Ahmad Qatamesh: prigioniero politico in detenzione amministrativa nelle carceri israeliane

18 Novembre 2013 / Fonte: The Electronic Intifada, Patrick O. Strickland
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Foto: Suha Barghouti e Ahmad Qatamesh.

Ahmad Qatamesh è uno scrittore ed intellettuale palestinese di sinistra,
detenuto nelle carceri israeliane senza processo dal giorno del suo
arresto avvenuto nell’aprile del 2011 a Ramallah, West Bank. Le persone
che lo stanno supportando ed i gruppi di solidarietà sperano che venga
liberato il mese prossimo.

Ahmad Qatamesh non è stato accusato di nessun crimine, ciononostante
Israele ha rinnovato a più riprese il suo ordine di detenzione. Per questo
motivo, anche diversi gruppi per i diritti umani si sono interessati alla
sua situazione, come Amnesty International, che ha chiamato il
sessantaduenne palestinese un prigioniero di coscienza.

«Mio marito ha passato nove anni della sua vita in carcere, senza essere
condannato nemmeno una volta» ha detto Suha Barghouti, la moglie di
Qatamesh. «Nessun avvocato con cui ho parlato del suo caso ha potuto
costatare la violazione di una legge da parte di Ahmad».

Tra il 1992 ed il 1998, Qatamesh è stato il prigioniero palestinese in
detenzione amministrativa incarcerato più a lungo da Israele. Sotto un
ordine di detenzione amministrativa, un detenuto può essere tenuto in
carcere per tempo indeterminato senza condanna o processo. Secondo sua
moglie, nessun altro detenuto palestinese è mai stato così a lungo dietro
le sbarre israeliane senza poi essere condannato.
Ma ora è mantenuto in carcere con una nuova serie di ordini di detenzioni
amministrative. L’ultimo è stato emesso in agosto e scadrà il prossimo 28
dicembre.

Barghouti ha spiegato che, prima dell’ultimo rinnovo, durante un’udienza
in un tribunale militare a fine agosto, «il giudice israeliano aveva
accettato il rilascio di Ahmad quando l’ordine di detenzione
amministrativa sarebbe scaduto, perchè non era convinto che rappresentasse
una minaccia”.
Ma l’intelligence militare israeliana ha vinto in appello, e come
risultato, la detenzione amministrativa di Qatamesh è stata prolungata di
altri sei mesi, per la settima volta consecutiva. Il giudice ha detto che,
nel caso in cui un altro ricorso venisse inoltrato, l’intelligence
israeliana dovrà fornire nuove prove a sostegno della tesi secondo cui
Qatamesh è ancora coinvolto in attività considerate illegali da Israele.
Barghouti ha detto di vivere in un perenne stato di incertezza, senza mai
sapere se suo marito verrà mandato a casa dopo la scadenza di un ordine di
detenzione. «Possono rinnovarlo in ogni momento, e a volte aspettano fino
all’ultimo minuto,» ha raccontato.

La famiglia Qatamesh è ancora più preoccupata da quando sono giunte
notizie del rapido deterioramento delle sue condizioni di salute perchè
viene trasferito da un carcere all’altro senza mai poter usufruire di cure
mediche appropriate. Barghouti ha paura, perchè a Qatamesh è vietato
parlare al telefono con i propri famigliari.

– Malattia

Recentemente, Barghouti è venuta a sapere che l’Israel Prison Service,
regolarmente accusato di continue violazioni dei diritti umani, intende
trasferire suo marito dal carcere di Ramon, nella regione del Naqab
(Negev), al carcere di Megiddo, situato nel nord dell’odierna Israele.
«Le condizioni a Megiddo sono molto, molto brutte,» ha spiegato Barghouti.
In febbraio, Arafat Jaradat, che durante il suo arresto era stato pestato
e successivamente torturato durante l’interrogatorio, è morto in una
sezione speciale di Megiddo, usata dai servizi segreti israeliani dello
Shin Bet, mentre era detenuto senza accusa.

Barghouti ha aggiunto: «Abbiamo una domanda: perchè viene trasferito? E’
per danneggiare intenzionalmente la sua salute? Altri prigionieri, e dei
gruppi per i diritti umani, ci hanno detto che gli capita di svenire molto
spesso». Inoltre, Qatamesh «soffre di pressione alta. Stanno facendo
peggiorare ancora di più la sua salute», ha detto Barghouti.
Barghouti pensa che gli odierni problemi di salute di suo marito siano
causati dalle pesanti torture subite durante il suo periodo di prigionia
negli anni ’90, durato sei anni. Nelle sue memorie di quel periodo,
intitolate I Shall Not Wear Your Tarboush (Non metterò il vostro
cappello*), Qatamesh descrive in dettaglio le torture e gli abusi che ha
vissuto per più di 100 giorni. Per il fatto che perde conoscenza molto
spesso, «ha bisogno di vedere uno specialista della testa molto presto, ma
quello che sappiamo, è che gli stanno dando solamente del Tylenol e altri
antidolorifici,” ha detto Barghouti.

