20 apr 2014 | International Solidarity Movement, Nablus Team | Khan al-Luban, Palestina Occupata
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Lunedì 21 Aprile 2014 due donne volontarie del Servizio Internazionale della Donna [IWPS] stavano giocando a Uno [un gioco di carte] fuori con i due figli della famiglia Abu Jamal a Khan al-Luban, vicino alla strada Nablus – Ramallah. Il loro fratello maggiore Jimmy stava intonacando il bagno e la loro madre stava dentro facendo faccende di casa.
IWPS e volontari dell’ISM hanno mantenuto una presenza permanente in Khan al-Luban la scorsa settimana, in quanto la famiglia è stata il bersaglio di attacchi da parte dell’esercito israeliano e dei coloni israeliani provenienti dagli insediamenti illegali circostanti. La famiglia è stata particolarmente preoccupata in quanto il padre, è stato arrestato lo scorso mercoledì. I loro timori si rivelarono fondati.
Di seguito è la testimonianza oculare dei volontari IWPS sugli eventi di ieri:
Alle 06:45 una jeep dell’esercito israeliano è arrivata di fronte a un edificio dall’altra parte della strada della casa di famiglia, poi si è infilata nel vialetto e ha guidato lungo la strada verso il retro della casa. Siamo andati tutti nella zona centrale e abbiamo chiuso le porte, ma siamo andati fuori a fotografare quello che stavano facendo quando i tre soldati israeliani scesi dalla jeep cominciarono ad arrivare oltre il recinto e sul tetto. Siamo saliti sul tetto dove avevano invaso la proprietà. Hanno chiesto a una delle volontarie per i diritti umani di mostrare il suo passaporto, ma lei rifiutò.
Jimmy è rimasto dentro perché pensava che potevano essere alla sua ricerca. Uno dei figli ha parlato con i soldati sul tetto e l’esercito ha chiamato per rinforzi.
Dopo che i soldati cominciarono a gridare alla madre e al suo bambino, Jimmy è venuto fuori sul tetto, non più in grado di rimanere nascosto. Egli disse ai soldati che erano sulla proprietà della sua famiglia, e che dovevanoo smettere di urlare a sua madre e ai fratelli minori.
I soldati sono diventati belligeranti e lo hanno colpito con le loro mani. Hanno poi tentato di ammanettare Jimmy, e lo hanno trascinato parzialmente attraverso il tetto; da quel momento le manette erano pienamente su. A quel punto lo hanno buttato giù e lo hanno colpito sulla testa con il calcio di un fucile. Jimmy era incosciente da quel momento ed è apparso in convulsioni. Hanno continuato a picchiarlo dopo che era caduto.
CI siamo messi tutti a urlare loro che aveva bisogno di un’ambulanza e la madre ha tentato di ottenerne una; ha chiamato anche i vicini al telefono. Alcune auto che passavano si sono fermate e tre uomini palestinesi sono venuti per cercare di aiutare la famiglia. I soldati hanno risposto lanciando una granata stordente.
Altri due jeep sono arrivati, portando altri 8-9 soldati; una delle jeep aveva una sirena, che ci portava a credere che fosse un’ambulanza fino a che non è arrivata. I soldati erano armati con fucili, gas lacrimogeni e granate stordenti. Uno ha gettato una granata stordente che è atterrato sul tetto, a pochi metri di distanza da Jimmy incosciente e sua madre isterica. L’ambulanza a cui aveva telefonato è anche arrivata. A questo punto alcuni soldati afferrarono Jimmy, ancora privo di sensi, per le braccia e le gambe, cercando di metterlo in una delle loro jeep, ma i servizi di emergenza e gli altri palestinesi sono stati in grado di prendere il sopravvento, e lo hanno caricato in ambulanza. La madre è andata con suo figlio all’ ospedale Rafidiya a Nablus. Una jeep dell’esercito ha seguito l’ambulanza.
I soldati hanno arrestato uno dei palestinesi e lo hanno portato via nella prima jeep. Un’altra granata è stata lanciata direttamente a quelli di noi sche eravamo sul tetto mentre l’esercito si allontanava.
A partire da 09:30, Jimmy era sveglio e in condizioni stabili, anche se i raggi X hanno mostrato che soffriva di diverse costole rotte e fratture multiple.
