{"id":544,"date":"2012-05-10T09:25:22","date_gmt":"2012-05-10T09:25:22","guid":{"rendered":"http:\/\/italy.palsolidarity.org\/?p=544"},"modified":"2012-05-10T09:25:22","modified_gmt":"2012-05-10T09:25:22","slug":"prigionieri-proteste-a-tel-aviv-e-ramallah","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/reteitalianaism.it\/reteism\/index.php\/2012\/05\/10\/prigionieri-proteste-a-tel-aviv-e-ramallah\/","title":{"rendered":"Prigionieri: proteste a Tel Aviv e Ramallah"},"content":{"rendered":"<h4 id=\"post-title\">Da Nena-News: <a href=\"http:\/\/nena-news.globalist.it\/\">http:\/\/nena-news.globalist.it\/<\/a><\/h4>\n<h4><\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify\"><strong>Bilal e Thaer, al 73\u00b0 giorno di sciopero della fame, stanno morendo. La Corte Suprema rigetta il loro appello e Abbas avverte: se muoiono, nessuno controller\u00e0 la situazione. Manifestazioni a Tel Aviv e Ramallah: chiusi gli uffici dell\u2019ONU. Appello UE: Israele consenta visite delle famiglie.<\/strong><\/h4>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/nena-news.globalist.it\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/un_fair-wattan-tv.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/nena-news.globalist.it\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/un_fair-wattan-tv.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">di EMMA MANCINI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><!--more-->Beit Sahour (Cisgiordania), 09 maggio 2012, Nena News (nella foto, oggi dimostranti chiudono gli uffici dell\u2019ONU a Ramallah, foto Wattan TV) \u2013 Bilal e Thaer stanno morendo. Sono giunti al 73\u00b0 giorno di sciopero della fame contro la pratica della detenzione amministrativa. Luned\u00ec la Corte Suprema israeliana ha rigettato il loro appello, condannandoli a morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il loro avvocato, Jamil Khatib, ha annunciato che i due prigionieri palestinesi non si arrendono e proseguono nello sciopero. Bilal \u00e8 stato arrestato il 17 agosto 2011, Thaer il 28 giugno 2010, entrambi in detenzione amministrativa, senza che sia stato loro garantito un processo equo. Non conoscono le accuse che li costringono in prigione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Luned\u00ec il giudice israeliano Elyakim Rubinstein non solo ha espresso preoccupazione per le loro condizioni di salute (suggerendo alle autorit\u00e0 militari di rilasciarli per malattia), ma ha anche criticato l\u2019utilizzo smodato che l\u2019esercito fa della pratica della detenzione amministrativa, definita dal giudice \u201cprocedura antiquata che non piace a nessun giudice\u201d. \u201cMa che \u00e8 comunque da considerare necessaria se il materiale raccolto contro il sospetto \u00e8 segreto\u201d, ha concluso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>L\u2019appello della UE e l\u2019avvertimento di Abu Mazen<\/strong><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Prosegue intanto lo sciopero della fame collettivo: dal 17 aprile 1.600 prigionieri palestinesi rifiutano il cibo. Nonostante le punizioni inflitte dall\u2019<em>Israeli Prison Service<\/em> (trasferimenti da un carcere all\u2019altro, privazione del sale per l\u2019acqua, perquisizioni corporali continue, multe da 100 euro al giorno), nuovi detenuti aderiscono ogni giorno alla protesta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ieri la missione dell\u2019Unione Europea nei Territori Occupati ha fatto appello ad Israele perch\u00e9 intervenga subito e salvi la vita di Thaer e Bilal: la UE ha chiesto alle autorit\u00e0 israeliane di permettere ai prigionieri di ricevere visite familiari e cure adeguate in ospedali civili. Simile l\u2019appello della Croce Rossa Internazionale. Ma il silenzio della comunit\u00e0 mondiale resta imbarazzante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Oggi il presidente dell\u2019AP, Mahmoud Abbas, ha lanciato un avvertimento: se anche solo uno dei prigionieri in sciopero perder\u00e0 la vita, \u201csar\u00e0 un disastrato, nessuno potr\u00e0 tenere sotto controllo la situazione\u201d. \u201cL\u2019ho detto agli israeliani e agli americani: se non trovano subito una soluzione, commetteranno un crimine\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Le manifestazioni di solidariet\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sono decine le manifestazioni che in questi giorni si stanno tenendo a Gaza e