fonte: http://palsolidarity.org
9 Marzo 2013 | Popular Struggle Coordination Committee
Venerdì scorso, il villaggio di Sebastiya ha tenuto la sua prima dimostrazione per protestare contro l’allagamento del suo territorio da parte delle acque reflue provenienti dal vicino insediamento ebraico di Save Shomron. Circa 150 persone provenienti da Sebastiya, insieme con attivisti israeliani ed internazionali, hanno partecipato alla manifestazione che è stata interrotta subito da gas lacrimogeni e granate stordenti.
Un convoglio di veicoli si è mosso velocemente dal villaggio verso la terra vicino alla città in cui viene scaricata l’acqua di scarico. I palestinesi hanno compiuto la preghiera del Venerdì nei campi e subito dopo i manifestanti hanno marciato verso l’insediamento. Poco dopo, le forze israeliane hanno iniziato a sparare gas lacrimogeni e granate stordenti contro i dimostranti. Mentre la gente correva attraverso i campi le forze israeliane hanno continuato a sparare lacrimogeni e i giovani palestinesi hanno lanciato alcune pietre contro di loro. Una persona è stata portata via in ambulanza a causa della sovraesposizione ai gas lacrimogeni. La protesta è durata per un’ora.
Sabastiya è un antico borgo situato a soli 10 km a nord di Nablus. Per oltre un decennio, gli abitanti del villaggio hanno sofferto vessazioni da parte delle forze israeliane e dei coloni. Nel 2001 i coloni hanno sradicato e distrutto circa 1000 piante di olivo, danneggiando gravemente la terra di diverse famiglie. Nel 2006, l’esercito israeliano ha messo una recinzione nel tentativo di confiscare la terra dove erano originariamente gli alberi sradicati, ma i contadini del villaggio la hanno tirata giù.
Recentemente, il vicino insediamento di Shave Shomron ha cominciato il pompaggio delle acque di scarico non trattate direttamente sui campi palestinesi, avvelenando gli alberi di albicocche e di oliva. Oltre a cominciare queste manifestazioni, i residenti di Sabastiya stanno attualmente portando avanti un’azione legale contro Shave Shomron al fine di fermare lo scarico da parte dei coloni delle acque reflue sulle terre palestinesi.
