http://palsolidarity.org/2014/12/video-they-look-like-theyre-in-a-war-zone-but-what-theyre-aiming-at-is-five-year-olds/
31 dicembre | International Solidarity Movement, team Khalil | Hebron, Palestina occupata
Entro le ore 10:30 di martedì mattina 30 dicembre, i bambini palestinesi che frequentano la scuola vicino al checkpoint Qeitun di al-Khalil (Hebron) avevano dovuti sopportare oltre quaranta candelotti di gas lacrimogeni, vari colpi di proiettili di gomma e granate assordanti, e l’arresto di un ragazzo di dodici anni.
Le forze israeliane hanno sparato lungo la strada che conduce dal checkpoint alle scuole, riempiendo la strada adiacente alle scuole con una nube soffocante di gas e impedendo ai palestinesi che arrivavano a piedi al checkpoint di continuare la loro strada. È il momento degli esami nelle scuole di al-Khalil, i bambini stavano tentando di raggiungere la scuola tra le sette e le otto del mattino per poi rientrare tra le nove e mezza e le undici. Le forze militari israeliane hanno mantenuto una raffica sporadica di fuoco dal momento in cui gli ultimi bambini stavano ancora andando a scuola fino a dopo che la scuola era finita, costringendo chi viaggiava in entrambe le direzioni a sfidare il fischio dei gas lacrimogeni e il fumo asfissiante che indugiava ancora, anche dopo che la sparatoria si era fermata .
La mattina presto, le forze di occupazione israeliane hanno afferrato un ragazzo di dodici anni nei pressi del checkpoint, accusandolo di lanciare pietre. Testimoni oculari presenti sulla scena negano l’accusa. Dopo aver portato il ragazzo alla stazione di polizia, esercito e polizia di frontiera israeliana sono avanzati ancora a valle della strada lontano dal posto di blocco, pesantemente armati di gas lacrimogeni, granate assordanti, e dei lunghe fucili utilizzati per sparare proiettili di gomma. A volte hanno sparato sistematicamente, scatenando cinque o più colpi di gas lacrimogeni in una volta; altre volte sembrava stranamente casuale, come quando un singolo poliziotto di frontiera improvvisamente è corso su per la strada a sparare una granata di gas lacrimogeno su un gruppo lontano di bambini.
In mezzo agli assalti, quando l’esercito israeliano ha fermato temporaneamente il fuoco, i ragazzi prendevano a calci le granate assordanti e cercavano di schiacciare le granate lacrimogene con le loro scarpe. Molti di loro erano bloccati, in attesa dietro o tra i soldati visto che nuvole persistenti di gas lacrimogeni riempivano la strada di fronte alla loro scuola. Guardando lungo la strada da vicino alla posizione dei militari, dove i gas lacrimogeni stavano atterrando, si potevano intravederne le conseguenze: la tosse di un bambino, un insegnante che schiva i lacrimogeni.
Le forze israeliane avanzavano lungo la strada principale, controllandola minacciosamente e anche occupando gli angoli delle strade laterali, puntando i fucili verso quartieri vicini. Alcuni stavano in fondo alla strada, in parte nascosti da una macchina parcheggiata, nella stessa posizione in cui la polizia di frontiera israeliane aveva arrestato un ragazzo di diciassette anni, un paio di settimane prima. “Sembra come se fossero in una zona di guerra,” ha commentato un attivista ISM “, ma quelli a cui stanno puntando non hanno più di cinque anni.”
Alcuni degli attivisti ISM tornavano a casa, attraversando il souk (mercato) nella città vecchia di al-Khalil, hanno chiesto se i gas lacrimogeni dalla zona intorno al Qeitun checkpoint avevano raggiunto tutta la strada fino ai negozi. “Non troppo oggi,” un proprietario di un negozio ha risposto. Mi ha chiesto come stavano gli attivisti. Dopo aver dato un breve racconto della mattinata, ha risposto in maniera realistica: “c’è sempre gas lacrimogeno laggiù.”
Si tratta di un fatto della vita ad al-Khalil – quello che illustra perfettamente l’insensata, violenta ingiustizia così caratteristica dell’occupazione sionista. Questa mattina è solo una delle innumerevoli mattine violente che questi bambini devono affrontare lungo il loro percorso di tutti i giorni a scuola. Aggressioni militari e posti di blocco sono familiari a loro come i compiti quotidiani scolastici. Questi ripetuti attacchi la dicono lunga su quanto l’occupazione israeliana ha invaso la vita dei palestinesi, quando anche la strada per la scuola diventa un campo di battaglia.
