{"id":24415,"date":"2026-07-17T16:52:33","date_gmt":"2026-07-17T14:52:33","guid":{"rendered":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/?p=24415"},"modified":"2026-07-17T16:52:33","modified_gmt":"2026-07-17T14:52:33","slug":"ilan-pappe-la-crisi-del-sionismo-e-il-futuro-della-palestina-esclusiva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/2026\/07\/17\/ilan-pappe-la-crisi-del-sionismo-e-il-futuro-della-palestina-esclusiva\/","title":{"rendered":"Ilan Papp\u00e9: La crisi del sionismo e il futuro della Palestina \u2013 ESCLUSIVA"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\n<strong>15 luglio 2026\u00a0<\/strong> \u00a0 <em>Di Ilan Papp\u00e9 \u2013 The Palestine Chronicle<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nota dell&#8217;editore: The Palestine Chronicle pubblica in esclusiva il testo integrale di un recente discorso tenuto dal rinomato storico israeliano, il professor Ilan Papp\u00e9, al Marxism Festival 2026 di Londra. In questo ampio intervento, Papp\u00e9 esamina l&#8217;evoluzione storica del sionismo, sostenendo che la sua attuale brutalit\u00e0 riflette una profonda crisi strutturale piuttosto che una forza duratura. Il testo \u00e8 stato leggermente modificato per chiarezza, preservando al contempo le argomentazioni e lo stile dell&#8217;autore.<\/p>\n<div id=\"attachment_24416\" style=\"width: 509px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Pappe_EndOfZionism_PC.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-24416\" class=\" wp-image-24416\" src=\"http:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Pappe_EndOfZionism_PC-300x201.png\" alt=\"\" width=\"499\" height=\"334\" srcset=\"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Pappe_EndOfZionism_PC-300x201.png 300w, https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Pappe_EndOfZionism_PC.png 678w\" sizes=\"auto, (max-width: 499px) 100vw, 499px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-24416\" class=\"wp-caption-text\">Il professor Ilan Papp\u00e9 esamina l&#8217;evoluzione storica del sionismo. (Illustrazione: Palestine Chronicle)<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sionismo \u00e8 in crisi, e questa crisi ha dato origine a una sua forma pi\u00f9 violenta, razzista e brutale. Ci\u00f2 si inserisce in una dialettica storica ben nota: il capitolo finale di un regime \u00e8 spesso il pi\u00f9 crudele.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come attivisti, dobbiamo innanzitutto riconoscere che l&#8217;inumanit\u00e0 che si sta manifestando oggi in Palestina \u00e8 anche sintomo dell&#8217;imminente crollo di coloro che la perpetrano. Questo pu\u00f2 offrirci una speranza, ma non porta alcun conforto a coloro che ne subiscono le conseguenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dobbiamo quindi perseguire due obiettivi: abbreviare il pi\u00f9 possibile questo periodo e frenarne la brutalit\u00e0 attraverso l&#8217;azione civica e legale, nonch\u00e9 la solidariet\u00e0 con i palestinesi sul campo che si difendono dal genocidio, dalla pulizia etnica e dall&#8217;apartheid.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cos&#8217;\u00e8 il sionismo oggi?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come ogni ideologia, il sionismo si compone sia di principi immutabili sia della loro continua interpretazione in realt\u00e0 mutevoli sul campo. Questa interpretazione varia a seconda delle circostanze: le dimensioni del movimento ideologico, il livello di resistenza che incontra, la forza delle coalizioni globali e regionali che lo sostengono, le sue risorse materiali e umane e la sua coesione interna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I principi cardine del sionismo reinterpretavano l&#8217;ebraismo come una forma di nazionalismo europeo, che non poteva realizzarsi in Europa e che quindi doveva essere perseguito in Palestina. La sua rivendicazione sulla Palestina veniva espressa in termini religiosi, sebbene il movimento fosse laico e mirasse a secolarizzare e modernizzare la vita ebraica attraverso la colonizzazione della Palestina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il paradosso di appellarsi a un&#8217;autorit\u00e0 divina che il movimento stesso non riconosceva per giustificare la