A mezzanotte in centinaia accolgono i prigionieri appena rilasciati nel nord della Striscia di Gaza: foto

30 Ottobre 2013 / International Solidarity Movement, Charlie Andreasson / Gaza, Palestina Occupata

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Tutte le foto sono di Charlie Andreasson

Nell’ambito della ripresa dei negoziati tra Israele ed Autorità Palestinese, 26 prigionieri palestinesi sono stati rilasciati dal carcere di Ofer, in Israele, nella notte di mercoledì. Cinque di essi sono stati trasferiti nella Striscia di Gaza dal checkpoint di Erez a Beit Hanoun. Questo è il secondo di quattro rilasci di prigionieri palestinesi in programma, per un totale di 104 persone, quasi tutte imprigionate prima dell’inizio del sistema di Oslo nel 1994. I 26 rilasciati in questa occasione sono stati in carcere da 19 a 28 anni, e hanno età comprese tra i 38 e 58 anni. Ma avrebbero potuto essere rilasciati molto prima. Secondo il Memorandum di Sharm el-Sheik del 1999, tutti i palestinesi catturati prima di Oslo sarebbero dovuti essere liberati.

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I cinque uomini che sono tornati nella Striscia di Gaza sono stati accolti da eroi della resistenza contro l’occupazione da 400-500 persone venute ad accoglierli ad Erez. Le scene che si sono viste in Israele invece, erano molto diverse. Lunedì, migliaia di persone si sono recate davanti al carcere di Ofer per protestare contro il rilascio dei 26 prigionieri, di cui tutti tranne due erano stati condannati al carcere a vita.

Persino all’interno del governo di coalizione di Benjamin Netanyahu, ci sono stati grossi disaccordi sulla questione del rilascio. Il partito Jewish Home, un membro dell’ultra destra della coalizione, senza successo ha proposto di bandire in futuro qualsiasi rilascio di prigionieri. Il suo leader, Naftali Bennet, ha duramente criticato uno dei negoziatori, la ministra israeliana della giustizia Tzipi Livni, affermando che fermare il rilascio dei prigionieri palestinesi fosse più importante che la continuazione della presenza di Livni in parlamento. Elementi meno estremisti della coalizione hanno detto che Netanyahu avrebbe potuto evitare il rilascio accettando di congelare le costruzioni di nuovi insediamenti nella West Bank occupata, o dei negoziati basati sui confini di un futuro stato palestinese. Questa è una posizione condivisa dalla leader dell’opposizione Shelly Yachimovich, che ha affermato che il Likud di Netanyahu preferisce rilasciare prigionieri piuttosto che bloccare la costruzione di insediamenti.

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Un congelamento delle costruzioni di nuovi insediamenti e dell’espansione di quelli già esistenti, tutti illegali secondo la legge internazionale, è sempre stata una richiesta dei palestinesi per poter continuare i negoziati. E’ stato il rifiuto di Israele di accettare questa condizione a far fallire le discussioni nel 2010. Solo in seguito, con il segretario di stato statunitense John Kerry come mediatore, le due parti sono tornate al tavolo dei negoziati. Ma Netanyahu ha già annunciato che verranno rilasciati ulteriori permessi per dei nuovi insediamenti. Si stima che questi includeranno da 1200 a 1700 unità abitative per coloni. Quale impatto avrà sui negoziati questa decisione rimane da vedere.

Un portavoce del governo di Gaza, guidato da Hamas, Fawzi Barhoum, ha accusato il governo israeliano di usare il rilascio dei prigionieri per rimuovere l’attenzione dalle demolizioni di case palestinesi, dalla costruzione del muro, dal cambiamento dello status di Gerusalemme, per ostruire il diritto al ritorno e accaparrarsi ulteriori terre palestinesi. Hamas non prende parte ai negoziati. Una risoluzione che da ad Israele l’opportunità di espandere gli insediamenti nei Territori Occupati è un accordo tra un’Autorità Palestinese pacificata e una potenza occupante.

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Con l’annuncio della crescita e dell’espansione degli insediamenti, il governo Netanyahu ha dimostrato quello che vuole ottenere da questi negoziati.

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