{"id":4157,"date":"2014-01-31T18:07:16","date_gmt":"2014-01-31T17:07:16","guid":{"rendered":"http:\/\/reteitalianaism.it\/public_html\/?p=4157"},"modified":"2014-02-02T12:11:24","modified_gmt":"2014-02-02T11:11:24","slug":"una-giornata-universitaria-in-palestina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/2014\/01\/31\/una-giornata-universitaria-in-palestina\/","title":{"rendered":"Una giornata universitaria in Palestina"},"content":{"rendered":"<p>Di\u00a0Nicola Perugini\u00a031 gennaio 2014<\/p>\n<p>Quando si parla di libert\u00e0 di espressione, libert\u00e0 universitaria e culturale, o di diritto all\u2019educazione in relazione a Palestina-Israele (e, ormai su scala internazionale, in relazione a un possibile boicottaggio di Israele e delle sue istituzioni, fino a che non cesseranno i loro abusi), spesso si dimentica che queste sono alcune delle normali condizioni in cui funziona, da decenni, l\u2019insegnamento e la vita accademica palestinese.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/reteitalianaism.it\/public_html\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/wpid-wall-al-quds-university-campus-1.jpeg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full\" title=\"wall-al-quds-university-campus-1.jpeg\" alt=\"image\" src=\"http:\/\/reteitalianaism.it\/public_html\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/wpid-wall-al-quds-university-campus-1.jpeg\" \/><\/a><\/p>\n<p>Soldati israeliani circondano il campus dell\u2019Al Quds University, 22 gennaio 2014<\/p>\n<p>Mercoled\u00ec 22 gennaio. Come al solito, come tutti i miei studenti e colleghi, salgo nella mia macchina abbondantemente in anticipo rispetto all\u2019orario di inizio delle lezioni. In Palestina non esiste altro modo per \u201cfare fronte\u201d all\u2019evenienza di qualsiasi ritardo che il muro tra Cisgiordania e attuale Israele, i checkpoint e tutti gli altri ostacoli che il sistema di occupazione, colonialismo e apartheid messo in atto contro i palestinesi pu\u00f2 creare quotidianamente. \u00c8 l\u2019unico modo per essere \u201csicuri\u201d di \u201carrivare in tempo\u201d all\u2019universit\u00e0.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Scrivo \u201cfare fronte\u201d, \u201csicuri\u201d e \u201carrivare in tempo\u201d tra virgolette perch\u00e9 a volte all\u2019universit\u00e0 non ci si arriva proprio. Magari perch\u00e9 l\u2019esercito israeliano blocca le strade o le entrate, o perch\u00e9 il sistema dei checkpoint che circonda le citt\u00e0 palestinesi crea degli intasamenti che durano ore, e addio lezioni e universit\u00e0.<br \/>\nArrivato al campus dell\u2019Universit\u00e0 di Al Quds, nella piccola citt\u00e0-bantustan di Abu Dis (dove da qualche anno insegno e dove dirigo il Programma di Diritti Umani e Diritto Internazionale), trovo cinque jeep militari dell\u2019esercito di occupazione israeliano che sostano di fronte all\u2019Universit\u00e0. Secondo quanto riportano fonti dell\u2019Universit\u00e0 di Al Quds, alcune settimane fa l\u2019esercito aveva demolito un\u2019abitazione situata di fronte al nostro campus e considerata un \u201crischio per la sicurezza di Israele\u201d perch\u00e9 troppo vicina al muro che separa l\u2019universit\u00e0 da Gerusalemme. La mattina del 22 gennaio, i proprietari stavano cercando di ricostruire la piccola strada che porta alla casa e l\u2019esercito \u00e8 intervenuto.<\/p>\n<p>Ovviamente la ricostruzione di una casa demolita o in questo caso della strada che conduce a essa, costituisce, in un contesto coloniale, un enorme affronto. Cancellare e ricostruire una presenza indigena \u00e8 al cuore dello scontro tra chi da un lato costruisce colonie e demolisce case indigene, e chi invece dall\u2019altro le costruisce e ricostruisce come forma di r-esistenza. Poco dopo che il proprietario ha iniziato a lavorare con un bulldozer per riaprire strada, l\u2019esercito \u00e8 intervenuto, ha confiscato il bulldozer e stazionato a lungo \u2013 come spesso accade, in maniera provocatoria\u2013 nei pressi delle entrate principali del nostro campus.