colonizzazione veniva reso plausibile presentando il sionismo come una risposta all&#8217;antisemitismo europeo. I suoi primi sostenitori, tra cui c&#8217;erano sia antisemiti che una minoranza di ebrei, accettavano l&#8217;idea che gli ebrei potessero diventare europei a pieno titolo solo venendo cacciati dall&#8217;Europa e aiutati a costruire una nuova Europa nella terra che li aveva respinti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nQuesta fragile logica di trasformare la religione in nazionalismo in risposta all&#8217;antisemitismo europeo, rivendicando la patria di un altro popolo abitata da tempo da una nazione indigena, fu presentata al mondo come razionale e morale. Alcuni ancora oggi accettano questa narrazione, per ignoranza o cinismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche allora, come ora, per diffondere questa logica bizzarra era necessaria una potente lobby.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei primi anni del sionismo, l&#8217;idea era pi\u00f9 facile da promuovere perch\u00e9 emerse in un periodo in cui l&#8217;immoralit\u00e0 del colonialismo era ampiamente ignorata. Ancora pi\u00f9 importante, fin dall&#8217;inizio, i pianificatori sionisti compresero che trasformare l&#8217;idea in un progetto concreto sul campo in Palestina avrebbe richiesto forza e coercizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo smaschera una delle principali falsit\u00e0 del sionismo: la forza non fu impiegata in risposta alla resistenza palestinese; i coloni arrivarono gi\u00e0 pronti a imporsi sulla popolazione autoctona della Palestina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si trattava di una nuova logica europea: gli europei indesiderati o non benvenuti erano stati spesso insediati al di fuori del continente, di solito in terre gi\u00e0 abitate da popolazioni indigene. Questi progetti non furono mai semplici tentativi benevoli di creare rifugi per gli emarginati europei; furono anche sforzi profondamente violenti per rimuovere le popolazioni indigene al fine di realizzare tali visioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli studiosi hanno a lungo descritto queste imprese come progetti di colonialismo di insediamento, distinguendoli dalle forme pi\u00f9 istituzionali di colonialismo imperiale, che stabilirono colonie alla ricerca di terre, capitali, manodopera e potere globale europei. Eppure i due erano profondamente intrecciati: il colonialismo classico e il colonialismo di insediamento spesso servivano reciprocamente le ambizioni di europeizzare il mondo non europeo con la forza, mascherando frequentemente tale violenza come una missione civilizzatrice fondata sui valori dell&#8217;Illuminismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una volta che la ricerca di territori e la ricerca di sicurezza si consolidarono nelle nuove terre, imperi e coloni iniziarono a combattersi per questi possedimenti. Oggi chiamiamo eufemisticamente questi conflitti la Guerra d&#8217;Indipendenza americana e la Guerra d&#8217;Indipendenza israeliana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I coloni si liberarono dagli imperi che avevano reso possibile il loro insediamento, ma cercarono anche di continuare a eliminare le popolazioni native.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il colonialismo in generale mirava a sfruttare le popolazioni indigene piuttosto che a eliminarle su vasta scala; il colonialismo di insediamento, al contrario, considerava la continua presenza delle societ\u00e0 indigene come una minaccia esistenziale al successo dei suoi progetti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Affinch\u00e9 questi principi diventassero realt\u00e0, il sionismo aveva bisogno innanzitutto dell&#8217;Impero britannico; senza di esso, il movimento avrebbe avuto poche possibilit\u00e0 di successo contro la societ\u00e0 palestinese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inizialmente i palestinesi furono lenti a comprendere appieno la natura del progetto di colonizzazione, ma una volta capito il suo obiettivo di spostamento e sostituzione, lanciarono una lotta anticoloniale contro di esso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza la forza britannica, i coloni non avrebbero potuto sconfiggere quella