Aggiornamenti sulla repressione e la solidarietà nelle carceri israeliane dopo la morte di Hassan al-Turabi

11 Novembre 2013 / Fonte: Samidoun Palestinian Prisoner Solidarity Network / http://samidoun.ca/

Dopo la morte in ospedale del prigioniero palestinese Hassan al-Turabi, avvenuta il 5 novembre scorso, giungono notizie più dettagliate sulla repressione all’interno del carcere di Megiddo e sulla solidarietà dei prigionieri palestinesi in altre carceri israeliane.

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Secondo quanto riferito dall’avvocato palestinese Heba Masalha alla rete di solidarietà ai prigionieri palestinesi Samidoun, nella mattina del 5 novembre, all’arrivo della notizia della morte di Turabi, i detenuti di Megiddo hanno iniziato a battere contro i muri, lanciare scarpe, e esprimere la propria rabbia per la morte del loro compagno.

Mohammed Abu Jaber, detenuto a Megiddo, ha raccontato a Masalha che delle forze speciali armate sono entrate nel carcere e si sono scontrate con i prigionieri che hanno risposto lanciando loro addosso delle scarpe. Più di 100 uomini delle forze di sicurezza armate sono entrate nel carcere, facendo uso di lacrimogeni e accompagnate da cani, spingendo i detenuti contro i muri, legando loro le mani, pestandoli con manganelli e i calci dei fucili, e riportandoli in seguito nelle celle. Hanno poi iniziato a fare delle perquisizioni provocatorie nelle celle, mettendo tutto sotto sopra.

Otto prigionieri sono stati trasferiti in celle di isolamento; questi prigionieri sono stati pestati dalla polizia a mani nude e con dei manganelli. La Sezione 5 del carcere è stata colpita da una serie di misure di punizione collettiva: rimozione delle strumentazioni elettriche, chiusura del negozio del carcere e impossibilità di acquistare cibo alternativo, sospensione degli allenamenti quotidiani. Mohammad al-Atrash, un altro prigioniero, ha raccontato a Masalha che i detenuti hanno rifiutato il cibo per tre giorni di seguito per protestare contro le sanzioni contro la Sezione 5, dove sono rinchiusi 120 detenuti, e che la situazione all’interno del carcere rimane molto tesa.

Anche nel carcere di Eshel, a seguito della morte di Turabi, ci sono state delle proteste, colpite dalla repressione. Ai detenuti di Eshel è stato impedito di allenarsi nella corte del carcere, alcune sezioni del carcere sono state chiuse, alcuni detenuti sono stati trasferiti, e sono state sospese le visite delle famiglie. In diverse altre prigioni israeliane i detenuti palestinesi hanno rifiutato i pasti per protestare: i detenuti di Eshel hanno rifiutato i pasti martedì e mercoledì; quelli di Ramon per tre giorni, mentre nella clinica carceraria di Ramle hanno rifiutato i pasti giovedì. I prigionieri nel Negev hanno dichiarato tre giorni di lutto, mentre i prigionieri di Ofer hanno rifiutato i pasti per un giorno.

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