Khan al-Ahmar sotto minaccia di demolizione

13 settembre 2018 | attivisti ISM

Khan Al-Ahmar e’ un piccolo villaggio di beduini della tribu’ Jahalin formatosi nel 1948 dopo che, durante la Nakba, gli abitanti furono costretti ad abbandonare il Negev. Oggi e’ la casa di 190 palestinesi ed e’ la sede della Scuola delle Gomme della ONG italiana Vento di Terra, frequentata ogni giorno da 160 bambini che arrivano da altri villaggi circostanti.
Khan Al-Ahmar e’ uno dei 42 villaggi della zona E1, provincia di Gerusalemme, a rischio sgombero. Israele, con il cosi’ detto “E1 plan”, vuole unire la colonia di Ma’ale Adumin con Gerusalemme, isolando cosi’ Gerusalemme Est dal resto del West Bank. Il piano E1 fu sospeso nel 2009 sotto pressioni internazionali ma, come sempre accade, dopo un po’ i crimini Israeliani vengono dimenticati.
Dal 5 settembre, quando la Corte Suprema Israeliana ha dato l’ordine di sgombero entro sette giorni, la comunita’ di Khan Al-Ahmar e attivist* palestinesi e internazionali si sono riuniti ogni giorno in solidarieta’ al villaggio, in attesa delle forze israeliane.

Tutte le sere, sotto un grande tendone nel campo adiacente alla scuola, la comunita’ del villaggio e attivist* condividono la cena, racconti e partecipano ai canti tradizionali della resistenza palestinese, intonati da Abu “Tiger” -che arrivo’ al villaggio dopo aver partecipato alla guerra in Libano del ’82- ed altri anziani del campo.

Giovedì 13 settembre, alle cinque di mattina, mentre qualcuno si apprestava ad assopirsi nuovamente dopo la preghiera mattutina, sono arrivate le IDF.
Dalla collina adiacente il villaggio, tutti sono accorsi per vedere cosa stesse succedendo: un centinaio di soldati stavano smantellando le cinque strutture di Wadi Al-Ahmar, costruite da attivisti palestinesi e internazionali alla vigilia della scadenza data dal governo Israeliano. Si sentono rumori di lamiere di acciaio spostate e del bulldozer in azione ma raggiungerli e’ impossibile per il cordone di militari che blocca il passaggio, dichiarando l’area “zona militare chiusa” per le successive dodici ore, entrarci significa arresto immediato.
Inutile chiedersi il motivo di un tale dispiego di forze armate per qualche lamiera e una cinquantina di persone, molte delle quali anziane se non per intimidire chi ha assistito alla scena.
Ma gli abitanti di Khan Al-Ahmar non si sono lasciati scoraggiare, quasi ogni sera prima di cena si radunano sotto a tendone, insieme al ministro della difesa Walid Assaf, al portavoce di Fatah Osama Qawasma, scambiandosi parole di incoraggiamento per rimanere decisi e organizzati contro l’Occupazione.

Verso le undici del mattino del 14 settembre, I beduini si preparano per la preghiera del venerdi’ quando arrivano le IDF con un bulldozer D9. L’obiettivo e’ chiudere una delle strade secondarie che portano al villaggio.
Superato il tunnel che permette di attraversare l’autostrada, la folla raggiunge il bulldozer scortato da un vasto schieramento di soldati e polizia. Alcuni anziani si siedono davanti alla pala ma vengono immediatamente circondati dalla forze armate. Dopo pochi minuti la situazione precipita, le IDF iniziano a spingere e trascinare via indistintamente giovani, anziani, internazionali e I paramedici della mezzaluna. Durante gli scontri Abu “Tiger” viene colpito alla testa e sanguinante trascinato via, proibendogli il primo soccorso. Un avvocato attivista franco-americano, Frank Romano, viene arrestato insieme ad altri due attivisti palestinesi. L’esercito riesce a chiudere la strada.

Khan Al-Ahmar non e’ solo una striscia di terra che interferisce con i piani di occupazione coloniale israeliana, e’ prima di tutto la casa per molte famiglie, nate e cresciute qui che hanno il diritto di restarci. Rappresenta l’unica possibilita’ di istruzione per i bambini di molti villaggi beduini che non hanno la possibilita’ di raggiungere le scuole di Ramallah o delle altre citta’ vicine.

Saeb Erekat, diplomatico palestinese, ha richiesto al consiglio dell’Aja di processare Israele per crimini di guerra, riferendosi alla deportazione dei beduini.
A lui si sono aggiunti cinque paesi europei, tra cui l’Italia, che hanno chiesto di fermare la demolizione, ma i deboli e ipocriti tentativi della diplomazia internazionale a nulla sono serviti. Israele continua ad occupare illegalmente quasi il 40% dell’area C e le IDF continuano con abusi di potere e brutalita’ verso chi si oppone.

Khan Al-Ahmar non si arrende e si prepara a resistere allo sgombero.
STOP ISRELI OCCUPATION
STAY WITH KHAN AL-AHMAR

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