26 giugno 2017 | International Solidarity Movement, al-Khalil team | Hebron, Palestina occupata
Le forze israeliane al Shuhada check point nella occupata al-Khalil (Hebron) hanno messo su un altro cartello “istruendo” i residenti palestinesi sul comportamento da tenere al punto di controllo.

Cartello appena installato che illustra le restrizioni quotidiane forzate solo per i palestinesi
Il cartello rosso ben in vista completo di immagini proibisce qualsiasi tipo di sostanze “pericolose” come le pistole, i coltelli e le forbici. Proprio come quando si deve attraversare la sicurezza in qualsiasi aeroporto. Mentre tali oggetti sono stati proibiti da tempo e la maggioranza dei palestinesi non avrebbe intenzione di portare nessuno di questi a un punto di controllo, visto che dovrebbero temere per la loro vita, i cartelli illustrano anche qualcos’altro: vivere per i palestinesi che vivono in questa zona è immensamente limitato.In un aeroporto, la maggior parte delle persone può almeno tentare di capire perché tali oggetti non siano ammessi. Ma ora pensa che questo punto di controllo sia sulla strada quotidiana che fai per la tua casa. La tua casa. Non è un aeroporto, devi attraversare questo punto di controllo continuamente. È così che i palestinesi che vivono nelle zone che le forze israeliane dichiarano «zona militare chiusa» a Tel Rumeida e su Shuhada street. Queste restrizioni, recentemente illustrate con piccole immagini, limitano i compiti quotidiani, come la cucina e lo studio, la realizzazione di arti e anche le cose così banali come tagliare le unghie. Nessun palestinese può portare qualsiasi tipo di coltello, quindi a meno che tu non abbia una grande quantità di coltelli taglienti – non taglierai né un frutto, né la carne, né le verdure. Se si rompe un paio di forbici, i tuoi figli non faranno più educazione artistica, e non importa quanto spesso ne chiedono una nuova, i genitori hanno il divieto a portare forbici, anche forbici per bambini non affilate, in questa zona.
Se ti comporti contrariamente all’avvertimento, probabilmente pagherai con la tua vita. Una frase sul cartello dice che un ‘permesso’ può essere richiesto per portare uno qualsiasi degli elementi menzionati. Ma anche se ciò avesse successo – supponendo che un palestinese non verrebbe arrestato solo per il fatto di richiedere un tale permesso – o verrebbe rifiutato come per tanti palestinesi che chiedono permessi di costruzione, costerebbe molto coraggio mostrarsi effettivamente al checkpoint con uno qualsiasi di questi elementi. Portare ‘elementi vietati’ al checkpoint e poi dire al soldato armato: “Sto portando un coltello”. È discutibile se quella conversazione andrebbe mai al di là di quel punto, o meglio essere accorciata a colpi di pistola da una forza di occupazione fortemente armata.
In netto contrasto con gli aeroporti, dove le misure sono per la sicurezza, in questo contesto sono semplicemente e deliberatamente esclusivamente per l’umiliazione. Nel diritto internazionale, una pratica simile è chiamata “creare un ambiente coercitivo” per facilitare lo “spostamento forzato”. Ed è proprio questo: in una zona che collega così comodamente tutti gli insediamenti illegali all’interno del centro cittadino di al-Khalil e la sua periferia, i palestinesi sono semplicemente considerati un fastidio. I tentativi di liberarsene sono quindi sempre più attuati dall’esercito occupante.