In risposta al piano di trasferimento di Qatamesh, il gruppo di supporto
ai prigionieri palestinesi Addameer ha emesso una richiesta perchè venga
trasferito nel carcere militare di Ofer, vicino a Ramallah. La richiesta è
dettata dal fatto che le udienze di Qatamesh si svolgono lì e che le
visite dei famigliari diventerebbero più accessibili. L’Israel Prison
Service non ha ancora risposto.
«Forse è già stato trasferito», ha detto Barghouti. «Dal momento che
Israele concede pochissime informazioni alle famiglie dei prigionieri, non
abbiamo modo di saperlo».

– Visite

La famiglia di Qatamesh, come quelle di tutti i prigionieri politici
palestinesi, è costretta a far fronte ad infiniti ostacoli per poter fare
visita ai propri cari.
«Ho il permesso di fargli visita solo una volta ogni sei o otto mesi,» ha
spiegato Barghouti. Solo la moglie di Qatamesh, sua figlia e sua sorella
hanno potuto visitarlo. Ai suoi fratelli sono sempre stati negati i
permessi.

Barghouti ha raccontato che a più riprese le è stato negato di entrare in
Israele o di passare dai checkpoint, nonostante avesse un permesso valido
delle autorità israeliane. «Per questi motivi, l’ho visto solo tre volte
negli ultimi due anni e mezzo», ha spiegato, aggiungendo che la visita più
recente si è svolta in settembre.

L’unica figlia di Qatamesh, Hanin, ha iniziato a fare visita a suo padre
durante la sua prima detenzione, quando aveva appena tre anni. Vent’anni
dopo, ancora può vederlo solo in rarissime occasioni.
Hanin deve svegliarsi alle 5 del mattino e viaggiare da Ramallah a Ramon,
fermandosi e aspettando per periodi di tempo indefiniti ai numerosi
checkpoint militari israeliani presenti lungo il percorso. Sua madre
spiega che solitamente non torna a casa prima delle 8 di sera al più
presto, e tutto per una conversazione di 45 minuti durante la quale può
vedere suo padre solo da dietro una finestra di vetro e parlargli via
telefono.
«Non è per niente facile. Le visite dei famigliari sono molto complicate»,
spiega Barghouti, aggiungendo che «la conversazione è difficile perchè sai
che qualcuno sta ascoltando, che la stanno controllando.»

Barghouti ha anche descritto i controlli di sicurezza arbitrari e
degradanti ai quali vengono sottoposti i famigliari: «l’ultima volta i
soldati mi hanno fatto togliere il reggiseno prima di entrare. Ci sono
così tante procedure. E’ umiliante, è difficile, e lascia un segno
nell’anima di una famiglia.”

– Preso di mira

Dopo il suo arresto nel 1992, un giudice ordinò il rilascio di Qatamesh
per mancanza di prove.
Eppure, è stato mantenuto in detenzione amministrativa fino al 1998, per
il periodo di detenzione più lungo per quanto riguarda un prigioniero
palestinese senza processo. In seguito ha fatto parte di un accordo di
rilascio di prigionieri tra l’Autorità Palestinese e Israele.
Israele l’ha accusato di essere un leader del Fronte Popolare per la
Liberazione della Palestina (FPLP), un partito e gruppo di resistenza di
sinistra vietato da Israele, ma non l’ha mai condannato né ha fatto valere
delle prove.

Nonostante Barghouti abbia detto a The Electronic Intifada che Qatamesh,
dal suo rilascio nel 1998, non abbia avuto legami con il FPLP, Israele ha
usato la stessa accusa per giustificare il suo arresto nel 2011, ma senza
fornire nessuna prova.

Dopo il suo rilascio, Qatamesh ha fatto diverse richieste di permessi di
lavoro all’estero, ma gli sono sempre state negate. Un decreto militare
israeliano inoltre gli ha vietato di entrare a Gerusalemme Est Occupata.
«Mio marito non vede Gerusalemme da oltre 30 anni», ha detto Barghouti.
Durante il suo arresto nel 2011, i soldati di occupazione israeliani hanno
fatto irruzione nella casa di Qatamesh, tenendo la sua famiglia in
ostaggio con i fucili puntati, fino a quando sono riusciti a localizzarlo
a casa di suoi parenti e ad arrestarlo.
«Hanno puntato le loro mitragliatrici verso di noi e ci hanno detto che
volevano perquisire la casa. Mio cugino di 14 anni, Nai, e mia zia di 69
anni, stavano dormendo all’interno,» ha descritto Hanin, che al tempo
aveva solo 22 anni, in un articolo scritto per The Electronic Intifada.

