9 Januari 2017 | International Solidarity Movement, al-Khalil team | Hebron, Palestina occupata
Domenica 8 dicembre a mezzogiorno, quando quattordici maestre della scuola Qurtuba stavano lasciando la scuola sulla via di casa, le forze israeliane al checkpoint 55 su Shuhada street hanno bloccato loro la strada e le hanno tenute in attesa sulle scale per più di 45 minuti.

Shuhada Street e Qurtuba School. (I colori indicano regolamenti di Apartheid) I bambini devono passare almeno due posti di blocco sulla strada per la scuola
Motivo per questo molestie è stata la decisione personale del comandante di implementare una nuova regola:
Tutte le donne dovrebbero aspettare insieme in alto su per le scale,
dietro il cancello appena installato,
in attesa del comando di un soldato per essere lasciate procedere,
avere la loro ID controllata
passare il check point una per una.
Le maestre non hanno accettato questa nuova regola arbitraria, e sono rimaste dov’erano, in attesa di passare. Finalmente dopo 45 minuti sono state autorizzate a passare il posto di blocco militare in gruppo.
Le donne coraggiose della scuola hanno una buona ragione per protestare contro questa procedura arbitraria. Ci sono molte regole di apartheid per la via Shuhada e l’ingresso alla loro scuola, e ulteriori norme disumane sono attese in futuro.

[Archivio] I bambini della scuola Qurtuba in attesa sulle scale, per poter passare il posto di blocco
Se non avessero protestato ora, gli scolari da 6 a 10 anni e le studentesse da 6 a 20 anni, potrebbero essere i prossimi molestati con nuove regole di Apartheid.
Per alcuni bambini nella parte occupata di Hebron può essere un’esperienza traumatica passare questi posti di blocco militari con le forze di occupazione pesantemente armati.
Vanno in gruppi, dalla loro casa alla scuola e ritorno, passando almeno due posti di blocco presidiati.
I loro insegnanti hanno offerto 45 minuti del loro tempo libero, dopo una giornata intensa di scuola, cercando di impedire nuove minacce e regole dell’apartheid, in cui i bambini palestinesi non sarebbero autorizzati a passare in gruppo.
Ulteriori restrizioni a Hebron dal settembre 2015, presumibilmente a causa di ‘attacchi terroristici’
Dopo la violenza militare, responsabile della morte di circa 60 giovani residenti di Hebron tra il settembre 2015 e il marzo 2016, le forze di occupazione hanno installato nuovi muri di cemento, porte in metallo e posti di blocco con disumanità estrema, blocchi di filo spinato e pannelli in testo arabo con nuove istruzioni di sicurezza.
L’occupante ha dato a questo periodo violento il nome “Intifada dei coltelli”.
I media tradizionali hanno copiato questo o etichettato che è la “Terza Intifada”
Le Nazioni Unite, Amnesty International, i Ministeri degli esteri di alcuni paesi, e molti altri individui e organizzazioni hanno chiesto per una corretta indagine, senza successo.
I presunti attacchi al coltello per i quali le forze di occupazione non hanno prodotto nessuna prova, nessun video delle loro telecamere di sicurezza, nessuna dichiarazione da parte dei sospetti eliminati e nessuna indagine legale, siano chiaramente utilizzate come motivo di queste misure di Apartheid supplementari, vale a dire minore libera circolazione solo per i palestinesi, nel loro “stato”.
La maggior parte delle famiglie palestinesi riescono ad adattarsi a queste situazioni disumane e pacificamente subiscono tutte le molestie. Fino a quando i loro figli hanno la possibilità di crescere integri, senza paura o traumi, essi possono rimanere, tranquillamente resistere alla pulizia etnica della loro esistenza.
Israele sta abusando delle leggi internazionali, e deve essere sanzionato da tutti gli altri Stati.
Le potenze internazionali unite nella NATO sono sostenitori responsabili di questa occupazione israeliana. Stanno ovviamente abusando del diritto internazionale che hanno concordato e firmato insieme, perché li impegna a sanzionare quegli stati che violano le norme in esso contenute.
Il popolo palestinese, presi di mira dai crimini di guerra sionisti per più di 100 anni, non rinunciano alla loro speranza sulla giustizia in Palestina, sapendo che hanno il diritto delle Nazioni Unite e internazionale dalla loro parte.