<\/p>\n<p>Alle nove e un quarto lascio la mia macchina in un parcheggio \u201cprotetto\u201d \u2013 visto che normalmente, quando l\u2019esercito attacca il nostro campus, le macchine parcheggiate agli ingressi subiscono gravi danni. Entro nel campus e inizio il mio ricevimento studenti, \u201ccome se niente fosse\u201d. Poco dopo le dieci e mezzo incontro un laureando e usciamo in cortile per discutere il suo progetto di tesi sul perch\u00e9 il diritto internazionale \u00e8 applicato solo ad alcuni crimini e criminali, ma non ad altri. Poco dopo avergli consigliato di includere nella tesi una sezione su Ariel Sharon, Sabra e Chatila e il mancato processo internazionale per crimini di guerra prima che Sharon morisse, iniziamo a lacrimare. L\u2019esercito aveva appena dato inizio alle cinque ore di gas lacrimogeni, spari di pallottole rivestite di gomma, granate stordenti e pallottole vere che hanno segnato la nostra giornata universitaria.<\/p>\n<p>Gli attacchi dell\u2019esercito sul nostro campus sono frequenti. Ma questa volta la giornata di ordinaria vita universitaria \u00e8 stata particolarmente dura. Molti studenti e personale sono rimasti feriti e hanno riportato sintomi di soffocamento (il gas utilizzato era particolarmente forte e provocava forti irritazioni su varie parti del viso). In uno degli edifici del campus il fitto lancio di lacrimogeni al piano terra ha bloccato dentro alcuni studenti e il personale universitario, poi usciti con delle scale dopo aver spaccato le vetrate dei piani superiori. Le pallottole dell\u2019esercito hanno distrutto molte delle finestre e vetrate dell\u2019universit\u00e0. L\u2019universit\u00e0 ha messo in atto un piano di evacuazione e fatto uscire parte degli studenti e del personale. Ma dopo ore di spari e sassaiole l\u2019esercito \u00e8 entrato dentro il campus e assediato diversi edifici, compreso quello dove mi trovavo.<\/p>\n<p>Intrappolati dentro con i colleghi e gli studenti rimasti, abbiamo incominciato a pensare cosa fare nel caso che i soldati avessero fatto irruzione. Una collega dice: \u00abForse \u00e8 meglio che gli uomini si nascondano in cucina, potrebbero essere arrestati\u00bb. Proprio un attimo dopo entra l\u2019esercito nel nostro corridoio. Uomini in passamontagna catturano uno studente di fronte ai nostri occhi, a pochi centimetri da me. Escono e lo trascinano via. Continuano gli scontri e gli arresti. Usciamo dal nostro edificio alle tre e mezzo del pomeriggio. Il personale amministrativo e il servizio di sicurezza dell\u2019universit\u00e0 iniziano a valutare gli ingenti danni. Arriva la televisione nazionale palestinese. Qualche intervista. Il responsabile della sicurezza dell\u2019universit\u00e0 che dice: \u00abQuesto \u00e8 il nostro destino: lo stato di assedio\u00bb.<\/p>\n<p>Dopo cinque ore di accerchiamento usciamo dall\u2019unica strada che l\u2019esercito ha lasciato aperta.<br \/>\n[Una giornata;]<br \/>\n<iframe width='425' height='344' src='\/\/www.youtube.com\/embed\/qjlkyosaNZQ?autoplay=0&loop=0&rel=0' frameborder='0' allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di\u00a0Nicola Perugini\u00a031 gennaio 2014 Quando si parla di libert\u00e0 di espressione, libert\u00e0 universitaria e culturale, o di diritto all\u2019educazione in relazione a Palestina-Israele (e, ormai su scala internazionale, in relazione a un possibile boicottaggio di Israele e delle sue istituzioni, &hellip; <a href=\"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/2014\/01\/31\/una-giornata-universitaria-in-palestina\/\">Continue reading <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-4157","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-senza-categoria"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4157","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4157"}],"version-history":[{"count":12,"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4157\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4177,"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4157\/revisions\/4177"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4157"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4157"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4157"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}