{"id":4506,"date":"2014-04-10T19:29:02","date_gmt":"2014-04-10T17:29:02","guid":{"rendered":"http:\/\/reteitalianaism.it\/public_html\/?p=4506"},"modified":"2014-04-10T19:29:02","modified_gmt":"2014-04-10T17:29:02","slug":"gaza-andreasson-aprite-il-mare-per-dare-un-futuro-alla-striscia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/2014\/04\/10\/gaza-andreasson-aprite-il-mare-per-dare-un-futuro-alla-striscia\/","title":{"rendered":"Gaza. Andreasson: &#8221; Aprite il mare per dare un futuro alla striscia&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Fonte: <a href=\"http:\/\/nena-news.it\/\">http:\/\/nena-news.it\/<\/a><br \/>\nGaza City, 9 aprile 2014, Nena News\u00a0\u2013 Mentre il negoziato tra governo israeliano e Autorit\u00e0 Nazionale Palestinese subisce un nuovo stallo, la popolazione della Striscia di Gaza conta il settimo anno di isolamento imposto da Israele, situazione aggravata dalla scelta egiziana di chiudere per lunghi periodi il valico di Rafah. Tale isolamento \u00e8 rotto solo dalla solidariet\u00e0 internazionale che si manifesta attraverso l\u2019interposizione dei volontari (tra contadini e cecchini israeliani, oppure tra pescatori e motovedette della marina di occupazione), l\u2019impegno degli attivisti che nel Mondo sensibilizzano sulla Palestina, le cronache informate dei giornali onesti, i progetti di assistenza sanitaria, le missioni volte a superare un blocco fuori dalle leggi, operante sulla sola base della forza.<\/p>\n<div style=\"width: 1177px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"http:\/\/reteitalianaism.it\/public_html\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/wpid-copyimage-11203476802746_967_688.bmp\"><img decoding=\"async\" title=\"copyImage-11203476802746_967_688.bmp\" class=\"alignnone size-full\" alt=\"image\" src=\"http:\/\/reteitalianaism.it\/public_html\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/wpid-copyimage-11203476802746_967_688.bmp\" \/><\/a><p class=\"wp-caption-text\">L&#39;arca di Gaza ( foto di Chiara Cruciati - Nena news)<\/p><\/div>\n<p>Tra queste troviamo anche i tentativi messi in atto dalla Coalizione Freedom Flotilla, dalle prime imbarcazioni dirette a Gaza alla tragedia della Mavi Marmara nel 2010, dal boicottaggio sub\u00ecto nei porti greci l\u2019anno successivo alla navigazione sulle vele dell\u2019Estelle nel 2012.<!--more--><\/p>\n<p>Oggi \u00e8 in preparazione un\u2019imbarcazione che nelle intenzioni degli organizzatori dovr\u00e0, per la prima volta dal 1967, rompere il blocco di Gaza dall\u2019interno e consegnare prodotti palestinesi, via mare, a chi li ha ordinati. Grazie ai contributi raccolti negli ultimi mesi, \u00e8 stato acquistato un vecchio peschereccio che recentemente, in virt\u00f9 del duro lavoro di palestinesi e volontari internazionali, \u00e8 stato trasformato nell\u2019Arca di Gaza. Charlie Andreasson, svedese, \u00e8 uno di questi volontari che abbiamo l\u2019opportunit\u00e0 di intervistare.<\/p>\n<p>Come \u00e8 nato in te il desiderio di utilizzare il tuo lavoro volontario per la causa palestinese?<\/p>\n<p>Per far s\u00ec che il mondo funzioni, ci devono essere delle regole che tutte le nazioni sono tenute a rispettare. Queste vanno sotto il nome di Diritto Internazionale, Convenzione di Ginevra, Diritti Umani, ecc. Esse nascono per proteggere i civili in tutto il mondo ed \u00e8 responsabilit\u00e0 dei leader politici porre fine alle violazioni contro queste regole, chiunque le violi. Ma quando si tratta dei crimini di Israele contro il popolo palestinese, i nostri leader sembrano voler chiudere gli occhi. E quando i nostri politici non si prendono le loro responsabilit\u00e0, noi, all\u2019interno della societ\u00e0 civile, dobbiamo farlo. \u00c8 una questione di coscienza. Sai, a casa ho uno specchio appeso al muro e voglio potermici guardare senza vergognarmi. Se non ci solleviamo al fianco del popolo palestinese, chi si sollever\u00e0 al nostro fianco se un giorno saremo occupati? Si tratta di sostenere i valori dei Diritti Umani, della Convenzione di Ginevra, ecc.