanchi ma spalancati, non si fermano mai. Abed \u00e8 appena uscito dalla prigione di Al-Naqab, nel sud di Israele, cinque giorni fa. Non riesce ancora a crederci.<a href=\"http:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/signal-2024-12-10-150749_002-825x510-1.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-21618 aligncenter\" src=\"http:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/signal-2024-12-10-150749_002-825x510-1-300x185.jpeg\" alt=\"\" width=\"499\" height=\"308\" srcset=\"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/signal-2024-12-10-150749_002-825x510-1-300x185.jpeg 300w, https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/signal-2024-12-10-150749_002-825x510-1-768x475.jpeg 768w, https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/signal-2024-12-10-150749_002-825x510-1.jpeg 825w\" sizes=\"auto, (max-width: 499px) 100vw, 499px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Ho perso 60 chili in meno di un anno&#8221;. Mostra una gigantesca foto di s\u00e9 appeso nell&#8217;atrio: un uomo grassoccio e muscoloso, sorridente con una bambina in braccio. &#8220;Quella \u00e8 mia figlia, quello sono io. \u00c8 passato un anno&#8221;. L&#8217;uomo di fronte a me sembra lo spettro dell&#8217;immagine appesa. Persino la bambina che zompa dietro di noi non sembra riconoscerlo: quando suo padre la chiama per nome, si getta tra le braccia del cugino, quasi spaventata. &#8220;Mia figlia quando mi ha visto per la prima volta si nascondeva, mi chiamava zio. \u00c8 stato cos\u00ec triste&#8221;.<!--more--><\/p>\n<div id=\"attachment_21616\" style=\"width: 503px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/signal-2024-12-10-150749_003-450x600-1.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-21616\" class=\" wp-image-21616\" src=\"http:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/signal-2024-12-10-150749_003-450x600-1-225x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"493\" height=\"657\" srcset=\"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/signal-2024-12-10-150749_003-450x600-1-225x300.jpeg 225w, https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/signal-2024-12-10-150749_003-450x600-1.jpeg 450w\" sizes=\"auto, (max-width: 493px) 100vw, 493px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-21616\" class=\"wp-caption-text\">Il messaggio di Abed al mondo<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abed ha 28 anni e di professione faceva il fornaio. Lo hanno arrestato lo scorso dicembre in un raid notturno in cui l&#8217;esercito israeliano ha fatto irruzione nella sua casa sfondando la porta, rompendo diversi mobili e finestre. E lo hanno portato via. Non avrebbe pi\u00f9 avuto notizie della sua famiglia n\u00e9 avuto contatti con il mondo esterno fino al 30 novembre 2024.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo a casa sua nel campo profughi di Jenin, forse la citt\u00e0 pi\u00f9 colpita dagli attacchi israeliani in Cisgiordania nell&#8217;ultimo anno. Per arrivarci, bisogna percorrere diverse strade allagate di fango e acqua, con una vista panoramica su cumuli di detriti e case danneggiate o demolite. In effetti, la distruzione da parte dei D9 e delle ruspe di Tel Aviv non ha risparmiato nessuna infrastruttura nel campo, che \u00e8 considerato da Israele una delle roccaforti della resistenza in Cisgiordania: ogni strada, cos\u00ec come i sistemi idrici ed elettrici, sono stati sistematicamente e metodicamente devastati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cMi hanno arrestato solo perch\u00e9 sono palestinese\u201d, inizia il racconto di Abed, che si sforza di sottolineare di non essere legato a nessun partito e di non far parte della resistenza. \u201cLe condizioni in cui ci tenevano erano terribili. Non so se riuscir\u00f2 a parlare di ci\u00f2 che ho vissuto\u2026 nemmeno gli animali vengono tenuti cos\u00ec\u201d. Ma poi, \u00e8 un fiume di parole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cMi hanno dato lo shampoo sei volte in un anno\u201d, racconta. \u201cPotevamo fare la doccia, ma non ci davano niente con cui lavarci\u201d. Prima del 7 ottobre, la vita dei palestinesi in prigione era diversa. Poi i detenuti hanno subito la vendetta di Israele sulla loro pelle. \u201cSiamo diventati dei numeri. Ci chiamavano sempre per numero\u201d. Ce lo mostra, era scritto a pennarello sulla sua carta d\u2019identit\u00e0. Doveva essere di sette o otto cifre; leggerlo \u00e8 come tornare indietro a momenti della storia che si sperava fossero stati superati. \u201cIl primo giorno mi hanno dato un piatto di plastica, un cucchiaio e una forchetta, quelli usa e getta. Ho dovuto usarli per un anno\u201d. Sorride. \u201c\u00c8 pazzesco, ma quando sono uscito, volevo portarli con me. Non so pi\u00f9 come usare quelli veri.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Erano in 14 a vivere in una cella fatta per nove persone. Dormivano senza materassi, in letti duri come pietre o sul pavimento, stretti l&#8217;uno all&#8217;altro per stare al caldo. \u201cNon avevamo abbastanza vestiti e non ci davano niente per coprirci. La gente si faceva i calzini tagliando pezzi dalle coperte.