18 febbraio 2016 / International Solidarity Movement, Ramallah team / Bil’in, Palestina occupata
I residenti del villaggio di Bil’in, marceranno per celebrare l’undicesimo anno dall’inizio della loro protesta settimanale contro l’occupazione. Questo piccolo villaggio per più di un decennio ha unito Palestinesi e internazionali a sostegno della loro causa, seguendo un modo pacifico e non-violento di resistere contro il furto illegale della loro terra.

Palestinesi in una delle loro manifestazioni non-violente contro il muro israeliano a Bil’in, Settembre 2006. (Oren Ziv/ActiveStills)
Le proteste sono cominciate nel 2005, quando le forze israeliane hanno cominciato ad estirpare ulivi di proprietà dei Palestinesi, proprio alle porte del villaggio, pretendendo che dovevano liberare la strada per il futuro muro che avrebbero costruito per ragioni di sicurezza.
Gli abitanti del villaggio prima hanno provato a fermare i bulldozer, chiamando attivisti internazionali e d israeliani a raggiungerli ed aiutarli, ma la terra è stata presa e il muro costruito.
Ma le proteste sono continuate, e ogni venerdì la gente marcia verso il muro, per protestare contro il suo percorso e contro l’espansione illegale della colonia di Modin Ilit, situata proprio dietro il muro e costruita su terra del villaggio. Il comitato popolare di resistenza è anche impegnato in una battaglia legale contro l’esistenza del muro sulla loro terra agricola. Varie organizzazioni in Israele e nel mondo hanno sostenuto la loro causa, e presto la protesta settimanale è diventata un esempio famoso di disobbedienza civile e resistenza pacifica in Palestina. Nel 2007 la Corte israeliana ha stabilito che il percorso del muro andava modificato. Dopo una seria di rinvii, una parte del muro è stata modificato, segnando una piccola vittoria per il villaggio che ha così recuperato una piccola porzione di terra.
Da allora gli abitanti di Bil’in non hanno mai smesso le proteste contro l’occupazione. Durante le manifestazioni molti sono stati feriti e due persone sono rimaste uccise, Bassem Abu Rahmah, 29 e Jawaher Abu Rahmah, 36, uccisi rispettivamente nel 2009 e nel 2010. Bassem Abu Rahmah, 29, è morto dopo essere stato colpito da candelotto lacrimogeno ad alta velocità, che lo ha colpito nello stomaco.
Nonostante la violenta opposizione dell’esercito alle manifestazioni settimanali, la gente è ben decisa a non abbandonare la loro lotta per la terra , la giustizia, la dignità e contro l’occupazione illegale.

Poster dell’anniversario della lotta a Bil’in