{"id":3235,"date":"2013-09-05T11:45:11","date_gmt":"2013-09-05T09:45:11","guid":{"rendered":"http:\/\/reteitalianaism.it\/public_html\/?p=3235"},"modified":"2013-09-05T11:45:11","modified_gmt":"2013-09-05T09:45:11","slug":"gaza-un-violino-contro-la-paura-della-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/2013\/09\/05\/gaza-un-violino-contro-la-paura-della-guerra\/","title":{"rendered":"Gaza, un violino contro la paura della guerra"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>fonte: Rosa Schiano su Nena news<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazie al Conservatorio &#8220;Edward Said&#8221; si puo&#8217; sognare un mondo dove non esistono pi\u00f9 mura, n\u00e9 confini dove non esiste assedio n\u00e9 occupazione militare, scrive ROSA SCHIANO. <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" alt=\"\" src=\"http:\/\/nena-news.globalist.it\/QFC\/NEWS_159739.jpg\" width=\"333\" height=\"500\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"contenuto_3\" style=\"position: absolute; top: 191px; vertical-align: bottom; width: 4px; left: 10px; height: 1px;\">\n<hr align=\"left\" noshade=\"noshade\" size=\"1\" \/>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gaza, 5 settembre 2013, Nena News &#8211; Ci sono angoli di Gaza in cui in cui il tempo \u00e8 scandito dal suono dolce dei tasti di pianoforte o da quello delle corde di violini, delle chitarre o dei qanun, antichi strumenti a corde usati nel Medio Oriente.<\/p>\n<p>Ci sono angoli di Gaza in cui, grazie alla musica, sembra si entri in un mondo dove non esistono pi\u00f9 mura, n\u00e9 confini, dove non esiste assedio n\u00e9 occupazione militare, dove i propri sogni si trasformano in note. Ci sono angoli, in alcune abitazioni di Gaza, dove bambini davanti agli spartiti eseguono esercizi musicali seguiti e supportati dai propri genitori. Alcuni di questi bambini sono traumatizzati dalle esplosioni causate dai bombardamenti, bambini che hanno vissuto due guerre in pochi anni, a pochi anni di et\u00e0.<!--more--><\/p>\n<p>La piccola Noor suona il qanun. &#8220;Quando stava per guarire del tutto dai traumi causati da Piombo Fuso, \u00e8 scoppiata la seconda guerra a novembre. Ha paura anche se sente il motore di una moto che passa sotto casa&#8221;, ci ha detto la madre. La piccola, quando ha paura, abbraccia la madre. Suona, davanti a noi, timidamente, il qanun. E&#8217; spaventata, ma ci sorride.<\/p>\n<p>Tra questi angoli di Gaza c&#8217;\u00e8 la succursale dell'&#8221;Edward Said National Conservatory of Music&#8221; con sedi in Cisgiordania. Collegato dapprima all&#8217;associazione Qattan (nel 2008), opera ora in maniera indipendente dall&#8217;aprile 2012.<\/p>\n<p>Dopo soli 3 mesi dalla prima apertura nel 2008, Israele inizi\u00f2 l&#8217;offensiva militare Piombo Fuso, ed il Conservatorio fu distrutto nei bombardamenti. L&#8217;associazione Qattan non si arrese e costru\u00ec il Conservatorio in un altro posto, dove si trova attualmente, per iniziare di nuovo le attivit\u00e0 nel 2009, a 4 mesi di distanza dalla fine di Piombo Fuso.<\/p>\n<p>Ibrahim Al Najjar, direttore del Conservatorio, ci ha raccontato la storia della scuola ed i programmi in corso. Inizialmente vi erano solo 25 studenti, il secondo anno sono diventati 50. &#8220;Avremmo voluto pi\u00f9 studenti &#8211; ci ha detto Al Najjar &#8211; ma non avevamo uno staff di insegnanti sufficiente&#8221;. Successivamente il numero di insegnanti \u00e8 aumentato e tra il 2012 ed il 2013, il Conservatorio ha accolto circa 160 studenti, mentre alla fine del 2013, gli studenti saranno probabilmente 200.<\/p>\n<p>Il Conservatorio conta ora 14 insegnanti di musica, c&#8217;\u00e8 poi il personale amministrativo ed il direttore Al Najjar. Alcune delle insegnanti vengono dalla Russia, come le insegnanti di piano e di violino, mentre l&#8217;insegnante di tromba \u00e8 ucraina, l&#8217;insegnante di violoncello rumena, tutte hanno scelto di vivere e sposarsi a Gaza. Per gli strumenti di tradizione araba come il qanun vi sono invece insegnanti palestinesi.<\/p>\n<p>Nel Conservatorio si eseguono corsi di pianoforte, violino, chitarra, violoncello, oud, qanun, percussioni, tromba, flauto orientale, ed ovviamente di solfeggio. L&#8217;istruzione dura 8 anni, in accordo con i Conservatori all&#8217;estero, di cui vi sono le stesse modalit\u00e0 di esami, ed il cui certificato finale, rilasciato dalla Birzeit University, \u00e8 riconosciuto in tutto il mondo.<\/p>\n<p>L&#8217;associazione Qattan si occupa di pagare i costi per tutti gli studenti. Solo a partire da quest&#8217;anno, agli studenti \u00e8 richiesto di pagare 100 dollari annuali, ma, la sede centrale del Conservatorio in Cisgiordania si \u00e8 offerto di aiutare quelle famglie che non possono affrontare questa spesa. La selezione degli studenti viene effettuata da un comitato attraverso esami con cui \u00e8 possibile scoprire eventuali talenti anche in quegli studenti che non hanno mai toccato uno strumento musicale.<\/p>\n<p>Il Conservatorio ha anche un&#8217;orchestra di studenti (dai 10 ai 14 anni di et\u00e0) ed un coro, oltre ad un&#8217;Orchestra professionale.