resistenza. Il sostegno britannico permise loro anche di rifiutare la posizione pi\u00f9 logica e morale di arrivare come ospiti in cerca di rifugio nella patria di un altro popolo, piuttosto che rivendicare il dominio su una terra che non era la loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dal progetto coloniale alla coalizione globale<\/strong><br \/>\nDopo il 1945, il progetto sionista aveva bisogno di qualcosa di pi\u00f9 del solo sostegno imperiale britannico; Doveva dimostrarsi utile al capitalismo: all&#8217;imperialismo americano, al fondamentalismo cristiano, ai movimenti suprematisti bianchi e islamofobi, ai regimi corrotti del Medio Oriente e alle potenti comunit\u00e0 ebraiche globali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il suo progetto di spostamento e reinsediamento dipendeva anche dalla capacit\u00e0 dei palestinesi di unirsi, di sostenere la loro lotta di liberazione e di costruire una contro-coalizione fondata sul socialismo, sul comunismo, sull&#8217;umanesimo, sulla solidariet\u00e0 panaraba e panislamica e su un ebraismo autentico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;equilibrio di potere tra queste coalizioni \u00e8 chiaro: ha prodotto la pulizia etnica del 1948, il governo militare sui palestinesi in Israele dal 1948 al 1966, l&#8217;occupazione della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, la pulizia etnica di centinaia di migliaia di palestinesi fino al 2022 e una delle occupazioni pi\u00f9 spietate della storia, inclusa la disumana punizione collettiva del blocco di Gaza dal 2007.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La contro-coalizione guidata dal movimento di liberazione palestinese ha ottenuto il suo pi\u00f9 grande successo grazie alla resilienza: la determinazione a rimanere nella patria e a resistere all&#8217;occupazione e alla colonizzazione in corso, o a lottare per essa dall&#8217;esilio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa resilienza ha ostacolato ogni tentativo di portare a termine il progetto sionista di spostamento e sostituzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La trasformazione del sionismo israeliano<\/strong><br \/>\nFino al 2022, una delle prime condizioni preliminari per il successo del progetto sionista e per la sua ambizione di diventare sia regime che Stato \u00e8 rimasta in gran parte nascosta all&#8217;opinione pubblica globale: la necessit\u00e0 di coesione sociale attorno a una nuova identit\u00e0 nazionale ebraica. Fino al 1977, i sionisti laici imposero questa coesione dominando due gruppi ebraici politicamente emarginati ed economicamente svantaggiati: gli ebrei ortodossi e i mizrahim, o ebrei arabi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una corrente pi\u00f9 nazionalista del sionismo europeo, da tempo sconfitta dal sionismo laburista, costru\u00ec poi una potente coalizione con questi due gruppi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, poich\u00e9 il sionismo laburista aveva abbandonato il socialismo fin da subito ed era rimasto fedele al progetto di spostamento e sostituzione, la distanza ideologica tra il movimento sionista di destra che ambiva al potere e il sionismo laburista che lo deteneva fino al 1977 era molto minore di quanto apparisse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sionismo laburista sostenne il progetto di spostamento e sostituzione grazie al supporto internazionale, soprattutto occidentale, all&#8217;indifferenza dei governi arabi e ai servizi che Israele forniva all&#8217;imperialismo americano nella regione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La destra politica israeliana sentiva il bisogno di distinguersi dai fondatori del progetto e lo fece intensificando ogni aspetto del sionismo, dalla violenza contro i palestinesi all&#8217;intransigenza nei confronti dell&#8217;ebraismo laico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il risultato fu una fusione letale di nazionalismo e religione che trasform\u00f2 l&#8217;ebraismo in una fede di odio, violenza, disumanit\u00e0 e avidit\u00e0. Questa nuova forma di sionismo non conosceva limiti: lo Stato intensific\u00f2 la sua brutalit\u00e0 contro i palestinesi, commise un genocidio a Gaza, perpetr\u00f2 una pulizia etnica in Cisgiordania e sottopose i cittadini palestinesi di Israele a vessazioni istituzionalizzate. I nuovi governanti israeliani attaccarono anche gli ebrei laici, dipingendoli come deboli e antiebraici, e pretendevano la loro sottomissione alla trasformazione di Israele in una teocrazia ebraica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La trasformazione del sionismo israeliano<\/strong><br \/>\nQuesta forma intensificata di sionismo \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile da accettare per la coalizione globale che l&#8217;ha a lungo sostenuta e non offre alcuna via per la coesione sociale all&#8217;interno di Israele.