10 Dicembre 2013 / Fonte: The Electronic Intifada, Sawsan Khalife’.

Foto: una manifestazione davanti al tribunale di Haifa, dopo la condanna dei sette di Shefa Amr, 28 Novembre. (Yotam Ronen, ActiveStills)
Se ancora ci fosse bisogno di provare che i tribunali israeliani costituiscono una parte integrante del sistema di apartheid di Israele, quello che è successo il mese scorso nel tribunale di Haifa lo dimostrerebbe appieno.
Sei uomini palestinesi sono stati condannati fino a due anni di carcere ognuno per l’uccisione di un soldato israeliano che nel 2005 aveva aperto il fuoco contro un autobus pieno di civili a Shefa Amr, una città nella regione della Galilea, nell’odierna Israele. Un settimo palestinese è stato condannato a otto mesi con la condizionale.
Il processo, che si è concluso il mese scorso, dimostra che i cittadini ebrei e palestinesi di Israele vengono trattati in modo differente dalle autorità.
Durante il processo sono stati fatti sforzi considerevoli per proteggere la reputazione di Eden Natan Zada, il soldato israeliano che sparò contro l’autobus, uccidendo l’autista e tre passeggeri. Il pubblico ministero si è rifiutato di definirlo “un terrorista” perchè etichettarlo in quel modo avrebbe “disonorato il defunto”, come ha riportato il quotidiano israeliano Haaretz.
Invece, i palestinesi che hanno affrontato Zada e gli hanno impedito di ammazzare un numero maggiore di persone, sono stati descritti come intrinsecamente violenti. Il tribunale ha rifiutato di accettare il dato di fatto che coloro che hanno affrontato Zada abbiano reagito al suo atto immotivato contro dei civili innocenti e abbiano tentato di proteggere la propria comunità.
– Ipocrisia
Il Times of Israel ha riportato che il giudice Ilan Schiff ha dichiarato che Israele “non può tollerare atti di vendetta”. Le sue parole sanno di ipocrisia; Israele infatti spesso ha affermato che i suoi attacchi contro le donne e i bambini di Gaza erano atti di rappresaglia per i razzi sparati dalla Striscia. Per anni inoltre ha distrutto per punizione le case dei membri delle famiglie di palestinesi sospettati di resistenza armata.
Nonostante abbia riconosciuto che Zada uccise le sue vittime “solamente perchè erano arabi”, Schiff ha sottoscritto senza discussione le richieste dello stato di Israele, che aveva richiesto delle pene fino a nove anni di carcere. Schiff si è scostato da questa richiesta unicamente perchè ha preso in considerazione il fatto che il processo si è prolungato per otto anni.
Jamil Safuri, uno dei condannati, ha detto a The Electronic Intifada che “non c’è dubbio che questo è un processo politico fondato su un approccio razzista”.
“Incontriamo questa discriminazione in ogni aspetto delle nostre vite in quanto minoranza palestinese in uno stato ebraico, che sia nell’educazione, per quanto riguarda la residenza, i diritti civili e persino nel nostro diritto a difendere le nostre vite”, ha affermato.
– “Non abbiam nessun diritto”
Se si fosse trattato di un caso in cui un israeliano avesse ucciso un palestinese per autodifesa, molto probabilmente sarebbe rimasto impunito. Questo lo sappiamo per esperienza.
Nessuna accusa fu intentata contro un tassista ebreo israeliano che assieme alla polizia sparò ad una palestinese, sospettato di aver urtato un’auto della polizia ed un autobus con il suo bulldozer a Gerusalemme nel 2009. L’uomo palestinese, un muratore, morì a seguito delle ferite.
Questo doppio standard si è ripetuto anche nel caso dell’uccisione dell’autore di un attacco mortale contro una yeshiva (centro di studio religioso ebraico) a Gerusalemme nel 2008, un precedente sollevato dall’avvocato difensore dei Shefa Amr in tribunale.
Il palestinese che aveva sparato uccidendo otto persone era stato colpito alla testa da un proiettile sparato dallo studente Yitzhak Danon; Danon, e dei soldati israeliani, in seguito avevano sparato sul corpo dell’uomo per dieci minuti. Secondo un testimone, “furono sparati 500 o 600 pallottole”. Nessuna acccusa fu mai aperta contro Danon, che nei media venne celebrato come un eroe nazionale.
Morad Haddad, un membro eletto della muinicipalità di Shefa Amr, ha detto a The Electronic Intifada che nessuno è rimasto sorpreso dalla sentenza della Corte Distrettuale di Haifa.
“In un certo senso, c’è un lato positivo in questa sentenza. Mostra la vera faccia del governo israeliano nei confronti dei cittadini palestinesi di questo paese.”
“Dimostra che la carta d’indentità blu che possediamo serve agli interessi del governo. Ci trattano come cittadini quando gli conviene, e come terroristi in altri casi. Questo dimostra che non abbiamo nessun diritto in questo paese”.
Sawsan Khalife’ é attivista e giornalista di Shefa Amr, nella regione della Galilea, in Palestina.