<\/p>\n<p>Partendo dalla tua esperienza a bordo di Estelle nel 2012, visto come questa imbarcazione \u00e8 stata accolta dai cittadini europei nei porti dove ha attraccato, puoi dedurre che questo impegno abbia ripagato in termini di aumento della coscienza collettiva in merito ai crimini subiti dai palestinesi?<\/p>\n<p>S\u00ec, penso di s\u00ec. Quella \u00e8 stata una parte del nostro obiettivo. Ma dobbiamo ricordarci che la maggioranza delle persone che sono venute nei porti, che ci hanno sostenuto, erano gi\u00e0 in qualche modo coinvolte con la questione palestinese. Allo stesso tempo, insieme a tutti quelli che sono venuti a dare il loro supporto, stavamo inviando un chiaro messaggio ai nostri leader politici, vale a dire che non possono pi\u00f9 nascondersi, perch\u00e9 gli elettori chiedono loro di agire. Adesso possiamo vedere che in Europa, Paese dopo Paese, i leader politici stanno prendendo posizione, non tollerano pi\u00f9 la sottrazione delle terre da parte di Israele e la sua politica di apartheid. Non sto dicendo che questo avviene solo grazie ad Estelle. Ma Estelle \u00e8 parte di ci\u00f2 che ha permesso il\u00a0 cambiamento.<\/p>\n<p>Da quanto tempo ti trovi a cooperare all\u2019Arca di Gaza, l\u2019ultimo progetto della Coalizione Freedom Flotilla?<\/p>\n<p>L\u2019idea che sta dietro l\u2019Arca di Gaza, di inviare una nave da Gaza verso l\u2019esterno, per rompere l\u2019assedio dall\u2019interno, era stata discussa in precedenza, ma \u00e8 stata la campagna canadese, parte della Coalizione Freedom Flotilla, che l\u2019ha poi concretizzata. Ne avevo parlato gi\u00e0 a bordo di Estelle con uno dei fondatori dell\u2019organizzazione; alcune settimane pi\u00f9 tardi, mi sono state fatte delle domande a\u00a0 riguardo, durante l\u2019interrogatorio da parte del Mossad. Sono venuto a Gaza nell\u2019aprile del 2013, sei mesi dopo l\u2019abbordaggio di Estelle in acque internazionali da parte di un commando della marina israeliana; \u00e8 stata la prima volta che ho visto la barca. Poi sono tornato a giugno per lavorare al progetto e adesso sono qui dalla fine di settembre.<\/p>\n<p>In questa vostra iniziativa vi avvalete anche della collaborazione di attivisti israeliani per i diritti umani? C\u2019\u00e8 un rapporto con loro?<\/p>\n<p>Avere qualsiasi tipo di cooperazione con israeliani \u00e8 sospetto qui a Gaza. Con tutto quello che le persone passano qui, \u00e8 comprensibile. Allo stesso modo, \u00e8 un peccato perch\u00e9 potrebbe essere fruttuoso per entrambe le parti. Tuttavia, ci\u00f2 non impedisce ai membri della Coalizione Freedom Flotilla di avere contatti con attivisti israeliani per i diritti umani, ma qui a Gaza \u00e8 meglio di no.<\/p>\n<p>Sai che esistono iniziative di cooperazione allo sviluppo e interventi di emergenza. Il vostro progetto sembra includere entrambe le tipologie, dal momento che lavorate sia per il lungo periodo (raccolta fondi, burocrazia, reperimento materie prime) che in uno stato di assedio (mancanza d\u2019acqua potabile, black out, raid aerei con F-16 e droni, invasioni quotidiane della marina militare israeliana). Com\u2019\u00e8 lavorare in questa situazione?<\/p>\n<p>\u00c8 molto frustrante non poter svolgere alcuni lavori solo perch\u00e9 non possiamo trovare i materiali o le attrezzature necessarie. Potrebbe essere qualsiasi cosa, dai tubi di una certa dimensione ai bulloni. Non esiste un esatto concetto del tempo qui; dobbiamo pianificare molto attentamente tutto ci\u00f2 di cui abbiamo bisogno con largo anticipo, quanto materiale serve, dove poterlo reperire, quanto tempo ci vorr\u00e0 per trovarlo. Ma \u00e8 quello che i palestinesi devono affrontare ogni giorno: dove possono trovare la benzina per i generatori o per le auto, medicine, calcestruzzo, materiali da costruzione\u2026la lista pu\u00f2 essere lunga. Molto spesso \u00e8 difficile poter dire a chi raccoglie i fondi quando l\u2019Arca sar\u00e0 pronta, e quando dobbiamo cambiare le date mantenendo la fiducia dei donatori. \u00c8 importante mostrare che i lavori vanno avanti, anche se a volte procedono lentamente.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 secondo te la cosa pi\u00f9 utile che potrebbe fare il mondo sull\u2019altra sponda del Mediterraneo per porre fine all\u2019apartheid israeliano?