{"id":3368,"date":"2013-10-23T17:31:42","date_gmt":"2013-10-23T15:31:42","guid":{"rendered":"http:\/\/reteitalianaism.it\/public_html\/?p=3368"},"modified":"2013-10-23T17:31:42","modified_gmt":"2013-10-23T15:31:42","slug":"un-esempio-di-determinazione-nella-buffer-zone-della-striscia-di-gaza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/2013\/10\/23\/un-esempio-di-determinazione-nella-buffer-zone-della-striscia-di-gaza\/","title":{"rendered":"Un esempio di determinazione nella \u00abbuffer zone\u00bb della Striscia di Gaza"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">21 Ottobre 2013 \/ International Solidarity Movement, Charlie Andreasson \/ Gaza, Palestina Occupata<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Uscendo dal taxi ci accoglie un uomo anziano, un patriarca, con la schiena dritta, una stretta di mano decisa ed un sorriso accogliente. Gli altri attivisti con cui mi trovo sono gi\u00e0 stati qu\u00ec in passato, e ci sediamo senza troppe formalit\u00e0 davanti al cancello della casa, riscaldati dagli ultimi raggi di sole.<\/p>\n<div style=\"width: 370px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" \" alt=\"\" src=\"http:\/\/cdn.palsolidarity.org\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/10401205583_33e5c3ded1_b-400x267.jpg\" width=\"360\" height=\"240\" \/><p class=\"wp-caption-text\">Abu Jamal Abu Taima (destra) e un attivista internazionale. (Foto di Charlie Andreasson)<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Benpresto ci vengono offerte bevande e biscotti, seguite da caff\u00e8, t\u00e8 e datteri. La nostra visita evidentemente era aspettata. Attorno a noi si riuniscono nipoti e nipotini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Per gli standard palestinesi, Abu Jamal Abu Taima \u00e8 un contadino su larga scala, con 50 dumam di terre. Ma ha anche molte bocche da sfamare: tre generazioni con 71 persone. \u00abDurante la festivit\u00e0 di Eid qu\u00ec eravamo in tanti\u00bb, racconta con un sorriso che rivela orgoglio piuttosto che preoccupazione per aver trovato posto a sufficienza per tutti gli invitati. Ma appena iniziamo a discutere delle condizioni di vita di questo nutrito gruppo di persone, il sorriso svanisce.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli anni tra il 1995 ed il 2001 sono stati una specie di \u00abet\u00e0 dell&#8217;oro\u00bb. Coltivava una grossa variet\u00e0 di prodotti, possedeva delle serre e da ci\u00f2 che poteva esportare traeva un buon guadagno. Ma poi sono arrivati i problemi. Le sue terre sono adiacenti alla barriera di separazione israeliana, e quando le forze israeliane hanno iniziato a espandere la \u00abbuffer zone\u00bb, quest&#8217;ultima ha assorbito molti dei suoi terreni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;interno di questa zona, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 nessun albero da frutta o ulivo. Nel 2003 i bulldozer israeliani hanno devastato le sue serre e la sua casa. L&#8217;unica cosa che ora pu\u00f2 coltivare in questa zona \u00e8 il grano, perch\u00e8 richiede una cura meno frequente rispetto ad altri tipi di coltivazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">E il grano \u00e8 l&#8217;unica cosa che spera di poter seminare quando in novembre inizieranno le piogge. La potenza occupante non permette l&#8217;irrigazione. Distruggono tutte le condutture di irrigazione della zona. E c&#8217;\u00e8 il pericolo di morte per i contadini che vanno nei campi per lavorare alle loro coltivazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggigiorno Abu Taima coltiva abbastanza da nutrire la sua famiglia, ma non di pi\u00f9. Prima che i suoi ulivi nella \u00abbuffer zone\u00bb venissero distrutti, producevano olive per 70 bottiglie di olio. Quelli che sono rimasti quest&#8217;anno sono bastati per sei bottiglie. E nessuna esportazione dei prodotti che coltiva \u00e8 permessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza le loro serre, i contadini riescono a produrre molto meno, e l&#8217;accesso ai campi per usare fertilizzanti o per irrigare viene loro negato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 una carenza di carburante. E quando si presenta l&#8217;opportunit\u00e0 di procurarsi del carburante, i prezzi sono quasi raddoppiati. Alcuni prodotti, come i datteri, sono meno cari, proprio perch\u00e8 non possono pi\u00f9 essere esportati. Altri tipi di coltivazioni, pi\u00f9 costose, sono pi\u00f9 care per gli acquirenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quando hanno scoperto il tunnel tra la Striscia di Gaza e Israele, le forze israeliane sono diventate pi\u00f9 aggressive. Solo pochi giorni fa, hanno sparato ad un pastore, anche se quello che stava facendo fosse evidente. Comprendiamo la speranza di Abu Taima riguardo il fatto che noi ed altri attivisti a Gaza mettano in pratica la propria solidariet\u00e0. Questa stagione, parteciperemo alla semina e alla raccolta indossando delle giacche gialle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma dentro di me una domanda cresce sempre pi\u00f9 insistentemente, e alla fine la devo fare. \u00abDato il fatto che la situazione sembra peggiorare sempre di pi\u00f9, vorresti che un giorno tuo figlio continui il tuo lavoro?\u00bb. La devo riformulare due volte, perch\u00e8 sembra non capire quello che intendo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abI palestinesi non lasciano la loro terra tanto facilmente\u00bb, spiega pazientemente. \u00abCi da una vita. Non ho nessun desiderio di essere al centro di interessi politici e strategici. Sono solo capitato qu\u00ec. Tutto quello che voglio \u00e8 coltivare le mie terre e mantenere me stesso e la mia famiglia\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abE se lasciassimo la terra, cosa succederebbe? Israele avanzerebbe ulteriormente, ammassandoci ancora di pi\u00f9? Potrebbe essere un&#8217;altra Nakba. Ho una responsabilit\u00e0 non sono nei confronti della mia famiglia ma pure nei confronti della Palestina.\u00bb<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; 21 Ottobre 2013 \/ International Solidarity Movement, Charlie Andreasson \/ Gaza, Palestina Occupata Uscendo dal taxi ci accoglie un uomo anziano, un patriarca, con la schiena dritta, una stretta di mano decisa ed un sorriso accogliente. 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