<\/p>\n<p>A differenza degli studenti del Conservatorio in Cisgiordania, gli studenti di Gaza hanno maggiori difficolt\u00e0 nel viaggiare, soprattutto nello spostarsi verso la Cisgiordania, in quanto Israele spesso nega i permessi per attraversare il valico di Erez e la risposta arriva a distanza di almeno due mesi. Anche ottenere un visto per andare all&#8217;estero attraverso il valico di Rafah richiede sempre tempi abbastanza lunghi. In questo periodo il valico di Rafah \u00e8 stato chiuso ed il movimento di persone \u00e8 stato limitato a poche categorie. Per questo motivo, alcuni studenti hanno recentemente perso l&#8217;opportunit\u00e0 di recarsi a Londra per esibirsi in un concerto.<\/p>\n<p>&#8220;Suonare fa dimenticare lo stress quotidiano&#8221;, ci ha detto Al Najjar. &#8220;La musica \u00e8 molto importante in Gaza, spero che un giorno potremmo avere una speciale universit\u00e0 per la musica. Sarebbe una buona opportunit\u00e0 per i giovani. In genere i ragazzi qui studiano ingegneria e medicina, ma anche il musicista potrebbe avere opportunit\u00e0 di lavoro dopo la laurea&#8221;, ha aggiunto Al Najjar. &#8221; Spero che questo Conservatorio possa diventare pi\u00f9 grande, che possa accogliere pi\u00f9 insegnanti e pi\u00f9 studenti&#8221;, ci ha detto Al Najjar, che ci ha raccontato anche di quando sono state organizzate videoconferenze con insegnanti inglesi su alcune materie. &#8220;L&#8217;esperienza con insegnanti stranieri e&#8217; stata meravigliosa&#8221;, ha concluso.<\/p>\n<p>Al Conservatorio sono ammessi bambini dai 6 ai 12 anni di et\u00e0. Ibrahim Al Najjar ha cos\u00ec aperto una scuola di musica aperta anche agli adulti fino ai 50 anni di et\u00e0. Il &#8220;Palestinian Music Center For Culture and Arts&#8221;, aperto da un anno, conta finora circa 30 studenti. Per il 50% di essi, considerati talenti, l&#8217;istruzione e&#8217; gratutita; l&#8217;altro 50% paga circa 250 Nis ogni mese. Quando gli abbiamo fatto presente che lui non guadagna nulla da questa attivit\u00e0, Al Najjar ci ha detto: &#8220;La musica \u00e8 il mio guadagno, non il denaro&#8221;. Ed in effetti, \u00e8 la musica che ha spinto quest&#8217;uomo dall&#8217;animo elegante a seguire costantemente ed ostinatamente i suoi sogni anche nei momenti in cui si \u00e8 ritrovato da solo.<\/p>\n<p>Nella sua scuola, accogliente quanto un&#8217;abitazione, arredata da foto, strumenti d&#8217;epoca e moderni, si respira un&#8217;aria di pace. Al Najjar ci ha regalato un meraviglioso duetto con un suo studente di chitarra, un ragazzo di appena 20 anni e tante speranze. Gli studenti qui ricevono lezioni individuali. Il centro si propone di iniziare anche nuovi progetti che includano le arti tradizionali palestinesi.<\/p>\n<p>Ci sono giovani di Gaza che invece decidono di apprendere la musica da autodidatti, suonando per lo pi\u00f9 l&#8217; oud. Alcuni di essi, pur non sapendo leggere gli spartiti, riescono a suonare rivelandosi dei veri talenti. E cos\u00ec capita che, anche in mancanza di elettricit\u00e0, ci si riunisca per ascoltare il suono dolce di questo strumento ed intonare tradizionali canzoni palestinesi seduti sui bassi divani alla luce di una candela davanti ad una tazza fumante di t\u00e8 o di caff\u00e8.<\/p>\n<p>La musica in questi angoli di Gaza rende la vita meno amara, fa nascere sorrisi inaspettati, genera serenit\u00e0. Nella speranza che anche i giovani talenti di Gaza possano un giorno viaggiare liberi senza restrizioni al di l\u00e0 di ogni barriera e possano, attraverso la musica, esprimersi davanti il mondo. Nena News<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"meta-line\">\n<div class=\"addthis_toolbox addthis_default_style \"><a class=\"addthis_button_expanded\" title=\"View more services\" href=\"http:\/\/nena-news.globalist.it\/Detail_News_Display?ID=85694&amp;typeb=0&amp;Loid=200&amp;Gaza-un-violino-contro-la-paura-della-guerra#\" target=\"_blank\">2<\/a><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>fonte: Rosa Schiano su Nena news Grazie al Conservatorio &#8220;Edward Said&#8221; si puo&#8217; sognare un mondo dove non esistono pi\u00f9 mura, n\u00e9 confini dove non esiste assedio n\u00e9 occupazione militare, scrive ROSA SCHIANO. &nbsp; Gaza, 5 settembre 2013, Nena News &hellip; <a href=\"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/2013\/09\/05\/gaza-un-violino-contro-la-paura-della-guerra\/\">Continue reading <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[],"class_list":["post-3235","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-gaza-2"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3235","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3235"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3235\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3239,"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3235\/revisions\/3239"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3235"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3235"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3235"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}