<\/p>\n<p>Direi che le cose da fare per porre fine all\u2019apartheid israeliano sono tre, e possiamo impararle dalla battaglia per la fine dell\u2019apartheid in Sudafrica.\u00a0Prima di tutto, non dobbiamo dimenticare che Israele dipende dalle sue esportazioni e scegliere di non comprare prodotti israeliani pu\u00f2 avere un grande impatto. Il secondo passo \u00e8 ottenere che le aziende ridefiniscano i loro investimenti in Israele e che smettano di cooperare con compagnie israeliane. Per ottenere questo, il consumatore deve rendere chiaro alle aziende che fare affari con Israele e con compagnie israeliane significa sporcarsi. E nessuna azienda vuole avere macchie sul proprio logo, le costerebbe molto ripulirlo. Qui l\u2019individuo gioca un ruolo cruciale, non solo come consumatore ma anche contattando le aziende, scrivendo nei giornali locali, usando i social network. Il terzo passo \u00e8 fare pressione sui politici. Questo \u00e8 pi\u00f9 facile di quello che molti credono. In una democrazia, i leader dipendono dai loro elettori e ascoltano le persone pi\u00f9 di quanto si creda. Ma ogni cosa comincia con la consapevolezza: senza consapevolezza di ci\u00f2 che succede nei Territori Occupati, nulla fermer\u00e0 l\u2019apartheid.<\/p>\n<p>L\u2019Arca di Gaza salper\u00e0 per rompere il blocco illegale israeliano alla libert\u00e0 di movimento palestinese, blocco che colpisce anche l\u2019autonomia economica della Striscia, costretta all\u2019aiuto esterno per sopravvivere. I prodotti che partiranno per il mondo proverranno anche dal restante territorio palestinese?<\/p>\n<p>Sarebbe naturale avere prodotti provenienti da tutta la Palestina, non solo dalla Striscia di Gaza. Il problema \u00e8 che Israele non consente il trasporto dei prodotti tra Gaza e la Cisgiordania. Questo sta danneggiando l\u2019economia palestinese in modo serio, e molto probabilmente \u00e8 la ragione per cui Israele non permette gli scambi tra Gaza e la Cisgiordania.<\/p>\n<p>Cosa hai provato quando l\u2019Arca \u00e8 entrata in acqua per la prima volta dopo i lavori di ristrutturazione?<\/p>\n<p>La discesa in acqua \u00e8 stata solo un ulteriore passo di preparazione dell\u2019Arca. \u00c8 stato una specie di evento, ma tutti i piccoli passi, anche quelli meno visibili, sono altrettanto importanti.<\/p>\n<p>Il vostro fine immediato con l\u2019Arca di Gaza \u00e8 restituire al porto palestinese la possibilit\u00e0 di essere aperto agli scambi come tutti gli altri porti liberi del mondo. Qual \u00e8 il vostro obiettivo di lungo periodo?<\/p>\n<p>Il divieto di esportazione sotto cui Gaza vive, impedisce lo sviluppo economico di Gaza e della Palestina tutta. Con la possibilit\u00e0 di scambi commerciali e di viaggio, dell\u2019apertura al turismo, la Palestina avrebbe il futuro nelle sue mani. Adesso non \u00e8 cos\u00ec. Oggi si tratta di un problema umanitario, quindi il nostro obiettivo \u00e8 che i Palestinesi, come tutte le persone del mondo, abbiano gli stessi diritti di chiunque altro. Cosa che invece \u00e8 adesso loro negata dalla potenza occupante. Nena News<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fonte: http:\/\/nena-news.it\/ Gaza City, 9 aprile 2014, Nena News\u00a0\u2013 Mentre il negoziato tra governo israeliano e Autorit\u00e0 Nazionale Palestinese subisce un nuovo stallo, la popolazione della Striscia di Gaza conta il settimo anno di isolamento imposto da Israele, situazione aggravata &hellip; <a href=\"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/2014\/04\/10\/gaza-andreasson-aprite-il-mare-per-dare-un-futuro-alla-striscia\/\">Continue reading <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-4506","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-senza-categoria"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4506","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4506"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4506\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4506"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4506"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4506"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}