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spinta da un messianismo, si sta espandendo su cinque fronti, mettendo a dura prova l&#8217;esercito, incrinando i rapporti con gli ex alleati negli Stati Uniti e mobilitando la societ\u00e0 civile globale in modi senza precedenti, non solo contro le politiche di Israele, ma contro la legittimit\u00e0 stessa del regime. Una strategia basata sulla distruzione di Gaza, sul controllo della Cisgiordania, sulla colonizzazione del Libano meridionale e della Siria meridionale e sul confronto con l&#8217;Iran con la forza pu\u00f2 sopravvivere solo all&#8217;interno di un&#8217;economia di guerra e solo al prezzo di un crescente isolamento internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per ora, l&#8217;economia di guerra trae vantaggio dai suoi legami con il capitalismo, l&#8217;industria della sicurezza e della securitizzazione, le paure russofobe create ad arte in Occidente, la probabile e deliberata errata interpretazione delle ambizioni globali della Cina e la radicata propensione alla guerra e all&#8217;islamofobia, vi \u00e8 una lunga storia di conflitti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma per quanto tempo ancora? Gli Stati del Golfo hanno ormai compreso, come avevamo previsto, che la normalizzazione dei rapporti con Israele non solo legittimerebbe il progetto di sfollamento e sostituzione in Palestina, ma metterebbe anche a repentaglio le loro economie e la loro stabilit\u00e0. Quanti nel mondo capitalista considerano ancora questo Stato una risorsa piuttosto che un peso?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure, i cinici calcoli all&#8217;interno della coalizione che sostiene Israele non basteranno, da soli, a porre fine al progetto. La contro-coalizione, guidata per decenni dalla sinistra globale e in grado, durante la Guerra Fredda, di contenere in una certa misura la coalizione avversaria, ora dipende dalla capacit\u00e0 della societ\u00e0 civile al di fuori della Palestina di diventare una forza politica in grado di collegare le lotte contro l&#8217;ingiustizia economica e sociale locale con la lotta per la giustizia in Palestina. Ci sono segnali incoraggianti, a noi ben noti. Tuttavia, siamo anche frustrati dal fatto che non siano ancora diventati una forza trasformativa capace di porre fine al genocidio, alla pulizia etnica e all&#8217;apartheid.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sionismo sta marcendo dalle fondamenta e, nella sua forma attuale, \u00e8 improbabile che il progetto sopravviva come Stato. Dovremmo quindi iniziare a discutere di questa possibilit\u00e0 fin da ora, insieme alle conseguenze di un tale collasso; non solo in termini di soluzione a uno o due Stati, ma anche riguardo a quando questo dialogo dovrebbe avere luogo e chi dovrebbe guidarlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Prepararsi alla decolonizzazione<\/strong><br \/>\nLa storia moderna offre molti esempi di societ\u00e0 che sono passate dalla colonizzazione alla decolonizzazione, dall&#8217;apartheid all&#8217;uguaglianza e dall&#8217;autoritarismo alla democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tali trasformazioni sono di solito dipese da lotte di liberazione interne combinate con una forte solidariet\u00e0 esterna, a volte includendo l&#8217;intervento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;esperienza storica dimostra anche che il cambiamento ha maggiori probabilit\u00e0 di successo, di essere pacifico e costruttivo quando \u00e8 guidato dal movimento di liberazione locale stesso. Ci\u00f2 dimostra inoltre che la liberazione richiede una visione