31 Dicembre 2013 / Fonti: Ma’an News Agency e B’Tselem – The Israeli
Information Center for Human Rights in the Occupied Territories

Foto: una donna e dei bambini guardano il funerale di Lubna Hanash a
Betlemme, 23 gennaio.
Secondo quanto riportato lunedì 30 dicembre dal gruppo per i diritti umani
israeliano B’Tselem, nel 2013 Israele ha ucciso 27 palestinesi nella West
Bank occupata. Questo dato rappresenta il numero più alto di uccisioni
nella West Bank dal 2008.
Secondo i dati raccolti da B’Tselem, le uccisioni di palestinesi nella
West Bank nel 2013 sono triplicate rispetto all’anno precedente.
Nel 2012, le forze di sicurezza israeliane avevano ucciso otto palestinesi
nella West Bank e 246 palestinesi nella Striscia di Gaza, comprese almeno
167 persone uccise durante l’attacco israeliano nella Striscia di Gaza in
novembre.
In nove casi nella West Bank nel 2013, le uccisioni sono avvenute durante
delle incursioni dell’esercito israeliano nelle comunità palestinesi
durante delle operazioni di arresto.
Secondo l’esercito israeliano, quattro di queste uccisioni sono avvenute
durante scontri a fuoco, mentre in altri quattro casi l’esercito ha aperto
il fuoco dopo che i soldati sono stati presi di mira da lanci di pietre.
Un palestinese è stato ucciso mentre stava tentando di entrare in Israele
senza permesso, una passante è stata uccisa da colpi di arma da fuoco dai
soldati, un altro uomo è stato ucciso dopo essere entrato in una base
militare con un trattore, e un altro è stato ucciso dopo che aver
aggredito un poliziotto di frontiera. A proposito di questo ultimo caso,
il poliziotto di frontiera israeliano ha in seguito ritrattato la sua
versione originale dell’accaduto, secondo la quale Antar Shalabi Mahmoud
al-Aqraa l’avrebbe aggredito con un coltello prima che lui gli sparasse.
Secondo B’Tselem, nella Striscia di Gaza nel 2013 sono stati uccisi nove
palestinesi. Quattro di loro in scontri con l’esercito israeliano e
quattro no. In un caso il gruppo per i diritti umani israeliano ha
affermato non sapere se la vittima fosse stata uccisa durante degli
scontri o meno. Un altro palestinese è stato assassinato dalle forze di
occupazione israeliane. La bambina di tre anni Hala Abu Sbeikha è stata
uccisa la settimana scorsa da un attacco aereo israeliano.
– Indagini delle autorità israeliane
B’Tselem ha spiegato che sono passati due anni da quando è stata
introdotta una nuova politica di indagini dell’unità MAG Corps (organo di
supervisione dell’IDF), periodo in cui 35 palestinesi sono stati uccisi da
soldati israeliani.
Per questi casi sono state aperte 23 indagini, e il MAG Corps è giunto a
delle conclusioni in soli cinque casi.
In un caso, è stato deciso di non aprire nessuna indagine, in tre casi il
fascicolo è stato chiuso, ed in un altro un soldato israeliano è stato
accusato e condannato con un patteggiamento basato sulla sua ammissione di
colpa, ha spiegato B’Tselem.
“Il forte incremento di uccisioni nella West Bank aumenta la
preoccupazione per la mancanza di presa di responsabilità. Ormai, la
indagini del MPIU vengono aperte quasi automaticamente, ma l’essenza dei
meccanismi di indagini rimangono immutati”, ha affermato la direttrice di
B’Tselem Jessica Montell.
“Le indagini sono molto lente e le decisioni sono prese solo anni dopo gli
avvenimenti. Questo meccanismo, in cui in pratica nessuno è ritenuto
responsabile per le morti dei palestinesi, non serve come deterrente e
indica una mancanza di rispetto per la vita umana.”
E’ bene ricordare che dietro questi dati anonimi, utili a farsi un’idea
più concreta della situazione in Palestina, ci sono delle persone in carne
ed ossa, tutte uccise da una potenza occupante. I tribunali e le indagini
della potenza occupante rappresentano un ingranaggio fondamentale della
macchina della pulizia etnica e dell’apartheid in Palestina, e sarebbe
ingenuo riporre delle speranze nella loro “amministrazione della
giustizia”.
Fonti: http://www.maannews.net/eng/ViewDetails.aspx?ID=661737
http://www.btselem.org/press_releases/20131230_2013_fatalities_statistics
