Restrizioni da Apartheid contro i palestinesi

23 marzo 2016 |  International Solidarity Movement,  al-Khalil team | Hebron, Cisgiordania occupata

Il governo israeliano ha annunciato che a partire da mercoledì 23 marzo, fino a Domenica 27 marzo, tutte le strade che portano dentro o fuori dei territori palestinesi occupati, sia  in Cisgiordania che a Gaza sarà completamente chiusa per i palestinesi.
Il valico di Erez, dato che i governi israeliani hanno forzato la chiusura del valico di Rafah con il mondo esterno, è l’unico passaggio pedonale che resta che collega la Striscia di Gaza con Israele e la Cisgiordania occupata. Esso sarà chiuso dal Mercoledì alla Domenica mattina, ancora una volta lasciando la popolazione della occupata Striscia di Gaza, spesso definita come la ‘più grande prigione a cielo aperto’, in quanto il governo israeliano controlla efficacemente tutte le frontiere terrestri, il mare e anche lo spazio aereo,  di nuovo bloccata all’interno del territorio, murati dentro senza alcuna possibilità di lasciare.

valico di Erez

valico di Erez

I check point che collegano la Cisgiordania occupata con i territori controllati da Israele, presidiati dalle forze israeliane – un ostacolo comune per i palestinesi che vengono ritardati, molestati, intimiditi, interrogati e detenuti, o addirittura respinti dal passare qui – saranno interamente chiusi per i palestinesi. Mentre i palestinesi che hanno la verde ‘West Bank-ID’ hanno solo il permesso di attraversare questi posti di blocco con permessi speciali rilasciati dalle forze israeliane, e che sono quasi impossibili da raggiungere; ai Palestinesi che vivono in Israele e nella  illegalmente annessa Gerusalemme Est sarà quindi impedito di utilizzare questi punti di controllo. Questo lascia ogni palestinese di queste aree di lavoro o che frequentano studi universitari nella Cisgiordania occupata, senza alcuna possibilità di raggiungere i loro posti di lavoro o di istruzione, violando i loro diritti umani fondamentali di istruzione e di movimento – ancora un’altra restrizione nella  vita cui i palestinesi giorno per giorno sono soggiogati sotto l’occupazione militare israeliana illegale. Inoltre, posti di blocco volanti saranno realizzati e posti di blocco all’interno della Cisgiordania occupata e agli ingressi delle città palestinesi.
Il passaggio attraverso questi posti di blocco, è stato annunciato, sarà limitato ai cristiani, o ai titolari di permessi per le vacanze, “casi umanitari speciali” (definizione di questo termine a seconda del governo israeliano), stranieri e cittadini israeliani. Questo dimostra chiaramente che questa chiusura è destinata solo a colpire la popolazione palestinese (con pochissime eccezioni, come i casi umanitari e i detentori di permessi speciali). Ai coloni israeliani, che vivono negli insediamenti illegali in tutta la West Bank occupata,  sarà invece consentito  passare liberamente dentro e fuori della Cisgiordania occupata.
Così la chiusura forzata è solo in parte basata esclusivamente sulla etnia, permettendo a coloni illegali e cittadini israeliani il libero passaggio, mentre si bloccano i palestinesi. Questo si qualifica chiaramente come misura di apartheid presa dal governo israeliano per imporre ancora più restrizioni ai palestinesi al fine di facilitare la libera circolazione dei coloni. La Convenzione sull’apartheid delle Nazioni Unite definisce l’apartheid come ‘atti inumani commessi al fine di stabilire e mantenere il dominio di un gruppo razziale di persone su qualsiasi altro gruppo razziale di persone e sistematicamente opprimerli’.
I palestinesi, durante questa chiusura forzata, sono ancora una volta discriminati, basandosi esclusivamente sul fatto di essere palestinesi, e i loro diritti umani fondamentali, nonché il diritto internazionale – presunti valori custoditi da tutta la comunità internazionale – sono calpestati dalle forze israeliane.

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