chiara: senza giustizia sociale ed economica, oltre alla libert\u00e0 politica, la decolonizzazione si \u00e8 troppo spesso trasformata in un processo sanguinoso e distruttivo, liberando alcuni e devastandone altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per ora, tuttavia, la decolonizzazione in Palestina inizia con un imperativo esistenziale: sia il movimento interno palestinese sia la solidariet\u00e0 internazionale, giustamente, privilegiano l&#8217;urgenza rispetto alla strategia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il momento della strategia arriver\u00e0, e quando arriver\u00e0, dovr\u00e0 essere guidata dalla prossima generazione palestinese: profondamente consapevole di questa storia, resiliente di fronte all&#8217;oppressione e pronta, credo, a guidare il futuro processo di decolonizzazione e desionizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa visione, per come la intendo io, c&#8217;\u00e8 spazio per i milioni di ebrei che vivono oggi in Israele, poich\u00e9 il principale impulso palestinese \u00e8 sempre stato quello di vivere una vita normale e naturale, negata loro per oltre un secolo. Potrebbe essere difficile, in tempi di genocidio, aggrapparsi a questo impulso, ma spero che sopravviva a questo capitolo di disumanit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nSe alcuni, o anche molti, ebrei israeliani fossero disposti ad abbracciare questa visione, sarebbe possibile costruire una Palestina libera in cui ebrei, musulmani e cristiani condividano una vita normale. Un Paese del genere potrebbe diventare un faro di giustizia economica, sociale ed ecologica. In quanto culla delle nostre religioni, la Palestina ha il potenziale per ispirare nuovamente l&#8217;umanit\u00e0 attraverso la coesistenza, anzich\u00e9 il dominio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questo motivo, la lotta per una Palestina libera rimane una delle cause pi\u00f9 legittime, morali e urgenti del nostro tempo. I tentativi sempre pi\u00f9 disperati di delegittimarla falliranno, perch\u00e9 il destino della Palestina \u00e8 inseparabile dal nostro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quando la Palestina prospera, prosperiamo tutti.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La luce in fondo al tunnel oscuro in cui ci troviamo oggi ci condurr\u00e0 a una Palestina libera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una Palestina futura pu\u00f2 diventare un mosaico di identit\u00e0 culturali, etniche e religiose, che coesistono autenticamente nella giustizia e nell&#8217;uguaglianza. In quanto culla delle nostre religioni, ha il potenziale per diventare un faro di giustizia economica, sociale ed ecologica. Un futuro di questo tipo ci permetterebbe di affrontare le vere sfide che l&#8217;umanit\u00e0 si trova ad affrontare: la crisi ecologica, la povert\u00e0 diffusa, la carestia e le epidemie che continuano a tormentare milioni di nostri simili.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>15 luglio 2026\u00a0 \u00a0 Di Ilan Papp\u00e9 \u2013 The Palestine Chronicle Nota dell&#8217;editore: The Palestine Chronicle pubblica in esclusiva il testo integrale di un recente discorso tenuto dal rinomato storico israeliano, il professor Ilan Papp\u00e9, al Marxism Festival 2026 di &hellip; <a href=\"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/2026\/07\/17\/ilan-pappe-la-crisi-del-sionismo-e-il-futuro-della-palestina-esclusiva\/\">Continue reading <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[68],"tags":[389,346,23,37],"class_list":["post-24415","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-opinioni","tag-colonialismo","tag-decolonizzazione","tag-diritti-umani","tag-occupazione"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24415","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=24415"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24415\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":24417,"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24415\/revisions\/24417"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=24415"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=24415"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=24415"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}