in Cisgiordania. Nelle citt\u00e0 e nei villaggi palestinesi, i comitati di solidariet\u00e0 e le famiglie dei detenuti hanno montato tende in sostegno della protesta. Questa mattina, un centinaio di giovani si sono ritrovati di fronte agli uffici delle Nazioni Unite a Ramallah: \u201cHanno chiuso le porte di ingresso \u2013 racconta a Nena News un italiano presente alla manifestazione, che preferisce mantenere l\u2019anonimato \u2013 \u00a0impedendo agli impiegati di entrare e chiedendo all\u2019ONU di prendere misure immediate per salvare la vita degli scioperanti. Sembra che la manifestazione andr\u00e0 avanti fino alle 17, poi si sposteranno in Manara Square, principale piazza di Ramallah\u201d.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/nena-news.globalist.it\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/manifestazione-prigionieri.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/nena-news.globalist.it\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/manifestazione-prigionieri-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" \/><\/a>Sit-in del 7 maggio a Gaza in solidariet\u00e0 con i prigionieri palestinesi<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify\">Dimostrazione di protesta anche all\u2019Universit\u00e0 di Tel Aviv: circa 60 dimostranti, tra cui una decina di attivisti israeliani, ha manifestato a mezzogiorno all\u2019ingresso dell\u2019universit\u00e0 per la libert\u00e0 dei prigionieri politici palestinesi. Tanti gli slogan cantati: \u201cOh carceriere, il popolo libero non dorme\u201d, \u201cLibert\u00e0 alle porte\u201d, \u201cLiberi tutti i prigionieri\u201d. Nei cartelli in arabo e\u00a0 in ebraico, i manifestanti hanno scritto le loro \u2018richieste\u2019: \u201cNo alla detenzione amministrativa\u201d, \u201cThaer e Bilal liberi\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Rifiutare il cibo per i propri diritti: l\u2019esperienza di un ex prigioniero<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Bilal e Thaer non mollano. I loro corpi sono ridotti a pelle e ossa. \u201cDi solito nei primi giorni di sciopero sei molto affamato. Dopo 10 giorni non hai pi\u00f9 energie. In media si perde un chilo al giorno: io, nei primi 20 giorni di sciopero, persi 15 chili\u201d, \u00a0racconta a Nena News Abdel-Aleem Dana, professore al Politecnico di Hebron ed ex prigioniero. Abdel-Aleem ha trascorso 17 anni della sua vita in prigione. La prima volta fu incarcerato nel 1967, poi ancora negli anni Settanta, di nuovo durante la Prima Intifada, negli anni Novanta e nel nuovo millennio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ha preso parte al primo sciopero della fame organizzato dai prigionieri palestinesi, il 5 luglio 1970: \u201cScioperammo per 13 giorni e ottenemmo di non dover pi\u00f9 appellare i soldati come \u2018nostri padroni\u2019 e di non portare le manette ai polsi durante l\u2019ora d\u2019aria. Difficile raccontare cosa si prova durante uno sciopero della fame. La cosa che mi infastidiva di pi\u00f9 era l\u2019odore della mia bocca e sentire lo stomaco pieno solo di acqua. Ma io bevevo poco perch\u00e9 i soldati non mi autorizzavano ad andare in bagno spesso\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cMa pi\u00f9 difficile \u00e8 vedere accanto a te i tuoi compagni che muoiono \u2013 continua Abdel-Aleem \u2013 Noi prigionieri non iniziamo uno sciopero perch\u00e9 ci piace non mangiare. Ma immaginate di essere sbattuto in una prigione per anni senza sapere di cosa siete accusato. A me hanno rinnovato la detenzione amministrativa di sei mesi in sei mesi per sei volte: 3 anni senza un processo n\u00e9 un\u2019accusa\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cQuello che consola i prigionieri in sciopero \u2013 continua Dana \u2013 \u00e8 sapere che fuori c\u2019\u00e8 chi li sostiene. Quella della prigionia in Israele \u00e8 una questione sentita da tutto il popolo palestinese perch\u00e9 tocca tutte le famiglie. Basta pensare che dal 1967 sono stati ben 750mila i palestinesi detenuti: ogni famiglia ha un suo membro passato per le galere\u201d. Nena News<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da Nena-News: http:\/\/nena-news.globalist.it\/ Bilal e Thaer, al 73\u00b0 giorno di sciopero della fame, stanno morendo. La Corte Suprema rigetta il loro appello e Abbas avverte: se muoiono, nessuno controller\u00e0 la situazione. 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