19 marzo 2013 | International Solidarity Movement, Palestina occupata
La seguente è la dichiarazione postata sulla sua pagina Facebook di Samer Issawi dal proprio avvocato Fawwaz Shloudy. E’ stata tradotta dall’arabo all’ inglese da Shahd Abusalama.
“A proposito dell’offerta di deportazione a Gaza fattami dall’Occupazione Israeliana, affermo che Gaza è parte innegabile della mia terra e che la sua gente è la mia gente. Tuttavia, mi recherò a Gaza solo secondo la mia volontà poiché la mia patria è la Palestina tutta ed è dentro di essa che ho il diritto di viaggiare da nord a sud ogni volta che lo vorrò. Sono fermamente deciso a rifiutare l’offerta fattami poiché la deportazione a Gaza non sarà diversa dal processo di espulsione a cui è stato sottoposto il popolo palestinese dal 1948 e il 1967.
Lottiamo per la libertà della nostra terra e per il ritorno dei nostri profughi dall’ esilio. Con la pratica della deportazione Israele mira a svuotare la Palestina dei palestinesi portando estranei al loro posto. Questa pratica è un crimine ed è per questo che rifiuto di farmi deportare. Sarò solo d’accordo d’ essere rilasciato a Gerusalemme. Sono infatti consapevole che l’occupazione israeliana ha come l’obiettivo di privare Gerusalemme della sua gente e far diventare gli arabi una minoranza della popolazione. La questione della deportazione non è più una decisione personale. Si tratta piuttosto di un principio nazionale. Se ogni detenuto accettasse di essere deportato fuori da Gerusalemme a causa della pressione a cui è sottoposto, Gerusalemme sarà alla fine privata della sua gente.
Preferirei morire sul mio letto d’ospedale anziché essere espulso da Gerusalemme. Gerusalemme è la mia anima e la mia vita. Se sarò sradicato da lei anche la mia anima sarà sradicata dal mio corpo. La mia vita non ha senso lontano da Gerusalemme. Nessun paese al mondo sarà in grado di accogliermi come lo fa Gerusalemme. Pertanto, il mio ritorno sarà solo verso Gerusalemme, e in nessun altro luogo. Consiglio a tutti i palestinesi di cingersi alla loro terra e ai loro villaggi e prego loro di non soccombere ai desideri dell’ occupazione israeliana. Non si tratta di una causa personale, una causa legata a Samer Issawi. Si tratta di una questione nazionale, una convinzione ed un principio che ogni palestinese che ama il suolo sacro della sua patria dovrebbe ribadire. Continuerò infine il mio sciopero della fame fino a quando potremmo tornare a Gerusalemme da persone libere. O quello o il martirio! “
Traduzione: Nuraddin