3 Maggio 2016 | campagna Apri la Zona | Hebron, Palestina occupata
I bambini sotto i 16 anni, che non hanno una ID, non hanno avuto assegnato un numero come i loro genitori e pertanto non sono degradati a essere un numero – ma questo può anche dimostrare che essi non sono ‘registrati’ residenti nella zona militare chiusa. Invece, se ordinato dai soldati, devono motrare i loro certificati di nascita.
Marwa, 13 anni, spiega: “Una volta mi è stato chiesto di dimostrare che io vivo a Tel Rumeida. Il soldato mi ha detto di andare a casa a prendere il mio certificato di nascita, e tornare indietro. Non sono mai tornata, ma da allora, lo ho sempre portato nella mia borsa. Non dice dove vivo, ma c’è un numero su di esso, che essi possono controllare nel computer”.
Dal momento che la zona militare chiusa è stata attuata, Marwa ha avuto più paura di andare a scuola, a causa del check point. Lei non si sente al sicuro e l’intera struttura del punto di controllo è spaventosa, quando entra, lei è all’interno di una ‘scatola’, dove nessuno dal lato esterno può vedere ciò che le sta accadendo.
Guarda l’intervista con Marwa:
Vivere sotto una zona militare chiusa (CMZ) è qualcosa di estremamente stressante, fastidioso e sgradevole. Siamo pochi, ma sempre varie famiglie che vivono in questo sistema, che è stato attuato un anno e mezzo fa. Per vivere sotto un CMZ significa che non è possibile ottenere i diritti basilari, cosa che era un problema anche prima; i palestinesi che vivono nella zona H2 di Hebron (sotto il controllo israeliano totale) sono affetti da così tante restrizioni. Per esempio i palestinesi che vivono qui non possono accogliere i visitatori nelle loro case, nessun membro della famiglia né amici sono autorizzati a entrare nella zona militare chiusa a meno che non siano registrati come numeri al posto di blocco. Le persone che vivono qui non possono ottenere un idraulico o un elettricista nelle loro case per le riparazioni, alcune famiglie possono avere bisogno di portare il loro frigo fuori dalla loro casa, al fine di risolvere il problema e poi tornare, ma purtroppo non possono portare la loro casa fuori dalla CMZ per risolverlo.
La CMZ è un crimine contro l’umanità, un crimine contro i civili che hanno la colpa di essere nati come palestinesi. Nessuna di queste famiglie ha partecipato a ogni tipo di violenza contro i soldati o coloni, ma la loro vita è miserabile a causa di qualcosa di cui non sono responsabili. E’ importante che il mondo si svegli, e si fermi questo crimine, come i paesi sviluppati stanno firmando le loro convenzioni sui diritti umani, essi devono fare pressione su chiunque stia violando questi diritti.
– Abd Elrahman Salayme, residente a Shuhada Street