http://palsolidarity.org/2014/09/israeli-settlers-and-soldiers-invade-balata-refugee-camp/
20 Settembre 2013 | International Solidarity Movement, Nablus team | Palestina occupata
Il 17 settembre, sotto protezione pesante dell’esercito israeliano, i coloni israeliani provenienti da insediamenti illegali vicini, sono entrati a Nablus con l’obiettivo di pregare sulla tomba di Giuseppe nel campo profughi di Balata.
Poco dopo la mezzanotte, l’esercito israeliano ha chiuso il quartiere che circonda il monumento, bloccando tutte le strade che portano alla tomba e impedendo a chiunque di passare nelle vicinanze, sia a piedi che in auto.
Intorno all’una, tra otto e 10 autobus pieni di centinaia di coloni hanno invaso la zona.
Gli scontri sono iniziati nella zona, soprattutto nell’incrocio proprio di fronte l’ingresso al campo profughi di Balata.
Dei giovani hanno lanciato pietre per più di due ore contro i veicoli militari, che si muovevano sulla collina avanti e indietro, apparentemente in modo da tenerli occupati e lontani dai grandi gruppi di coloni sionisti. Camion militari hanno anche provato diverse volte a correre contro i giovani palestinesi mentre stavano lanciando pietre.
L’esercito israeliano ha sparato molte granate assordanti, e i blocchi stradali sono stati tenuti in posizione fino a quando i coloni hanno lasciato la zona.
Gli scontri intorno a Balata si verificano quasi ogni settimana, ogni volta che i coloni decidono di invadere la zona per pregare. I coloni sostengono che questo monumento appartiene al patriarca biblico Giuseppe, mentre la maggior parte dei palestinesi credono che sia sepolto lì la guida religiosa Sheikh Yusef Dweikat, secondo la tradizione islamica. Anche se Giuseppe è una figura sacra anche alla religione musulmana, cristiana e samaritana, i musulmani non sono autorizzati a pregare lì.
Etichettando le proprie azioni come “misure di sicurezza”, l’esercito può facilmente abbattere un intero quartiere e garantire ai coloni israeliani la libertà di muoversi e di pregare dove vogliono, anche in un sito che è profondamente dentro l’Area A, che si suppone essere sotto controllo civile e di sicurezza palestinese . D’altra parte, la maggior parte dei palestinesi che vivono in Cisgiordania non sono autorizzati a pregare nei loro luoghi santi, a partire da questa tomba di Giuseppe, fino al più grande esempio di Al-Aqsa, a Gerusalemme.
Questi trattamenti così evidentemente diversi intensificano la disuguaglianza nei diritti tra palestinesi e coloni israeliani illegali e rendono la vita sotto l’occupazione sempre più insopportabile.