– Nessun supporto

Barghouti ha affermato che l’unico motivo per cui suo marito è stato preso
di mira sono «le sue idee e i suoi scritti, e le sue letture svolte nella
West Bank.» Qatamesh inoltre è stato interrogato ripetutamente a proposito
della sua ricerca di laurea sulla resistenza popolare palestinese.
Amnesty International ha affermato che «Qatamesh è un prigioniero politico
detenuto unicamente per aver espresso in modo non violento i suoi ideali
politici», ed ha fatto un appello per il suo rilascio.

Il gruppo per i diritti dei prigionieri Addameer, di cui Barghouti è una
dirigente, l’ha aiutata a mantenere attiva la campagna per la sua
liberazione. Un altro aiuto è stato dato da un avvocato del Palestinian
Prisoner’s Club.

Qatamesh ha ricevuto anche centinaia di lettere di supporto da personalità
accademiche di tutto il mondo. Inoltre, centinaia di lettere per
richiedere la sua liberazione sono stare spedite al governo israeliano.
L’Autorità Palestinese, invece, ha fallito nello stare al passo con questa
solidarietà, offrendo a Qatamesh solamente supporto «da parte di individui
nel governo che lo conoscono e lo rispettano, ma non in qualità di nostra
autorità rappresentante», ha detto Barghouti. «No, non hanno fatto nulla,
non ho visto nulla da parte loro».

Nonostante l’AP abbia siglato un accordo con Israele per il rilascio di un
totale di 104 prigionieri politici palestinesi di lungo termine, 52 dei
quali sono già stati rilasciati, ci sono ancora 5.046 palestinesi
dell’odierna Israele, della West Bank occupata e della Striscia di Gaza
dietro le sbarre, secondo le ultime statistiche di Addameer.
– Aumento delle detenzioni amministrative
Qatamesh è in compagnia di altri 134 detenuti amministrativi imprigionati
da Israele su «prove segrete» senza accusa, secondo quanto riportato da
Addameer.

Le organizzazioni per i diritti umani internazionali e palestinesi hanno
ripetutamente fatto pressioni su Israele affinché fermi il suo uso
eccessivo delle detenzioni amministrative.
«Da decenni Israele sta usando il sistema della detenzione amministrativa,
intesa come una misura eccezionale contro persone suscettibili di causare
una minaccia alla sicurezza estrema ed imminente, al fine di calpestare i
diritti umani dei prigionieri», ha affermato in una dichiarazione del 2012
Ann Harrison, deputy director di Amnesty International. «E’ una misura
obsoleta che dovrebbe essere eliminata».

Nelle ultime settimane, Israele ha incrementato l’uso delle detenzioni
amministrative. In ottobre, gli ordini di detenzione amministrativa di 38
prigionieri sono stati rinnovati, secondo quanto riportato dal Palestine
News Network, citando la Palestinian Prisoners Society. Di questi, almeno
quindici rimarranno in carcere per un minimo di altri sei mesi.

La cultura dell’impunità che avvolge i tribunali militari israeliani
permette un rinnovo ripetuto ed illimitato delle detenzioni
amministrative.
Cosciente della totale mancanza di giustizia per i palestinesi accusati da
Israele, Barghouti esprime nondimeno un certo ottimismo riguardo il caso
di suo marito: «Ad essere onesta, credo abbia una buona possibilità di
essere rilasciato, perchè per il momento non c’è ancora stato un ricorso
in appello».

«Questa è la prima volta che ho visto un tribunale israeliano ammettere
che Ahmad non è in carcere per ragioni di sicurezza o per essere membro
del FPLP, ma perchè è intelligente e ha influenza sulla gente».

Patrick O. Strickland è un giornalista indipendente le cui notizie sono
apparse su Al Jazeera English, The Electronic Intifada, AlterNet e
altrove. Su Twitter: @P_Strickland_

* «Non metterò il vostro cappello: diario dalle stanze d’interrogatorio
del regime d’occupazione sionista», traduzione italiana:
http//:palestinanoalsilenziatore.wordpress.com/

Fonte:
http://electronicintifada.net/content/israel-detains-palestinian-leftist-without-trial/12937

–  AHMED QATAMESH TRASFERITO A MEGIDDO

Il 12 novembre 2013 il Samidoun Palestinian Solidarity Network ha
pubblicato una notizia sulla situazione di tensione creatasi nel carcere
di Ramon a seguito del trasferimento di Qatamesh da questo carcere al
carcere di Megiddo, avvenuto la settimana precedente. Gli altri
prigionieri, in modo specifico quelli del Fronte Popolare della Palestina,
hanno espresso la propria rabbia per il trasferimento dell’intellettuale
palestinese, date le sue condizioni di salute.

Il trasferimento di Qatamesh da Ramon a Megiddo è durato 12 ore, durante
le quali è stato rinchiuso nel “Bosta”, il veicolo usato dalle forze di
occupazione per il trasporto dei prigionieri. In questo veicolo il
prigioniero viene ammanettato ad una sedia di ferro in una stanza poco
ventilata.

Fonte:
http://samidoun.ca/2013/11/tension-in-ramon-prison-following-transfer-of-ahmed-qatamesh/

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