Bulldozers arrivano a Hajja

9 Dicembre 2012 | International Solidarity Movement, Occupied Palestine.

Domenica 9 dicembre alle 4 del pomeriggio i bulldozer sono arrivati nel piccolo pigro paesino di Hajja vicino Kufr Qaddoum, nella parte settentrionale della West Bank. Sono passati di fianco a degli insediamenti illegali israeliani, in cui molti palestinesi dei villaggi circostanti lavorano, con parecchi diritti dei lavoratori in meno rispetto ai coloni israeliani che lavorano nella stessa fabbrica.

Sotto le fabbriche si trovano i terreni agricoli. Ulivi coprono i lati della collina, questa è la terra che sono venuti a prendere. Un confronto avviene tra i palestinesi che possiedono la terra e i palestinesi del 1948 che guidano le ruspe e che già stanno strappando la terra. Il bulldozer ha distrutto ogni cosa sul suo cammino, strappando pezzi di terreno, alberi e arbusti lungo la strada.

Durante la disputa arrivano dei soldati: sono stati inviati a ‘proteggere’ il lavoro dei bulldozers. Assicurano i palestinesi che legittimamente possiedono la terra che hanno ricevuto il permesso. Quando però questi contestano, la storia cambia, i soldati sono arrivati senza prove e sembra senza permesso.

Hajja ha dieci insediamenti illegali che la circondano e fino ad oggi hanno già perso tanto.

Arriviamo a mezzogiorno, il giorno dopo il primo incontro. Oggi i soldati sono dotati di una mappa, hanno programmato tutto e purtroppo è inevitabile che il processo di estirpazione continuerà.

Arriviamo alla zona intorno 02:00, una donna di 65 anni sta stringendo i pugni verso il cielo, piangendo e pregando, chiedendo risposte per ciò che sta per accadere. I soldati dicono al paese che il terreno sarà utilizzato per costruire una postazione di energia elettrica, che comprenderà anche una strada che verrà utilizzata per accedere al punto. La terra è condivisa tra centinaia di persone e, come risultato di questo, potenzialmente il paese perderebbe l’accesso a questa terra.

Fatima Bora Dean Marsalha mi dice ‘Ogni volta che vengono distruggono la nostra terra, due anni fa, i coloni hanno cercato di costruire qui. Vogliamo solo essere in grado di vivere e lavorare sulla terra che ci appartiene.’

I soldati poi vanno via, lasciando gli abitanti del villaggio di Hajja sulla terra che appartiene a loro, mentre i soldati  tengono le loro condizioni di vita sul palmo delle loro mani. I soldati mi hanno detto che porteranno più prove che possono accedere alla terra per costruire la linea elettrica, continuando il processo di distruggere la terra e impedire ai palestinesi di accedervi. Mi è stato detto da un palestinese che in questo modo cominciano gli insediamenti, primo si arrogano un pezzetto di terra, poi passare a mettere dei caravan, e poi le case.

Quando cominciamo a scendere a piedi un cinghiale viene giù per la collina verso di noi, i ragazzi palestinesi lanciano pietre per spaventarlo. E’ stato liberato dai coloni per intimidire, distruggere e danneggiare il paese. I cinghiale non sono autoctoni della Palestina, come mi allontano mi rendo conto che ci sono molte tattiche di manipolazione della realtà in questo gioco professionale di furto di terra.

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