\u201d Abed ha continuato, \u201cQuando ci portavano il cibo, non era abbastanza per gli esseri umani. Non era abbastanza per sopravvivere\u2026 Ho perso 60 kg, ma se la mia situazione in prigione non era cos\u00ec buona, le condizioni di molti altri erano peggiori.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le notizie da fuori dalla prigione arrivavano solo quando arrivavano nuovi detenuti. Non c&#8217;era alcun contatto con il mondo esterno. \u201cDal 7 ottobre, ci hanno portato via tutto: niente TV, niente libri, niente giornali, niente visite, niente lettere ai familiari, nessun contatto con l&#8217;avvocato.\u201d Nemmeno le udienze erano un&#8217;occasione per incontrare l&#8217;avvocato o un volto amico. &#8220;Non c&#8217;era un vero tribunale, era un&#8217;aula, hanno spostato tutto online&#8221;. Aggiunge: &#8220;Ogni volta che ci spostavano dalla cella a quella stanza, o da qualche altra parte, sapevamo che non saremmo tornati sani&#8221;. Le percosse erano la norma, e potevano anche arrivare durante le numerose perquisizioni o conteggi che facevano dei detenuti in cella.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Ho la scabbia. Quasi tutti in prigione hanno la scabbia, almeno il 90 percento&#8230; Io l&#8217;avevo su tutto il corpo&#8230; non era normale. Non ci davano medicine. Era una tortura&#8221;. Poi racconta di un episodio strano. &#8220;Una volta finalmente mi hanno mandato dal &#8216;dottore&#8217; &#8211; in prigione non c&#8217;era un ospedale, e comunque non ti davano niente&#8230; c&#8217;era un gruppo di persone che non erano israeliani, erano internazionali. Ho chiesto a uno di questi &#8216;dottori&#8217; da dove venisse, mi ha detto [che era] francese; non mi ha aiutato. A volte penso che ci stessero facendo dei test, come se fossimo animali&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ripete pi\u00f9 volte: &#8220;Voglio solo essere considerato un essere umano, non importa che io sia palestinese, sono un essere umano&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci mostra un video di quando \u00e8 stato rilasciato dalla prigione qualche giorno fa. Quando \u00e8 stato rilasciato, \u00e8 stato accolto da una folla di familiari e amici, dove ha abbracciato sua madre e ha pianto. &#8220;Per un anno non ho mai pianto. Ma non appena ho visto mia madre, ho pianto&#8221;, racconta. &#8220;Mia madre era malata. Non potevo mai scriverle. Ma ogni volta che avevo la possibilit\u00e0 di vedere la luna dalla mia cella, le mandavo un messaggio attraverso la luna&#8230;&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Almeno 47 detenuti sono morti nelle prigioni israeliane dal 7 ottobre a causa di torture o mancanza di cure da parte di Israele. Gli chiedo se ha assistito a tali incidenti. Lui ribolle. &#8220;Uno di questi 47 era nella mia cella&#8221;, dice. &#8220;Lo hanno portato, che era gi\u00e0 stato picchiato a morte; era ferito. Lo avevano trasferito l\u00ec. Poi lo hanno picchiato di nuovo. Di notte entravano e ci contavano, lo facevano spesso. Era inverno, faceva freddo. Era ancora steso a terra, perch\u00e9 era malato, non riusciva ad alzarsi. Ricordo di aver visto sangue uscire dal suo petto, credo che avesse un&#8217;emorragia interna ma anche un&#8217;emorragia esterna, stava sanguinando. La polizia lo ha preso e portato fuori dalla cella, l&#8217;ho visto. L&#8217;hanno lasciato l\u00ec all&#8217;aperto per ore e ore. Ci ha messo sei ore per morire. Davanti ai miei occhi.&#8221; Volevano ucciderlo, dice tra le righe. Era politicizzato, del partito Hamas. Non ha voluto dire il suo nome.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ha paura, non vuole tornare in prigione. &#8220;Non voglio pi\u00f9 vivere quella condizione di vita&#8221;, dice. Lo stato di Israele infatti non dimentica. Abed ci indica Karim, un ragazzino di forse 15 anni che \u00e8 seduto al suo fianco dall&#8217;inizio della chat. &#8220;Ogni volta che fanno irruzione qui nel campo, i militari entrano in casa sua e picchiano tutta la sua famiglia. Questo perch\u00e9 un membro della sua famiglia in passato ha avuto rapporti con la resistenza&#8230; Anche se \u00e8 morto, continuano a vendicarsi e punire tutta la famiglia. Picchiano tutti.&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Anche se crediamo nella pace, dov&#8217;\u00e8 la pace? Io voglio la pace. Israele non vuole la pace.&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi chiede se pu\u00f2 lasciare un messaggio per il resto del mondo. Prende il mio quaderno e scrive in grandi caratteri arabi, sottolineando pi\u00f9 volte le parole:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">TUTTI I PALESTINESI AMANO LA VITA.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>https:\/\/palsolidarity.org\/ 19 dicembre 2024 Il suo viso \u00e8 scavato, la pelle bianca tirata su zigomi prominenti. Gli occhi, stanchi ma spalancati, non si fermano mai. 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