Ricordo di Vik.

Dalla pagina facebook di Vik. Lo scritto è anonimo e bellissimo.
“Ciao Vittorio,
tante volte ho provato a scrivere qualcosa per unirmi a tutte le manifestazioni di affetto nei tuoi confronti. Lo sai quanto sia difficile trattenere le emozioni e quanto spesso ci si ritrovi sconfitti dal bisogno di un momentaneo oblio, proprio come succedeva a Gaza quando alcuni momenti erano talmente dolorosi da doverli nascondere e da non poterli neanche condividere, perchè siamo fatti così.
Provo rabbia, dolore e forza, una tenerezza mai conosciuta prima, tutto nello stesso istante.
Rabbia perchè hanno tolto a Gaza uno di quei segni di resistente bellezza, come li chiamavi tu. Rabbia perchè le è stato inferto un altro colpo, l’ennesima violenza verso quella terra già così tanto martoriata non solo dalle bombe ma nell’anima, l’ennesima violenza fine a se stessa, di nuovo volta unicamente alla punizione e all’umiliazione. Rabbia perchè ho visto un altro profondo segno di dolore negli occhi degli amici palestinesi. Chi ti ha ucciso sapeva bene che avrebbe tolto a Gaza qualcosa di unico e prezioso e che saresti mancato in ogni angolo, a tutti.
Rabbia verso il silenzio delle autorità italiane. Tu non eri un criminale o un fanatico, tu semplicemente non potevi rimanere tranquillo al tuo posto una volta conosciuta quella situazione in cui la dignità umana viene calpestata e la sua definizione lasciata in mano all’arbitrio politico. Documentavi, manifestavi la tua indignazione attraverso azioni non violente, scrivendo, accompagnavi pescatori e agricoltori nel loro lavoro, nient’altro. Chiunque conosca la situazione in cui si vive a Gaza, l’assedio imposto da Israele che calpesta i diritti più elementari dell’uomo, chiunque sia stato testimone di quello che ha lasciato quella follia violenta di Piombo Fuso, non può far altro che capire e rispettare il valore delle tue scelte e della tua coerenza, e voglio credere che i rappresentanti del governo italiano, almeno quelli che lavorano in Palestina, in fondo al loro cuore lo facciano.
La forza è quella che mi ha regalato la gente semplice di Gaza, quella forza che tu stesso conoscevi bene, quella dignità con cui si va avanti dopo aver perso tutto, dopo aver visto morire figli, madri, padri, mogli, mariti e compagni senza poterli aiutare o difendere.
E’ dalla consapevolezza che avevi della fragilità della tua vita che nasce quella tenerezza mai conosciuta prima. Sapevi che avresti potuto morire o rimanere ferito un giorno come un altro, sapevi che noi tutti vivevamo in silenzio quella costante angoscia che ti succedesse qualcosa. Penso a quante volte l’abbiamo sdrammatizzata, è strano ma di certe eventualità non se ne parla mai seriamente, neanche nelle situazioni più pericolose. So che non avresti voluto che la tua vita fosse fonte di dolore per le persone a cui volevi bene perchè sapevi che una inevitabilmente una parte di loro si sarebbe spenta con te, ma sono certa che sapevi che faticosamente avrebbero continuato a vivere stupendosi di quella continuità che resta anche dopo la morte e che avrebbero tenuto stretto il significato che la tua vita ha avuto.
Che gioia poterti dire che sono in molti a farlo. Quello che eri e quello che hai fatto è ovunque, a Gaza come in Italia e non solo, la forza di quell’indignazione mai rassegnata verso ogni singola vittima innocente espressa a modo tuo è arrivata pura e libera, vera come lo era; il senso del tuo coraggio in quell’ impegno costante grazie al quale tanta crudeltà non è rimasta nascosta è profondo per tutti.
Gaza e i nostri cuori tengono stretto il ricordo di te, dei tuoi sandali gazawi, del tuo scendere al porto ogni mattina all’alba, di quei ritorni esausti ma felici mentre tenevi in mano il sacchetto di pesci che i pescatori ti avevano regalato a fine giornata e di quei mazzi di prezzemolo raccolti al confine. Per sempre ti si vedrà ticchettare sul computer la notte o appostato con il binocolo sul tetto sperando di scorgere l’arrivo della Flotilla, per sempre vivi resteranno i tuoi passi, vive le tue mani che spuntano con un mazzo di fiori nel mezzo dello striscione ‘break the siege’ affisso sul palazzo davanti al porto, per sempre viva resterà la tua voce e il tuo inesauribile entusiasmo a sostegno di qualsiasi iniziativa con la stessa aspirazione alla libertà e alla dignità.

dma

p.s. Le lacrime vanno nascoste, lo so, ma volevo dirti che Jaber piangeva tanto quando l’ho incontrato.”

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