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Amira Hass Jan 09, 2017 5:29 PM
Fadi al-Qanbar conosceva tutte le conseguenze delle sue azioni – le aveva viste molte volte prima – ma i palestinesi vedono le rappresaglie israeliane come una parte naturale della politica generale verso di loro, non come una risposta. 
Sia che Fadi al-Qanbar abbia pianificato l’attacco di Domenica a Gerusalemme o che sia stata una decisione presa al momento, sapeva esattamente quale punizione collettiva era in serbo per la sua famiglia.
Sapeva che il suo corpo non sarebbe stato restituito alla famiglia per la sepoltura – un colpo particolarmente umiliante e doloroso. Sapeva che i parenti sarebbero stati arrestati immediatamente e sarebbero stati picchiati durante la detenzione. Che alcuni potevano essere licenziati dai loro posti di lavoro in Gerusalemme ovest. E che i parenti di sesso femminile senza carte di identità israeliana, sposati a residenti di Gerusalemme potrebbero ritrovarsi espulse dalle loro case e separate dai loro figli. Sapeva che per mesi, e forse anni, la sua famiglia sarebbe stata molestata da parte delle autorità di polizia e statali. Sapeva anche che la casa della famiglia sarebbe stata demolita. Tutto questo è successo ad altri aggressori palestinesi di Gerusalemme est.
Nel suo solo quartiere di Jabal Mukkaber, negli ultimi sei mesi del 2015 Israele ha distrutto tre case e sigillate altre due. Tutti appartenevano a famiglie di terroristi. “Sigillata” significa riempita con colata di cemento fino a solo pochi centimetri sotto il soffitto.
Secondo Hamoked – il Centro per la Difesa dell’Individuo, tra luglio 2014 e la fine di dicembre 2016, Israele ha demolito 35 case palestinesi e sigillate altre sette; di queste, sei e quattro rispettivamente, erano a Gerusalemme Est.
Il fatto che i genitori, figli, nonni, nipoti che hanno perso le loro case non avevano niente a che fare con l’attacco è irrilevante. Israele e i suoi giudici della Corte Suprema vedono la demolizione come una punizione legittima e come efficace deterrente contro chi considera di fare un attacco terroristico.
Ancora di più, Qanbar sicuramente sapeva che i suoi figli non solo avrebbero subito la perdita del loro padre, sarebbero diventati violenti o ritirati – e se sono in età scolare, i loro voti ne avrebbero sofferto, come la loro salute. Eppure non è stato scoraggiato.
La deterrenza non riuscita
Analisti e politici fanno elenchi completi di tutti i motivi per cui la deterrenza non è riuscita, nel caso di Qanbar: il gruppo Stato islamico; un attacco copiato; essendo un ex prigioniero (una apparentemente falsa dichiarazione fatta da Hamas che gli israeliani si sono affrettati di adottare) e l’incitamento dell’Autorità palestinese per quanto riguarda il possibile spostamento della Ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme. Come al solito, le spiegazioni sono sbagliate e fuori luogo.
Un gruppo di soldati in uniforme, non è uno spettacolo neutro per nessun palestinese. Questo è l’aspetto e l’abito di quello che scoppia in decine di case palestinesi ogni notte, di quelli che sparano a morte a donne e minori ai posti di blocco, di quelli che vengono inviati ad attaccare la Striscia di Gaza, e che accompagnano le forze dell’Amministrazione Civile per distruggere cisterne per l’acqua, bagni chimici, baracche di latta e tende. Che gli israeliani hanno cancellato questi fatti dalla loro agenda non significa che non esistano.
Gli israeliani senza dubbio diranno che senza il deterrente, il numero di attaccanti palestinesi sarebbe più alto. O il contrario – che ci dovrebbe essere un ulteriore giro di vite. I palestinesi, invece, vedono le rappresaglie israeliane come una parte naturale della politica generale verso di loro, non come una risposta. Quando Israele non sta demolendo come misura punitiva, sta distruggendo per non permettere la costruzione e lo sviluppo. Quando non arresta le persone per gli attacchi letali o presumibilmente la loro pianificazione, arresta i bambini per cercare di soffocare la lotta popolare. Con o senza attacchi letali, espande insediamenti, strangola l’economia palestinese, e pianifica espulsioni di palestinesi da villaggi e case a Gerusalemme.
Quindi le ragioni che queste risposte violente non possano trasformarsi in una rivolta più ampia, non si trovano nella capacità intrinseca di Israele di causare sempre più dolore. Per quanto Hamas cerca di mostrare questo attacco come prova che la “intifada di Gerusalemme” non è morta, è chiaro che il grande pubblico non è interessato a questo. Nonostante la dispersione geografica e sociale e i leader deboli, litigiosi, c’è la maturità politica della opinione pubblica palestinese, che sa che una rivolta è inevitabile, ma che deve attendere un momento più adatto.