Marco è libero!

Ieri, 7 Maggio, c’è stata finalmente l’ultima udienza per Marco, ragazzo italiano arrestato illegalmente dall’esercito israeliano nei Territori Palestinesi il 15 Aprile, mentre stava semplicemente passeggiando per Hebron (Al Khaleel) in Cisgiordania.  Marco, scegliendo di rimanere in carcere per avere un processo, è riuscito a resistere all’ordine di deportazione presentatogli dalla polizia israeliana dimostrando così, con questa piccola vittoria legale, l’incongruenza e la fallacità delle accuse che cercavano di imputargli (aggressione e resistenza alle forze di sicurezza israeliane, partecipazione a una manifestazione illegale).

La corte israeliana aveva già stabilito, in una precedente udienza, l’illegalità del suo arresto ma lo Stato d’Israele aveva deciso di fare appello alla Corte Suprema, chiedendo come condizione di rilascio una cauzione di 50.000 NIS (10.000 euro) e l’espulsione. L’avvocato di Marco è riuscito ad ottenere una cauzione di 3000 NIS (600 euro) e la validità del visto. Per aiutare con le spese legali vi chiediamo di contribuire con un versamento su paypal (digitare su “privati” e poi su “invia denaro”), e su e-mail scrivete: luposolo@libero.it

Marco ha vinto, smontando tutti i teoremi repressivi che hanno cercato di stroncare la sua resistenza in questi giorni, mentre le istituzioni israeliane cercavano palesemente di prenderlo per sfinimento rimandando le udienze, spostandolo di carcere, limitando, seppur parzialmente, le visite e i suoi contatti con l’esterno. La Farnesina, dal canto suo, ha collaborato a mantenere il silenzio mediatico e non è stata certo d’aiuto.

Questa vittoria ha in sé delle caratteristiche importanti perché stabilisce finalmente un precedente per potenziali casi futuri simili alla vicenda di Marco, e svela inoltre palesemente le lampanti contraddizioni e l’ipocrisia delle strutture che governano e gestiscono (illegalmente, secondo il diritto internazionale) l’ordine pubblico in Cisgiordania e l’ampia agibilità e copertura che gli viene garantita non solo verso i palestinesi, ma provocatoriamente, seppure in versione molto più soft, anche verso gli internazionali che, stando allo stato d’Israele, sono anch’essi una minaccia per la loro “sicurezza”.

Adesso non si può non pensare invece ai 2000 palestinesi in sciopero della fame nelle carceri israeliane, di cui 10 sono stati trasferiti in ospedale, e due di questi, Bilal Diab, 27 anni e Tha’er Halahleh, 33, sono in immediato rischio di morte dopo più di 70 giorni di digiuno. Entrambi sono sotto detenzione amministrativa (senza nè accuse nè processo)  però la corte israeliana ha rifiutato il loro appello per la scarcerazione ribadendo che sono considerati un “pericolo per la sicurezza”. Uno di quei fantomatici pericoli a quanto pare che non possono essere sostanziati con un’accusa precisa.

LIBERTA’ PER TUTTI I PRIGIONIERI!

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